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Roma ritorna in zona rossa

Roma ritorna in zona rossa
Roma, Fontana di Trevi

Fino al 31 agosto la priorità è bloccare la peste suina

Roma si appresta a ritrovarsi in zona rossa.
Non per il coronavirus ma, questa volta, per la peste suina.
La presenza sempre più numerosa di cinghiali e la necessità di contenere l’emergenza del virus di origine africana che attacca i maiali, ha portato il Ministero della Salute a emanare un’ordinanza che domani dovrebbe segnare i confini di aree agricole o naturali nelle quali sarà vietato entrare, organizzare feste, pic nic o eventi.
I sei casi accertati di peste suina avevano già portato la Commissione Europea a invitare l’Italia a misure di emergenza attivando “immediatamente una zona infetta”.
La Decisione di esecuzione 2022/746 blocca l’esportazione di suini che si trovano nelle aree indicate dal provvedimento.

L’istituzione della zona rossa

“Tra oggi e domani – ha confermato il sottosegretario alla Salute Andrea Costa -verrà firmata l’ordinanza che riguarda l’area di Roma e quindi l’istituzione della zona rossa.
Un’ordinanza che regolamenterà tutta una serie di attività all’interno della zona con una serie di restrizioni”.

peste suina
Ma il provvedimento europeo spinge anche ad affrontare l’emergenza cinghiali, che all’interno della zona rossa potranno essere abbattuti.
“Li dobbiamo riportare al loro habitat naturale – ha rilevato Costa -Non nei nostri centri storici o nei nostri campi coltivati. Dobbiamo tutelare i nostri comparti e l’obiettivo deve essere una sensibile riduzione dei cinghiali sul nostro territorio. Dobbiamo mettere in atto tutte quelle misure e iniziative  che consentano di contenere il diffondersi della peste suina. Nel nostro Paese il comparto suinicolo è importante, fattura oltre 7 miliardi di euro, quindi – ha concluso -sono necessarie tutte quelle strategie che permettano di contenere la diffusione del virus”.

peste suina

La “zona infetta” indicata dall’Europa

La zona rossa riguarda Roma e resterà attiva fino al 31 agosto.
Saranno sottoposte a limitazione a sud l’area di Circonvallazione Clodia, via Cipro, via di San Tommaso D’Acquino, via Arturo Labriola, via Simone Simoni, via Pietro De Cristofaro e via Baldo Degli Ubaldi, a sudovest quella che comprende via di Boccea fino all’intersezione con via della Storta, a ovest-nordovest via Cassia (SS2), fino all’intersezione con via Cassia Veientana (SR 2 bis)e a nordest ancora via Cassia Veientana (SR 2 bis) fino all’intersezione con l’autostrada A90 (Grande Raccordo Anulare) con il fiume Tevere.
Ma l’attenzione è rivolta ora anche a Piemonte e Liguria, dove pure c’è stato un primo focolaio che si sta cercando di arginare

La peste suina: cos’è

La peste suina africana è causata dal virus ASFV. Sopravvive in ambiente esterno fino a 100 giorni, per diversi mesi resiste all’interno di carne congelata e salumi, negli animali guariti dalla malattia. Pur senza che si ammali può essere trasmesso anche dall’uomo.
E’ endemica nell’Africa sub-sahariana e anche in Sardegna oramai da decenni.
Nell’Europa Orientale è presente dal 2007, quando si svilupparono dei focolai in Georgia, Armenia, Azerbaigian, Russia, Ucraina e Bielorussia.
Da questi Paesi è arrivata in quelli dell’Unione Europea: i primi casi in Lituania, Polonia, Lettonia e Estonia furono segnalati nel 2014.
Il virus è diffuso anche in Belgio e Germania, mentre in Italia è arrivato nel 1967. Oggi tuttavia la circolazione della malattia in Sardegna è in diminuzione.
Purtroppo non esiste una cura particolare contro questa malattia, quindi l’unica difesa è quella di prevenirne la diffusione e tentare di arginare il virus.
La contaminazione può essere diretta tra animali selvatici e domestici o indiretta attraverso la dispersione del virus nelle carcasse, dove resta per mesi anche nelle stagioni fredde.
Nell’80% dei casi, gli animali contagiati muoiono in pochi giorni.

I danni all’export

Il grido d’allarme si sta sollevando unanime.
In Italia si allevano quasi 9 milioni di maiali e le associazioni di categoria sono molto preoccupate. La presenza della malattia porta infatti alla sospensione delle esportazioni di carne verso i Paesi che non fanno parte dell’Unione Europea e la sospensione delle esportazioni di carne prodotta nelle aree di contagio verso i Paesi dell’Unione Europea.
I principali prodotti esportati sono prosciutti stagionati, disossati, speck, coppe e culatelli.
Secondo quanto riporta Confagricoltura, le esportazioni italiane del settore si attestano attorno a 1,7 miliardi di euro l’anno, di cui oltre 500 milioni destinate fuori dai confini dell’Unione Europea. L’Associazione industriali delle carni e dei salumi (Assica) ha stimato un danno all’export quantificabile in almeno 20 milioni di euro per ogni mese di sospensione delle esportazione.

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