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ONU: “L’umanità a rischio per il riscaldamento globale”

ONU: “L’umanità a rischio per il riscaldamento globale”

Se non si arresterà subito il riscaldamento globale, le conseguenze sui sistemi umani saranno irreversibili. Il rapporto del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico dell’Onu (Ipcc) sarà pubblicato ufficialmente solo a febbraio 2022, dopo la sua approvazione per consenso da parte dei 195 Stati membri. Ma la bozza circola e non lascia adito a dubbi.
L’Organizzazione delle Nazioni unite afferma che, se si raggiungeranno i + 2 gradi centigradi, anziché + 1,5, circa 420 milioni di persone in più sulla Terra dovranno affrontare ondate di caldo estremo. Non solo: fino a 80 milioni di persone in più nel mondo potrebbero essere minacciate dalla fame.
Secondo l’Ipcc quando i bambini nati nel 2021 avranno 30 anni, o anche prima, la vita sulla Terra sarà trasformata dal cambiamento climatico. Con non poche conseguenze: carenza d’acqua, esodo, malnutrizione, estinzione delle specie. Situazioni che saranno evidenti ben prima del 2050, data per l’obiettivo europeo di emissioni a impatto zero – spiega il Rapporto – qualunque sia il tasso di riduzione delle emissioni di gas serra. Il rapporto di valutazione composto da 4.000 pagine, denuncia una situazione più allarmistica rispetto al precedente redatto nel 2014.
Il messaggio che gli impatti devastanti del riscaldamento globale sulla natura e sull’umanità accelereranno ha l’obiettivo di indirizzare le prossime decisioni politiche in tema. Un campanello d’allarme secondo il quale, sottolinea l’Ipcc, “la vita sulla Terra può riprendersi dai grandi cambiamenti climatici evolvendosi in nuove specie e creando nuovi ecosistemi, ma l’umanità non può”. Per questo si rende necessario un intervento immediato promuovendo azioni a tutti i livelli su una sfida globale. Gli obiettivi chiave dell’Agenda 2030 sono: una riduzione almeno del 40% delle emissioni di gas a effetto serra (rispetto ai livelli del 1990); una quota almeno del 32% di energia rinnovabile; un miglioramento almeno del 32,5% dell’efficienza energertica.

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