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Il bloom di Trieste: il Golfo invaso dalle meduse

Il bloom di Trieste: il Golfo invaso dalle meduse
Meduse Golfo di Trieste

Uno spettacolo suggestivo quello dei giorni scorsi nel Golfo di Trieste, dove le acque si sono colorate di rosa.
Un tappeto formato da migliaia di meduse che, trascinate dalla corrente e dal vento, hanno invaso la costa di fronte Piazza Unità d’Italia, più precisamente tra il molo Audace e la Stazione marittima.
Il fenomeno si chiama “bloom” ed “è un evento sempre più frequente, tanto da far affermare a molti che il mare si sta trasformando da un mare di pesce a un mare di meduse – spiega il docente di Zoologia dell’Università di Trieste Antonio Terlizzi – E’ un fenomeno preoccupante, che ha cause molteplici, non mutualmente esclusive e che sembrerebbero connesse al cambiamento climatico,  all‘inquinamento chimico e al modo folle con cui peschiamo“.
Se nel mare ci sono meno pesci, il plancton del quale si nutrono resta infatti maggiormente a disposizione, diventando ghiotto per le meduse.
Le acque più calde legate ai cambiamenti climatici rappresenterebbero inoltre una condizione ottimale per un allungamento della loro stagione di riproduzione.

L’invasione delle Rhizostoma pulmo

Le meduse che hanno invaso il Golfo di Trieste sono le “Rhizostoma pulmo, chiamate anche Polmone di mare,  nome derivante dalle ritmiche contrazioni dell’ombrella che richiamano alla memoria l’atto respiratorio -dice ancora Antonio Terlizzi -. Si tratta della più comune medusa dei nostri mari.  Il suo corpo ha colore lattiginoso, mentre il bordo dell’ombrella e le terminazioni delle braccia sono di un blu intenso. Può raggiungere 40 cm di diametro e ha una levata capacità contrattile; ciò permette all’animale di nuotare attivamente”.
Non sono particolarmente urticanti ma, quando sono così numerose, possono rappresentare un problema perché mangiano le uova e le larve di varie specie di pesci e possono quindi danneggiare l’ecosistema.

Di bloom in bloom

Fenomeni di “bloom” sono attestati fin dal 1800 ma, dal 2000, sono diventati più assidui.
“Probabilmente la bora dei giorni precedenti ha portato al largo le acque superficiali e ha fatto risalire acque a contatto con il fondo, portando in superficie le meduse che sono state trasportate in un bacino senza uscita di fronte a Piazza unità d’Italia – ipotizza il docente di Zoologia dell’Università Federico II di Napoli Ferdinando Boero -. Quelle meduse non sono nate tutte lì. Dalle dimensioni dovrebbero avere circa un mese e sono state prodotte a partire da uno stadio del ciclo biologico della specie che vive attaccato al fondo marino e che supera l’inverno in condizioni che per noi le rendono invisibile. Le meduse liberate dagli stadi che vivono sul fondo (i polipi, da non confondere con i polpi) entrano nella colonna d’acqua e sono trasportate dalle correnti che, come in questo caso, possono convogliarle in determinati luoghi. Se quelle meduse fossero disperse nell’Adriatico non sarebbero così evidenti.”

Meduse in Adriatico Rhizostoma Pulmo
Meduse in Adriatico Rhizostoma Pulmo

AvvistAPP: i cittadini sono chiamati a collaborare con gli studiosi

Se questi raduni di meduse non sono rari, quello dei giorni scorsi ha tuttavia messo in allerta l’ Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale, che ha attivato un’ app, avvistAPP, sulla quale ha invitato chiunque si trovi a filmare o fotografare eventi di “bloom” a collaborare inviando le proprie testimonianze e segnalazioni.
In questo caso si è trattato di Rhizostoma pulmo ma nel tempo sono state diverse le specie che hanno “invaso”, sia pur per tempi limitati, porzioni di Adriatico.

“Nel giugno del 1989 ho osservato un bloom di Pelagia noctiluca, una medusa che negli anni ottanta è stata molto abbondante in Adriatico – racconta Boero – Qualche anno fa ho visto invece tantissimi ctenofori della specie Mnemiopsis leyidi. Non sono meduse, ma sono pur sempre rappresentanti del plancton gelatinoso. Altre volte ho visto Aurelia. Quest’anno tocca a Rhizostoma pulmo. Ma solo qualche anno fa l’Adriatico è stato interessato da una proliferazione di una specie che non era mai stata descritta prima – conclude – L’abbiamo studiata a seguito delle segnalazioni dei cittadini, e l’abbiamo chiamata Pelagia benovici. Ci sono ancora molte sorprese da scoprire”.

La medusa Pelagia benovici @biologiamarina.org
La medusa Pelagia benovici @biologiamarina.org

Il ruolo umano

L’azione dell’uomo ha il suo peso su questi eventi.
“Abbiamo depauperato la fauna ittica – spiega ancora Fernando Boero –  Con sistemi di prelievo industriale abbiamo prelevato più pesci di quelli che la natura riesce a produrre con i normali processi riproduttivi.  I pesci, all’inizio del loro ciclo biologico, mangiano i piccoli crostacei di cui si nutrono anche le meduse. Se togliamo i pesci, essi non potranno produrre moltissime larve e quindi non competeranno con le meduse per procacciarsi lo stesso cibo. Questo dà maggiori possibilità di sviluppo alle meduse.
La natura non ama il vuoto – conclude -. Se togliamo qualcosa, arriva qualcos’altro“.

Bianca Navarra

Immagine in primo piano di Lorenzo Zuffi

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