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Acqua alta devastante: a Venezia la notte più lunga.

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Il Sindaco chiede lo stato di calamità. In attesa della seconda ondata con picco alle 10.30

Nel ricordo di chi c’era, solo una volta, nella storia, la devastazione è arrivata a tanto.
Era 1966. Tutte le maree che negli anni si sono susseguite da allora fino a ieri notte, all’improvviso, sono sembrate niente.
Il 12 novembre 2019 ha lasciato dietro di sé tutto il senso di impotenza dell’uomo di fronte alla forza impietosa natura.

Mentre il mare urlava, l’acqua si ingrossava e saliva, saliva, saliva senza trovar fine, Venezia cadeva in ginocchio.
Pioggia sferzante, raffiche di vento, buio totale per il black out che poco prima delle 22:00 ha oscurato all’inizio una parte della città e man mano anche il resto, sirene che riprendevano a suonare. 1,45. 1,50/60, 1,70, 1,80, 1.90.

 

 

Il servizio maree aggiornava le sue previsioni e tutti increduli chiedevano conferma agli amici, sui social, di quanto leggevano.
Alle 23.00, toccata quota 1.70, la breve, inutile speranza di esser arrivati al massimo che si poteva sopportare.
La marea avrebbe dovuto arrendersi, l’acqua ritornare al mare.
Ma il mare continuava a urlare, il vento a ululare, l’acqua a salire, fino a raggiungere il livello di 1,87.

L’imbarcadero dei Giardini andato a picco. Foto di Ornella Lazzarin

Per i tanti alle prese con abitazioni, negozi, ristoranti e alberghi da difendere, già l’incubo aveva superato ogni limite conosciuto.
Fuori, sulle rive dei canali, in Bacino San Marco, sullo specchio d’acqua davanti ai Giardini, Sant’Elena e Lido, lo scenario, se possibile, era ancor peggio.

Una triste alba ai Giardini di Castello, Le colonnine non ci sono più. Foto di Ornella Lazzarin

Un vaporetto alzato dal vento e dall’acqua, all’Arsenale, è stato scaraventato sulla riva, una motonave alla deriva, al Tronchetto, ha rischiato di rovesciarsi,  Via Garibaldi è diventata un fiume in piena impossibile da attraversare.

Un’imbarcazione in Calle Racchetta. Foto di Nicoletta Grasselli

Gondole e imbarcazioni sono state scagliate sulle fondamente, addosso alle vetrine dei negozi, un’edicola è stata spazzata via dal vento, molti imbarcaderi del trasporto pubblico sono stati divelti.

L’acqua ha spazzato via tutto. Anche parte di mura. Foto di Ornella Lazzarin
Imbarcazione finita in riva. Foto di Ornella Lazzarin

La vetrata dell’ex Cassa di Risparmio di Venezia, in Riva Sette Martiri, a Castello, non è stata risparmiata dalla furia del vento e degli oggetti trasportati dai vortici.

La vetrata di Banca Intesa San Paolo, ex Cassa di Risparmio di Riva Sette Martiri divelta. Foto di Marilia Mazzeo
Ex dogana di Riva Sette Martiri. La struttura è stata completamente spostata dal suo basamento. Foto di Marilia Mazzeo

Non è finita purtroppo. Le previsioni per oggi, alle 10:30, prevedono un picco di marea eccezionale di cm 160.

La navigazione oggi

Arrivare o uscire dalla città non è semplice.
I servizi di navigazione sono in grado di assicurare solo alcune linee e fermate.

La linea 1 da P.le Roma è regolare fino alla Salute. Poi ferma a San marco Giardinetti e termina la corsa a San Nicolò. Tutto quello che c’è nel mezzo è inagibile.
Le linee 3 e 6 sono sospese.
Le linee 4.11/4.2 sono regolari, ma omettono le fermate di Murano Navagero, Murano Faro, Sant’Elena, Giardini e Arsenale.
Da Santa Maria Elisabetta, al Lido, non ci si può muovere.
Le partenze delle linee 5.1/5.2 sono spostate a San Nicolò, ma omettono le fermate di Sant’Elena e Giardini.
La linea 10 è sospesa, così come la linea 15.
Sono invece regolari le linee 11,12,13,14,17,20 e 22.

Actv rende noto che è stato attivato un servizio navetta automobilistico tra Lido SME e Lido San Nicolò e che, “a seconda della progressiva  disponibilità degli impianti e delle risorse presenti in termini di mezzi e equipaggi, saranno via via attivati nuovi servizi”.

E’ stato reso disponibile il numero unico del contact center del Comune di Venezia: 04041 .
A questo numero ci può rivolgere per informazioni ed emergenza.

 

 

1 commento su “Acqua alta devastante: a Venezia la notte più lunga.”

  1. Mi rivolgo al Sindaco e comprendo il suo rammarico per tali eventi.Quello che non comprendo è l’inqualificabile ritardo con cui il governo o chi per esso,non mette in opera il MOSE,costata al contribuente milioni di euro per trascuratezza e per le mangerie,ben note.Cosa aspettate a metterlo in funzione?State distruggendo una città unica al mondo che conosco benissimo essendovi nato.Ciò mi amareggia profondamente!

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