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Venezia: pratiche di resilienza lagunare

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Nella foto in alto: Mappa dei punti di interesse per aste idrometriche

La parola d’ordine è resilienza.
Adattamento ai cambiamenti climatici, ricerca di soluzioni al conseguente innalzamento del mare, contenimento di fenomeni che nella storia hanno già messo a prova la gestione del sistema idraulico lagunare.
Se è vero che Venezia è la città più resiliente del mondo, risultano sempre sorprendenti le modalità con cui i veneziani, di ogni secolo, riescono ad affrontare i problemi conservando le morfologie e gli ecosistemi interni.
Si scrive Venezia, ma si legge gronda: perché il sistema lagunare riguarda un territorio molto più ampio di quello della città storica.
“Respiriamo tutti la stessa marea –dice l’ingegnere idraulico Giovanni Cecconi – Che siamo a Mestre, a Campalto o anche a Dese non fa differenza”.
L’innalzamento dell’acqua in laguna si vive infatti anche altrove. E nelle previsioni dell’Ipcc, il principale organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici, ci sono altri 60 cm. di innalzamento da tener in conto per la fine 2100.  Quindi? Tutti con le mani in mano?
Non a Venezia, dove nell’analisi del problema sono stati coinvolti illustri pittori del passato e i bambini delle scuole oltre agli ingegneri, ai ricercatori universitari e a organizzazioni ambientali internazionali non governative come la Reef Ball Foundation.

Venezia Tra Canaletto, Guardi e le barene artificiali

Chissà cosa avrebbero pensato Canaletto, Bellotto e Guardi, se avessero saputo che i loro capolavori, oltre che a deliziare gli amanti di Venezia e i mecenati estimatori dell’arte e del bello, sarebbero stati nei secoli a venire oggetto di studi e rilevamento di dati scientifici.
Nelle celeberrime vedute di Venezia, così precise, così minuziose, Canaletto – che usava una sorta di camera oscura per rilevare e fissare ogni piccolo particolare – riprendeva la linea dell’acqua e delle alghe del Canal Grande sui palazzi veneziani.

Una ricerca del del Cnr è partita proprio da qui per comparare il bordo dell’acqua che oggi bagna gli stessi edifici e capire quanto si è alzato il medio mare in questo lungo lasso di tempo. “Partendo dal 1750 – spiega Marco Marani, docente di “Costruzioni idrauliche” all’università di Padova – è stato calcolato a oggi un’innalzamento dell’acqua di 60 centimetri a Venezia, con una media nell’ultimo secolo di 3 millimetri per anno.
Che cosa si può fare dunque per contrastare o perlomeno contenere questo fenomeno?

Modelli matematici per ridurre l’erosione

Marani lavora a un gruppo di studio interdisciplinare, finanziato dal Provveditorato ex-magistrato alle Acque di Venezia, dove alle università di Padova e Venezia si affiancano il Cnr Venezia, l’Ogs (Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale) e il Corila (Consorzio per il coordinamento delle ricerche inerenti al sistema lagunare di Venezia).
“La laguna –dice- presenta una tendenza all’erosione, un fattore che la accomuna oggi a tante realtà globali. In questo caso è generato dalla diversione dei principali corsi d’acqua fuori dalla laguna operati dalla Serenissima nel ‘500 e ‘600, dalla realizzazione dei tre moli foranei alle bocche di porto dove avviene lo scambio di acque e dalla realizzazione del canale Malamocco – Marghera”. Il progetto messo a punto prevede l’uso di modelli matematici per ridurre l’erosione senza intaccare i processi ecosistemici della laguna di Venezia, che fa parte degli ambienti umidi protetti, rotta di migrazioni intercontinentali di uccelli selvatici. “Le barene trattengono i sedimenti in modo che possano ridepositarsi all’interno della laguna stessa –precisa Marani – In vicinanza del Canale dei Petroli è prevista così la realizzazione di barene artificiali per evitare che il sedimento, messo in sospensione dal vento, si sposti verso il mare tramite le bocche di porto e non faccia più ritorno a causa dei moli foranei”. Altro intervento previsto è quello in laguna nord, dalla foce del Dese fino alle bocche di porto del Lido. 

Foto aeree della Barena foto di Graziano Arici, CVN

Le Reef Ball per lo sviluppo della biodiversità

Tra le pratiche di resilienza più sorprendenti, risulta però un’altra iniziativa: quella del caro estinto in aiuto dell’ambiente.
La Fondazione Reef Ball, specializzata nella salvaguardia dei litorali, ha lanciato infatti una formula inedita per aiutare lo sviluppo della biodiversità marina. Venerdì  ci sarà la prima posa di tre barriere frangiflutti, le Reef Balls appunto, nei fondali che si trovano di fronte all’isola di Fisolo, vicino a Malamocco.
Costruiti con un calcestruzzo con un ph molto simile a quello marino, questi presidi sono molto porosi e hanno dei fori laterali che ne fanno un ottimo rifugio per pesci e crostacei.

Già utilizzate con successo in America e in Australia, le Reef Ball arrivano ora a Venezia. A finanziarle in laguna è però la formula del caro estinto: al loro interno le tre barriere conterranno ciascuna una targa con il nome delle persone defunte che  i familiari hanno deciso di ricordare in modo particolare, unendoli all’impegno per l’ambiente. Al momento sono tre  ( due americani e un trevigiano) le targhe che venerdì si inabisseranno con le Reef Ball ma la lista d’attesa è già lunga. In un modo o nell’altro, Venezia è sempre il luogo migliore in cui dimorare.

Aste mareografiche per il Libro Mastro dei bambini

Nella 1° settimana di Novembre 2019 l’intera laguna di Venezia, incluso il Comune di Vigodarzere, diventerà una arena per piccoli ranger che indagano sull’ innalzamento del livello del mare e le piene fluviali . L’iniziativa, che mira a coinvolgere il maggior numero di scuole sul territorio, rientra in un progetto mondiale sviluppato nell’ambito della Rete Mondiale Wigwam per le misure di adattamento al cambiamento climatico. In sostanza, “attraverso incontri con esperti nelle scuole e la realizzazione di aste mareografiche –anticipa l’ingegnere Giovanni Cecconi, di Venice Resilience Lab– i bambini provvederanno, come dice il titolo del progetto, alla Tenuta del Libro Mastro del Pianeta.  L’avvio Veneziano – aggiunge Cecconi -non trascurerà i comuni della laguna sud, che saranno coinvolti con campagne e feste di esplorazione mirate a comprendere il fenomeno della piena e il rischio idraulico e a monitorare la crescita del livello del mare rispetto al suolo.

 

 

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