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NON DI SOLA FANTASIA

NON DI SOLA  FANTASIA

I dietro le quinte della 32° Mostra Internazionale d’illustrazione per l’Infanzia che si svolge a Sàrmede fino al prossimo 18 gennaio 2015. Una iniziativa che, con 30.000 visitatori l’anno, ha fatto del piccolo paesino trevigiano il centro nevralgico dell’editoria dell’illustrazione internazionale

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L’età non fa differenza. A Sàrmede puoi perderti e straniarti in mondi, storie, situazioni ed idee fantastiche, elaborate dal genio di grandi illustratori; tecnica e fantasia riescono a trasportarti in mondi paralleli, dove animali parlanti ed effetti irreali divengono assolutamente veri in un processo naturale e innovativo. “Le Immagini della Fantasia”, Mostra Internazionale dell’Illustrazione per l’Infanzia, non è mai stata esclusivamente un’esposizione di immagini per l’infanzia, ma da sempre ha voluto porsi come veicolo di conoscenza e bellezza, come osservatorio internazionale sul mondo dell’illustrazione. Il piccolo paese di Sàrmede, che ospita la mostra dal 1983, è divenuto un importante centro nevralgico dell’illustrazione; ogni anno ospita corsi estivi e invernali, eventi, laboratori, oltre 300 illustrazioni di 74 artisti provenienti da tutto il mondo, una sezione dedicata ad un ospite d’onore, una sezione tematica dedicata alle fiabe dei paesi del mondo, la Scuola Internazionale d’Illustrazione, percorsi didattici per le scuole, laboratori, letture animate, incontri con l’autore. “Le Immagini della Fantasia” conta la presenza di circa 30.000 visitatori l’anno a Sàrmede ed una media di 15.000 in ogni sede espositiva successiva.
Anima ispiratrice e fondatore della mostra l’illustratore Štěpán Zavřel, che, fuggito da Praga nel 1959 dopo aver peregrinato tra Trieste, Roma, Monaco e Londra, si stabilì a Rugolo di Sàrmede. Dopo aver fondato una casa editrice ed ideato ed esposto le proprie illustrazioni per bambini in tutto il mondo, nel 1983 inaugurò a Sàrmede la prima Mostra dell’Illustrazione per l’Infanzia.
incontrato Monica Monachesi, coordinatrice della Mostra e curatrice del catalogo annuale dell’esposizione, per farci raccontare la complessità di ciò che sta dietro le quinte di un evento così originale per il panorama italiano.
Come si struttura e prende forma una mostra di questo genere? «C’è un grande lavoro di ricerca, di lettura, di contatti, tutto su scala internazionale; ed ogni anno è entusiasmante scoprire quanto sia grande, attiva, sognatrice e prolifica la comunità del libro illustrato. Bisogna essere curiosi, attenti e aperti alle novità in ogni momento perché ogni contatto con un libro o con un autore o con un editore porta in qualche luogo e da quel luogo si vede ancora più in là e si possono trovare sentieri inaspettati. Notizie, idee, argomenti: si prende tutto in esame e si compone una proposta per il pubblico, inevitabilmente lacunosa tanto è grande il bacino di origine, ma che si propone soprattutto di essere stimolante, di essere un ponte verso ulteriori letture, di essere in grado di innescare o rafforzare la passione per l’universo libro».
Qual è il valore di una mostra di illustrazioni per l’infanzia oggi? «Oggi c’è una crescente attenzione verso il mondo dell’albo illustrato e c’è una rete straordinaria di realtà diverse, tutte interessate a pensare ai bambini e ai ragazzi, a indagare questo campo interrogandosi sui bisogni di questo pubblico così prezioso. Offrire ‘libri belli’ oggi è un dovere: non si può non sapere, non si può non essere informati. Condividere riflessioni, vedere in anteprima, leggere articoli, incontrare gli autori, oggi è favolosamente più facile e saper scegliere è ancora più importante, determinante, dato che l’informazione è cresciuta. La nostra società parla continuamente e sempre di più alle nostre emozioni attraverso immagini studiate appositamente per farci fare la scelta ‘giusta’. Resta importante tutelare una libertà di scelta che solo la frequentazione con l’arte ci può dare».
Perché la scelta, per questa edizione, dell’ospite d’onore Giovanni Manna, italiano, e autore della copertina? «Da qualche anno cerchiamo di collegare la scelta dell’ospite d’onore con il tema dell’anno dedicato alle Fiabe dal Mondo; lo scorso anno Gabriel Pacheco, illustratore messicano di richiamo internazionale, ha interpretato l’immagine di comunicazione della Mostra e creato la copertina del libro I Sogni del Serpente Piumato, Fiabe e leggende dal Messico, illustrato assieme ad altri 12 autori per Franco Cosimo Panini Editore. Quest’anno vi portiamo in Scozia ad ascoltare Il Canto delle Scogliere e abbiamo scelto di dare spazio ad un italiano di carriera ventennale, premiato nel 2003 come Migliore Illustratore dall’Andersen Italiano, docente alla Scuola Internazionale di Illustrazione di Sàrmede e che annovera, tra i suoi momenti di formazione, significativi incontri con Stepan Zavrel che seguì i suoi primissimi passi con Bohem Press. Giovanni Manna ha interpretato, lungo la sua carriera, moltissimi classici, tra cui anche grandi autori scozzesi (J. M. Barrie, K. Grahame, R. L. Stevenson) e ci siamo affidati a lui per istituire un buon filo conduttore con l’immaginario della Scozia».
Come lavora un illustratore? Come organizza le sue idee e da dove può prendere ispirazione? «Domanda che vale più di mille domande, anzi vale tante domande quanti sono gli illustratori. In generale un illustratore è un divoratore di immagini, di storie, di poesia, è un pensatore interessato a piccole meraviglie che magari altri adulti non noterebbero, ma i bambini sì. La bellezza per un illustratore è tutt’intorno e la ruba di continuo con un’attenzione instancabile. Per interpretare il testo è importante, in alcuni casi, la documentazione iconografica per raccontare propriamente un luogo, un tempo, un’atmosfera. L’illustrazione in questo caso fa rimandi preziosi all’architettura, alla pittura, alla storia del costume. L’osservazione della Natura poi resta un capitolo essenziale per tutti, per forme, colori, atmosfere, emozioni. La tecnica è importante, nel senso che l’illustratore la deve possedere bene per potersi esprimere, va conquistata e sperimentata, di continuo per far parte pienamente dell’interpretazione, per diventare la voce ben distinta dell’illustratore».
Quale ruolo hanno ancora i bambini in una Mostra ormai strutturata e consolidata quale quella di Sarmede? «I bambini sono da sempre al centro, e lo sono ancora perché la Mostra stessa è costruita grazie ai più bei libri che l’editoria internazionale crea per loro e, come dicevo prima, c’è un’attenzione crescente e una rete di scambio e riflessione molto rigogliosa. Quest’anno abbiamo anche uno spazio dedicato all’animazione e nella sala letture saranno esposti i rodovetri (disegni su acetato usati per creare l’animazione) de La Gazza Ladra, il capolavoro di Gianini e Luzzati che compie cinquant’anni (in: Trilogia Rossiniana, Gallucci) e che si potrà vedere anche alla Casa della Fantasia. Oppure, come proponiamo al Planetarium – stelle tra i libri – si può giocare con la poesia e con il disegno dal vero, e si può giocare a fare gli scrittori/illustratori ispirati da ciò che ci circonda».
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Giovanni Manna, Storie di Scozia, 2014
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Giovanni Manna, Fiordicardo e il piccolo drago, 2014
 
