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RE-INVENTARSI

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Il nostro territorio è ricco anche di persone che hanno saputo ricollocarsi professionalmente inventandosi lavori inediti. Reyerzine vi racconta alcune di queste storie: dal creatore di una originale rete di consegne a domicilio, al decoratore di camere per bambini, dagli organizzatori di visite turistiche in kayak, ad un singolare venditore di frutta e verdura biologica

In un periodo così complesso, c’è chi affina l’ingegno e cambia vita creandosi un futuro alternativo e si inventa un lavoro inedito, basandosi sulle proprie intuizioni o i propri sogni. Anche il nostro territorio metropolitano vanta un numero crescente di esempi di questo genere. Abbiamo voluto raccontarvene alcuni.
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ANDREA CARTURAN, 32 anni, di Treviso, laurea e master conseguiti all’Università di Trieste in International Economics and Business developement, Enterprise Communication Science, ha lavorato come responsabile commerciale per alcune aziende di arredo. Poi, un anno fa, ha deciso di mollare tutto ed ha fondato Te-le-trasporto.com un portale unico nel suo genere in Italia, che offre un servizio di consegne a domicilio non limitato alla consueta ristorazione: permette infatti agli abitanti delle città in cui è attivo (al momento Treviso e Padova), di ordinare, e ricevere prodotti e servizi di ogni genere, dalle piante, alla lavanderia, fino alla possibilità di fare la spesa online dei supermercati e di riceverla a casa, con un costo minimo.
«L’idea nasce dalla mia “vita precedente”: quando mi trovavo all’estero per lavoro, la sera non avevo voglia di uscire per cena. Ho iniziato così ad usufruire di servizi analoghi a questo, già presenti nelle grandi città del mondo».
Come sei riuscito a mettere in piedi una simile rete? «Ho iniziato con il settore food, offrendomi come servizio aggiuntivo per i ristoranti, e poi, con un po’ di coraggio, ho iniziato a presentarmi alle varie altre realtà commerciali del territorio. I clienti hanno risposto subito benissimo soprattutto per ciò che riguarda la ristorazione, ora iniziano ad utilizzare anche i servizi di tintoria, mentre fanno ancora difficoltà con la spesa a domicilio nonostante paradossalmente il nostro “customer satisfaction” riveli che questo è uno dei servizi che le persone desidererebbero utilizzare».
Ora che l’attività ha preso piede a Treviso e ha da poco aperto a Padova hai pensato di espanderti ulteriormente nel territorio? «Ho ricevuto richieste dalla Lombardia, da Trieste e perfino dalla Puglia. Il mio desiderio più prossimo sarebbe però quello di espandermi anche a Mestre, città dove sono nato, per cui lancio un appello: se ci sono giovani volenterosi che non hanno paura di lanciarsi in una nuova avventura, si facciano vivi!»
 
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Sempre nel settore “consegne a domicilio” ADRIANO NATURAL, 28 anni, residente a Mestre, nel 2013 ha invece avviato Orto di Zela, una piattaforma on-line di vendita di ortaggi e frutta con consegna a domicilio effettuata personalmente con l’ausilio di una bicicletta elettrica.
Com’è nata questa idea? «Ho deciso di concentrarmi sull’aspetto commerciale dell’agricoltura biologica, accantonando il sogno di aprire un’azienda agricola tutta mia: l’idea è diventata quella di aiutare e valorizzare quelle eccellenze rappresentate da piccole aziende già esistenti. La scelta della cargo bike, prodotta da una ditta italiana, è nata sia dall’esigenza di rispettare l’ambiente, sia per ridurre al minimo i costi del servizio, rendendo così più accessibili economicamente quei prodotti biologici che talvolta risultano invece essere troppo costosi».
Come hai messo in piedi un simile progetto? «Ho avviato l’attività in 6 mesi: prima un corso di 3 mesi alla Confcommercio per ottenere la licenza per la vendita di alimenti, poi la bicicletta e, infine, il sito internet. Per fare tutto questo ho preferito investire i miei risparmi visto che non si parlava, comunque, di somme elevate e sono partito più per un accrescimento personale che per uno sviluppo economico. Nel corso dei mesi invece mi sono dovuto ricredere: non avrei mai pensato di trovare tante persone così interessate e sensibili a questo tipo di iniziative». Orto di Zela, ad oggi, consegna a Mestre, Carpenedo, Favaro Veneto, Zelarino, Favorita, Marocco, Trivignano, Gazzera, Chirignago, Martellago ma l’intenzione e il sogno di Adriano è quella di riuscire prima o poi a creare una fitta rete di cargo-bike e nuovi posti di lavoro totalmente green.
 
