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Mis-C: la conseguenza del Covid che colpisce i bambini

Mis-C: la conseguenza del Covid che colpisce i bambini

Si chiama Mis-C (Sindrome Infiammatoria Multisistemica) uno dei principali rischi che corrono i bambini che vengono a contatto con il Covid.
Da inizio pandemia allo scorso maggio, i casi confermati sulla base dei criteri diagnostici sono stati 149.
Il numero è riportato nella prima pubblicazione basata sui dati inseriti nel registro specifico attivato subito dopo la classificazione della sindrome.
Un lavoro che ha visto il team della rete regionale di Reumatologia pediatrica facente capo all’apposito Centro di Padova particolarmente attivo fin dagli esordi.
Perché solo apparentemente si tratta di aspetti marginali.
La Mis-C è una malattia aggressiva che comporta potenziali conseguenze per tutta la vita.

La sindrome infiammatoria multisistemica

«La sindrome infiammatoria multisistemica – illustra Francesco Zulian, professore associato di Pediatria dell’Università di Padova e direttore del Centro regionale di Reumatologia pediatrica – è un’entità assolutamente pediatrica nei cui confronti bisogna intervenire subito con terapie e trattamenti adeguati, adottando quanto prima interventi immunosoppressivi per assicurare la miglior prognosi».

Francesco Zulian (responsabile Centro di Reumatologia pediatrica di Padova)

Le conseguenze della Mis-C iniziano a manifestarsi a distanza di 4-6 settimane dal contatto del bambino con un paziente positivo al Covid. E si producono anche se il bambino ha contratto la malattia in forma asintomatica.
«Un esame clinico di laboratorio all’esordio dei sintomi – prosegue Zulian – può consentire di adottare una terapia più aggressiva per chi rischia effetti permanenti. Perché è come un incendio: non basta spegnere il fuoco, ma non si devono lasciare nemmeno delle braci».

La prima evoluzione della Mis-C

La malattia si presenta con una sintomatologia acuta: dalla febbre alta a un interessamento intestinale sotto forma di mal di pancia, vomito o diarrea. «Anche se può ricordare – spiega il medico – una forma virale para-influenzale, a caratterizzarla è uno scadimento delle condizioni generali del bambino, che si presenta molto abbattuto». In questo caso, va avviato al pronto soccorso, per confermare che non si è in presenza di una normale virosi.

«Quando ci siamo trovati di fronte i primi casi – riprende Zulian – abbiamo pensato a una forma di infezione del sangue e sono stati sufficienti un paio di esami per capire che si trattava di una forma potenzialmente infettiva. Abbiamo quindi effettuato ulteriori approfondimenti, come un elettrocardiogramma, perché il cuore è uno dei primi organi interni colpiti dal Covid».

Le conseguenze della Mis-C

Questa sindrome è particolarmente temibile perché «nel giro di poche ore la malattia può coinvolgere più organi, potendo interessare i polmoni, lo stesso muscolo cardiaco, fino ai vasi del cervello, con convulsioni e casi di stroke» sintetizza il responsabile del Centro padovano. Parte dei pazienti arriva così a necessitare addirittura di un ricovero in terapia intensiva pediatrica.
«È per questo – motiva – che fin dall’inizio abbiamo suggerito di far ricoverare i bambini colpiti dalla sindrome in ospedali dotati di rianimazione pediatrica, come quelli veneti di Padova, Vicenza o Verona, per essere in grado di garantire l’adeguata assistenza in caso di evoluzione della malattia».

Mis

A lungo termine, la Mis-C può poi lasciare cicatrici nell’organismo. A livello del cuore, ad esempio, si può arrivare fino alla compromissione della funzione cardiaca per il resto della vita. La valutazione attraverso gli esami viene così ripetuta, dopo l’esordio, anche a 2, 4 e 6 settimane di distanza, proseguendo anche successivamente per chi mostra un interessamento cardiaco persistente, per valutare se questo permane nel tempo.

Gli aspetti genetici

La Mis-C, tecnicamente, è una malattia post infettiva come diverse altre conosciute in reumatologia.
«Noi – sottolinea Zulian – ci concentriamo sulla prevenzione e sulle azioni da mettere in campo per la cura della malattia. Sono però in corso anche molti studi, dall’immunologia all’immunogenetica, per cercare di capirne le cause e individuare i soggetti predisposti».
Va infatti detto che «ci vuole una predisposizione genetica per sviluppare la sindrome infiammatoria multisistemica: solo alcuni, fortunatamente pochi, arrivano a sviluppare le reazioni registrate».
In questo, la Mis-C assomiglia ad altre malattie reumatiche, come quella da streptococco, che si manifesta con tonsillite e alterazione, ben nota anche in Italia qualche anno fa.

L’importanza della classificazione

I sintomi della Mis-C assomigliano anche a un’altra malattia, anch’essa rara, come la sindrome di Kawasaki.
«Le prime segnalazioni dei colleghi bergamaschi durante la prima ondata di pandemia – ricorda Zulian – furono proprio legate all’osservazione di casi strani di Kawasaki, che si presentava con frequenza molto maggiore e con caratteristiche diverse. Quella malattia, conosciuta da anni, colpisce infatti specificamente le coronarie».

coronarie

Dopo un mese dai primi casi, la sindrome di presentò con frequenza molto maggiore prima in Gran Bretagna e poi sulla East Coast americana, portando a una definizione comune per la classificazione con criteri diagnostici peculiari, fondamentali per non confondere la Mis-C con altre forme. Successivamente, la rete regionale veneta (che comprende e collega anche Trentino Alto Adige e alcuni Centri del Friuli) è arrivata a stilare un vero e proprio protocollo di intervento a seconda della gravità, effettuando anche una raccolta prospettica dei casi sottoposti alla sua attenzione.

Alberto Minazzi

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