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Porto Marghera: ripartiamo dall’occupazione

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Stanno giungendo in questi giorni a Invitalia, l’Agenzia nazionale per lo sviluppo  delle “iniziative imprenditoriali per la riconversione e riqualificazione dell’area di crisi industriale complessa di Venezia”,  i progetti di grosse aziende interessate a investire sul polo industriale di Porto Marghera.
Il countdown è avviato:  il 15 aprile i giochi infatti si chiudono per avviare la selezione delle proposte avanzate.
Il pacchetto di strumenti finanziari gestiti da Invitalia mira al rilancio delle imprese che propongono progetti industriali con un forte impatto sull’occupazione.

 

Gli stakeholders

Possono accedere le società di capitale già costituite che abbiano progetti del valore di almeno 1,5 milioni di euro e che operino in uno dei settori storici delle attività collegate all’industria veneziana.
Gli ambiti d’interesse sono quindi quello estrattivo, di produzione di energia (con particolare attenzione all’energia “green”), il settore manifatturiero (vetro di Murano), quello dei servizi alle imprese e il settore turistico.
Con uno stanziamento disponibile di 20 milioni di euro, le aziende che vorranno investire sul comune di Venezia – in special modo Porto Marghera e quadrante Tessera – dovranno in ogni caso garantire l’operatività del piano occupazionale entro 12 mesi dall’erogazione dei fondi.
Le spese ammissibili riguardano tra le altre cose anche l’acquisizione del “suolo aziendale e sue sistemazioni”, quindi la possibilità di acquistare lotti di terreno e bonificarli, e successivamente costruire “opere murarie e assimilate e infrastrutture specifiche aziendali”

 

L’area di crisi complessa di Porto Marghera

Pur con le sue controversie ambientali, l’area è stata il traino dello sviluppo e della crescita del territorio di Venezia fin dagli anni ’30 del secolo scorso.
Le ricadute positive in termini di occupazione e quindi  di “ricchezza” hanno coinvolto insieme con il capoluogo tutti i comuni della cintura della Terraferma, portando indotto e sviluppo.
Una forza propulsiva che nel tempo è venuta a mancare, lasciando un vuoto che ha intaccato il tessuto sociale e lasciato una pesante eredità sull’ecosistema lagunare.
E’ sicuramente questa certezza che ha spinto la Regione Veneto nel 2016 – in sinergia con il Comune e la Città Metropolitana di Venezia – a inviare al MiSE la relazione sullo stato di crisi complessa e a richiedere l’inserimento del polo industriale nelle misure afferenti alle legge 181 per il rilancio delle aree industriali colpite dalla crisi.

 

Un’opportunità per il futuro del territorio

L’opportunità è quella del rilancio delle attività industriali nel territorio comunale, intervenendo su zone già storicamente adibite a questo scopo, ossia dove le infrastrutture già presenti offrono la possibilità di contenere la spesa e di ampliare la quota capitale dedicata all’investimento produttivo.
Il riferimento preso d’esempio è il rinnovamento della Pilkington, che ha riportato 134 lavoratori in attività e integrato in organico 57 nuovi tecnici e 60 ricercatori grazie ad un investimento pubblico di 29 milioni.
Comune di Venezia, Città Metropolitana, Regione e Ministero dello Sviluppo si stanno muovendo in sinergia.
I primi con un chiaro piano di sviluppo per l’area di Porto Marghera, la Regione con l’attenzione verso l’occupazione e il Ministero dello Sviluppo mettendo a disposizione fondi e strumenti.
Ora è il momento delle imprese, che stanno rispondendo bene all’apertura degli enti, segno che su un nuovo sviluppo di  Porto Marghera c’è fiducia.

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