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Singolare è anche la storia di MARCO BALLARIN E RENÉ SEINDAL che assieme hanno dato vita a Venice Kayak, società che si è specializzata nell’offrire ai turisti un modo insolito di scoprire la Laguna di Venezia, ovvero per mezzo di esplorazioni a bordo di kayak. Due anime e due storie complementari: il primo è nato e cresciuto a Venezia, dove ha iniziato a praticare il kayak da quando aveva nove anni, il secondo, danese di nascita, è uno storico per formazione (Master in Storia Italiana presso l’Università di Copenaghen ’93) e dopo aver viaggiato in lungo e in largo per l’Italia ha deciso di stabilirsi a Venezia nel 2008.
«Dieci anni fa vivevo a Copenaghen, sposato con una donna siciliana, un lavoro che mi piaceva, tanti amici, attività e impegni nella comunità locale. Ero molto soddisfatto della mia vita. Poi è andato tutta storto. Il kayak è per me diventato – racconta in totale sincerità René – una via di fuga da quel male oscuro che attanaglia moltissime persone. Guardando la mappa d’Italia il mio indice si è posato su Venezia».
«Senza René non sarebbe mai nata la nostra attività – precisa subito Marco, suo socio -il primo tour, con una famiglia francese, l’ho fatto nel 2003 ma è stato solo nel 2006, quando René mi ha contattato per sapere se ero in grado di organizzare escursioni per gruppi di 10/12 persone, che abbiamo capito che il progetto poteva diventare realtà». È nata così VeniceKayak, che offre tour guidati da svolgere attraverso i canali e la laguna a suon di pagaiate.
Un danese che viene a vivere a Venezia e la propone in un modo nuovo e originale: ci voleva qualcuno di “esterno” per comprendere le potenzialità di una simile idea? «Pare di sì, dato che nessun altro si era messo a farlo prima, o forse, la differenza sta nel fatto che ci ho provato. Non si realizza granché – racconta René – stando seduti a discutere fino a tarda notte. Occorre alzarsi, prendere delle decisioni, correre dei rischi e sporcarsi le mani. Per aver successo occorre prima di tutto vincere la paura di fallire. Oggi non posso dire di avere una sicurezza lavorativa a lungo termine, ma almeno il mio destino è nelle mie mani, nelle mie capacità e nelle mie scelte».
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Arredare la stanza di un bimbo usando la sua fantasia e i suoi sogni, utilizzare i muri come scenografie per immergersi in un mondo di fiabe e di colori, questi sono invece i concetti da cui è nata La stanza di Alice, inventata da MASSIMILIANO MILANI. Nato a Venezia nel 1970, studi liceo scientifico e pochi esami allo IUAV, disegnatore di fumetti con numerose pubblicazioni alle spalle, nel 1999 apre a Venezia, con la sua famiglia, il Moscacieka, una cicchetteria, che nel 2010 è costretto a cedere e nel 2011 si inventa “La stanza di Alice”.
«Tutto è cominciato per caso. Nel 2009 ho voluto dipingere la cameretta di mia figlia per renderla più accogliente. Chi la vedeva era piacevolmente sorpreso e da lì è cominciato a girarmi in testa il pensiero di poterlo trasformare in una professione: da un bar a un’attività innovativa sotto tutti i punti di vista con un apparente salto nel buio».
Cosa ti ha convinto a farlo? «La passione per il disegno: dover cedere la precedente attività è stato per me un sacrificio grande e ho sentito la necessità di reinventarmi, puntando su quello che sapevo e amavo fare. A quarant’anni ho scoperto di essere in grado di disegnare e produrre lavori che 15 anni prima forse non sarei stato in grado di realizzare. E poi avere come “clienti-utilizzatori” finali i bambini è molto gratificante».
La tua è un’attività artigianale di altri tempi, quale riscontro sta avendo? «Credo che il prodotto artigianale sia sempre apprezzato per unicità e originalità, inoltre rende straordinariamente “complici” il cliente e l’artigiano. Tutto questo senza rinunciare comunque agli strumenti offerti dalla modernità: La stanza di Alice è nata infatti prima di tutto sul web, inizialmente avevo solo un sito, un indirizzo mail, un gruppo su Facebook e un magazzino dove tagliavo e dipingevo. Ad ottobre 2013 ho deciso di rendermi visibile e di avere un vero e proprio negozio/laboratorio: è nata, così, “La stanza di Alice Lab”».
Cosa consiglieresti ad un giovane che ha un sogno lavorativo ma che si vede di fronte mille ostacoli da superare? «Bisogna saper anche aspettare. Non è necessario trovare il lavoro della vita a vent’anni. Anzi, spesso certe esperienze ti fanno amare cose che non avresti mai immaginato. L’importante è metterci passione per fare bene il proprio mestiere, qualunque esso sia. Ai giovani dico di avere coraggio e di credere in loro stessi. Mi piace pensare che in periodi di crisi di lavoro, come quello che stiamo attraversando, questi debbano essere visti come una grande opportunità per realizzarsi e non un motivo per lamentarsi. Dovrà pur esserci un nuovo Rinascimento, o no?».

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