Piano strategico veneto contro il coronavirus: tamponi diffusi e più ospedali

L'Ospedale San Giovanni e Paolo di Venezia

**Versione corretta.

La sfida è quella di riuscire a effettuare più di 11.000 tamponi al giorno a fronte dei 3200 attuali.
Come annunciato, saranno fatti al personale medico e, a campione, alle persone che escono dal supermercato e/o a quelle che si recano ancora al lavoro.
Si sta affinando la  strategia del Veneto per sconfiggere il Coronavirus.
Da un lato, un piano sanitario straordinario per incrementare i posti letto e di terapia intensiva negli ospedali. Dall’altro, l‘estensione dei controlli per individuare soprattutto i positivi asintomatici, i più pericolosi per il diffondersi del contagio.
Lunedì si inizierà e “nell’arco di una settimana -ha detto il presidente della regione Veneto Luca Zaia- dovremmo essere a regime”.

Tamponi diffusi contro il virus

Per rendere possibile l’effettuazione quotidiana di un numero così elevato di tamponi, gran parte del personale dei laboratori analisi è stato spostato ai reparti di microbiologia degli ospedali hub della regione. L’effettuazione dei tamponi partirà, a tappeto, dal personale sanitario (circa 54.000 dipendenti in Veneto), dalle case di riposo e dai medici di base (3.150).
In parallelo, verrà portata avanti l’attività dei controlli casuali, tra chi si trova all’esterno delle proprie abitazioni, per individuare eventuali focolai.
Un ulteriore flusso, che potrebbe partire anch’esso per fine settimana, di 10.000 controlli al giorno.

Tamponi: un sistema che funziona

A testimoniare l’efficacia dei tamponi è il caso di Vo’ Euganeo, uno dei primi “cluster” italiani in cui il coronavirus ha iniziato a manifestarsi. Oggi, per il quarto giorno consecutivo, nella località padovana non si sono registrati nuovi casi di contagio. A Vo’, grazie ai controlli effettuati con i tamponi, sono stati isolate in quarantena 66 persone. E, alla fine, i casi di sviluppo della malattia sono stati solo 6.

Il piano Marshall degli ospedali veneti

Al momento, gli ospedali veneziani e veneti stanno reggendo.
Il picco di diffusione del contagio, però, non è stato ancora raggiunto.
Il sistema sanitario regionale è pronto quindi ad attivare un piano straordinario per far sì che a tutti possa essere garantita, in caso di bisogno, la migliore assistenza.
Aumentano i numeri dei posti letto, quelli delle terapie intensive e si riaprono vecchi ospedali.
Il Piano, ha precisato il presidente del Veneto, Luca Zaia, per il momento è partito domenica a Schiavonia, nel Padovano. E oggi è stato attuato il primo warning su Villafranca.

Quasi 3.000 posti letto

I rischi principali potrebbero derivare dal fatto che si presentino contemporaneamente più casi di sviluppo della malattia rispetto a quelli che il sistema è in grado di gestire. Serve insomma incrementare negli ospedali le dotazioni infrastrutturali e soprattutto i posti letto. Il Piano ospedaliero straordinario prevede così di passare dagli attuali 744 a 2.985 posti, tra strutture pubbliche e private accreditate. Si arriverebbe in questo modo a 825 posti di terapia intensiva (sono attualmente 494 quelli a regime), 383 di terapia subintensiva respiratoria (ora 85) e 1.777 di malattie infettive (a regime sono 165).

Tra i 5 ospedali dell’Ulss 3 Serenissima, il più coinvolto sarebbe quello di Dolo: inserito nel progetto specifico “Covid Hospital”, vedrebbe aumentare la dotazione di ben 265 unità. Incrementi di posti letto sono previsti anche per i reparti di terapia intensiva dell’Angelo di Mestre (+6) e degli ospedali di Mirano e Chioggia (+2 in più per ogni struttura

L’Ospedale dell’Angelo di Mestre

Nel dettaglio, l’Angelo di Mestre ha 22 posti di terapia intensiva (salirebbe a 28), 14 di semintensiva pneumologica e 29 di malattie infettive. Al Civile di Venezia ci sono 8 posti di intensiva e 20 di malattie infettive. Già detto di Dolo, Mirano passerebbe da 12 a 14 posti di terapia intensiva e Chioggia da 6 a 8 nello stesso reparto.
Nell’Ulss 4 del Veneto Orientale, l’incremento riguarderebbe un altro “Covid Hospital”: quello di Jesolo, che avrebbe 84 posti dedicati.

I Covid Hospital

La vera novità del Piano predisposto dalla Regione è quella dei cosiddetti “Covid Hospital”. Le strutture interessate (10 su tutto il territorio veneto, per complessivi 1.745 nuovi posti letto) ospiteranno al loro interno aree totalmente isolate dal resto della struttura. Qui i pazienti potranno essere assistiti nella massima sicurezza, senza farli venire a contatto con gli altri malati curati all’interno dello stesso ospedale.

L’ospedale di Dolo, attualmente, conta su 6 posti letto di terapia intensiva. In caso di attuazione del Piano, se ne aggiungeranno altri 35, più 30 di pneumologia semintensiva e 200 per i ricoverati nel reparto di malattie infettive. Jesolo, invece, parte da zero. Gli 84 posti previsti dal Piano regionale creerebbero ex novo una struttura con 14 posti letto di terapia intensiva, 20 di pneumologia semintensiva e 50 di malattie infettive.

Riattivazione di ex nosocomi

Pur non riguardando strettamente il territorio veneziano, la Regione ha previsto infine di riattivare 5 ex ospedali (3 nel Veronese, più Valdobbiadene nel Trevigiano e Monselice nel Padovano). Qui si ricaveranno 740 posti letto da dedicare alle degenze “normali”, ovvero successive alla fase acuta. Altri 110 posti letto (sempre tra pubblico e privato accreditato) riguarderanno poi le cosiddette “strutture intermedie”, che anche in questo caso non rientrano nel territorio metropolitano veneziano.

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