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Piano nazionale di ripresa e resilienza: ecco il testo del Governo

Piano nazionale di ripresa e resilienza: ecco il testo del Governo

Il Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza (meglio noto come Recovery plan) è pronto.
Il Governo ha pubblicato nella serata di mercoledì 5 maggio il testo trasmesso alla Commissione europea.
269 pagine che racchiudono le numerose novità elaborate dal Governo italiano per richiedere a Bruxelles il massimo delle risorse Rrf (Recovery and resilience facility) possibili.
“Il piano – spiega il documento stesso – prevede un insieme integrato di investimenti e riforme orientato a migliorare l’equità e la competitività del Paese, a favorire l’attrazione degli investimenti e in generale ad accrescere la fiducia di cittadini e imprese”.

Alcune riforme previste dal Pnrr

Gli interventi, con orizzonte temporale 2026, coprono gli ambiti più diversificati. Per combattere l’evasione fiscale, ad esempio, si prevede la riduzione del tax gap, principalmente attraverso l’introduzione entro il 30 aprile 2023 della dichiarazione precompilata per i circa 2,3 milioni di titolari di partita Iva.
Oppure, la lotta al lavoro sommerso prevede l’adozione di un Piano nazionale entro fine 2022, per implementare appieno, entro inizio 2024, le misure in esso incluse.
O ancora, nell’ottica dell’economia circolare, si punta allo sviluppo del biometano da rifiuti organici attraverso due riforme: la semplificazione delle procedure e la previsione entro metà 2021, di una nuova normativa per la promozione della produzione e del consumo di gas rinnovabile, potendo così cominciare nel 2022 le riconversioni.

Le risorse

Complessivamente tratta di un pacchetto da 235,12 miliardi di euro.
Ai 191,5 miliardi di euro (composti da 68,9 miliardi in sovvenzioni e 122,6 miliardi di prestiti) di risorse Rrf, si aggiungono in primo luogo i 13 miliardi resi disponibili dal React-Eu e spesi, come previsto dalla normativa Ue, negli anni tra il 2021 e il 2023. Ma anche le risorse derivanti dalla programmazione nazionale aggiuntiva: 30,62 miliardi assegnati al fondo complementare.

Un piano, sottolinea il documento del Governo, “pienamente coerente con i sei pilastri elencati all’articolo 3 del regolamento Rrf”. Regolamento, pubblicato il 18 febbraio 2021, che fissa la dotazione finanziaria complessiva in 672,5 miliardi di euro. E definisce come aree politiche di rilevanza europea la transizione verde, la trasformazione digitale, la coesione economica e la competitività, la coesione sociale e territoriale, la salute e la resilienza economica e sociale e le politiche per le generazioni future.

Le “missioni”

Il Pnrr si articola dunque in 6 “missioni”. Ad esempio, per la “transizione digitale” il primo obiettivo è offrire connettività omogenea ad alta velocità in tutto il Paese, ma anche effettuare una trasformazione digitale della Pubblica amministrazione con la strategia “cloud first”, rafforzare la sicurezza informatica, la cittadinanza digitale e il miglioramento delle competenze digitali della forza lavoro.


La “transizione ecologica” mira invece ad accelerare il percorso verso la neutralità climatica nel 2050 puntando su mobilità, infrastrutture, economia circolare, energie rinnovabili (con una progressiva decarbonizzazione in tutti i settori), prestando attenzione a eventi idrogeologici e attività sismica.

Il Piano dà anche risposta alle raccomandazioni specifiche del Consiglio europeo all’Italia.
E così tratta tra l’altro di riduzione della pressione fiscale, potenziamento dei pagamenti elettronici, coinvolgimento soprattutto dei giovani nelle politiche attive del lavoro e sostegno alla partecipazione delle donne al mercato del lavoro. E poi di ricerca e innovazione, concorrenza, superamento delle disparità regionali, riduzione della durata dei processi civili, contrasto alla corruzione e risanamento del sistema bancario.

La struttura del Pnrr

Accanto alle priorità trasversali (dal sud all’infanzia, dagli anziani non autosufficienti ai disabili), il Piano struttura riforme e investimenti secondo 3 tipologie di azioni.
La prima riguarda le cosiddette “riforme orizzontali”, come quelle della Giustizia e della Pubblica Amministrazione. Vi sono poi le “riforme abilitanti”, tra cui la semplificazione e la razionalizzazione della legislazione, la riduzione dei tempi di pagamento, la promozione della concorrenza e il federalismo fiscale. Infine, le specifiche “riforme settoriali”.

Il Pnrr, che si chiude con una possibile valutazione dell’impatto economico, ricorda anche una serie di riforme che, pur non previste al suo interno, e in molti casi già in atto, accompagnano la strategia complessiva. Si va dalla riforma fiscale al “family act”, con l’assegno unico universale per le famiglie. Ma anche il sostegno ai redditi dei lavoratori e l’impegno ad adottare una legge sul consumo del suolo.

Il nuovo “Decreto sostegni”

L’attività del Governo per agevolare la ripartenza dopo la pandemia non si ferma dunque al Pnrr. Nel question time alla Camera, il ministro per lo Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, ha annunciato di ritenere che la prossima settimana l’atteso nuovo “Decreto sostegni” potrà arrivare in Consiglio dei Ministri. Con questo decreto, il Governo intende soprattutto garantire indennizzi ad hoc per tutte le attività che sono state chiuse per decreto a causa della pandemia.

Alberto Minazzi

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