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Stepan Zavrel, Il ladro di colori,
Bohem Press Italia, 2014 (ed. or. 1972)
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Giovanni Manna, Un cuscino pieno di sogni,
Bohem Press Italia, 2014
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Anine Bosenberg, in: Il Canto delle Scogliere, fiabe e leggende dalla Scozia, Franco Cosimo Panini, 2014
 
Il modello di realtà veicolato dai media sembra lasciare poco spazio all’immaginazione e all’indeterminato. Ritiene che l’illustrazione possa essere un aiuto contro questo impoverimento? «Credo che l’arte in generale e la bellezza siano l’unica risorsa che ci possa aiutare a rifiutare i modelli negativi che ci vengono proposti di continuo. Negativi o semplicemente troppo banali, ma a cui si rischia di assuefarsi. L’arte può dare all’individuo un inconscio parametro di giudizio che si forma lentamente, frequentando immagini, testi, grafica ben fatti. L’illustrazione ha un marcia in più in questo perché nutre i più piccoli e anche per questo bisogna essere ancora più esigenti, bisogna chiedere il massimo ad un libro illustrato, che inoltre porta con sé parole, rime, racconti, ritmi, sonorità… Mille occasioni e direzioni verso cui muovere il pensiero».
Che peso ha e dove risiede ancora l’anima di Štepán Zavřel storico fondatore della mostra? «Zavrel ha voluto condividere un sogno e direi che questo è il suo messaggio più prezioso. Ha avuto l’importante desiderio di propagare, diffondere. E ci è riuscito. Prima con alcuni amici di Sàrmede che si sono da tempo strutturati in Fondazione Stepan Zavrel per poter proseguire un’opera tanto impegnativa, poi con i suoi numerosi allievi che oggi sono ottimi illustratori. Ricordo lezioni di Stepan in cui il momento migliore era vederlo all’opera e parlava guidando l’acrilico sul foglio e, come fanno i bambini, giocava a raccontare. Ricordava di tenere sempre al centro il bambino, il destinatario del libro, assetato di racconto, un racconto che deve scorrere in ogni punto dell’illustrazione, nella sequenza totale delle immagini del libro, nella successione filmica di inquadrature, luci e colori. Ecco, nell’attenzione verso i giovani, verso i bambini, qui risiede ancora oggi l’anima di Stepan Zavrel, il suo lavoro ci richiama a questo».

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