M9 il museo che fa rivivere la storia di un secolo d’Italia

M9-MESTRE-181027_AC_0425

Apre a Mestre l’ M9 il museo multimediale del ‘900 dell’ Italia.

Sfiliamo in via Poerio per qualche metro lungo il porticato che ci introduce all’entrata, dove le vetrine in allestimento preannunciano l’inizio di qualcosa di nuovo e il nuovo, per Mestre e per tutto il Nordest, è l’ M9 il Museo Multimediale del Novecento, l’M9. Attraversiamo così un chiostro che non ti aspetti di trovare in mezzo alla fitta rete di edifici mestrini e improvvisamente lo sguardo si apre su una costruzione piastrellata sui toni del rosso e del bianco e questi non sono colori casuali, perché sono i colori che gli architetti hanno individuato come i colori che più si ripetono nella città di Mestre: è un bell’omaggio alla città.

video by www.artribune.com

Il progetto M9

L’architettura del museo fa parte di un progetto più ampio curato dallo studio di architettura tedesco Sauerbruch Hutton, che incarna perfettamente lo slogan a “New District for a New City”. Le tre costruzioni che compongono lo spazio del distretto sono state realizzate ex novo, su un’area complessiva di quattromila metri quadrati, integrando anche quattro palazzi storici tra i quali anche l’ex convento di Santa Maria delle Grazie (risalente all’Ottocento e restaurato per l’occasione).

Architettura Esterna Museo M9 - PH© Alessandra Chemollo
Architettura Esterna Museo M9 – PH© Alessandra Chemollo
Entrata Museo M9 - PH© Alessandra Chemollo
Entrata Museo M9 – PH© Studio dotdotdot

L’investimento dell’operazione è di 110 milioni di Euro, messi a disposizione dalla Fondazione di Venezia (affidati alla sua società strumentale Polymnia) quasi dieci anni fa. Perché la sfida che accompagna questo progetto è quella di ridare a Mestre il prestigio che merita, riqualificando un’area per riportarla a misura di cittadino, una città che ha molto da dire e proiettata verso il futuro.

Silvia ci spiega che M9 non è soltanto un museo, è infatti concepito come un distretto di innovazione tecnologica per la cultura, ma anche per l’intrattenimento e per i servizi. L’entrata è luminosa, classico desk informazioni e shop. Ci coglie di sorpresa con una breve svolta, alla fine della quale la nostra accompagnatrice tira a sé una porta che apre su un auditorium con 200 posti a sedere, ognuno dotato di un visore per la realtà virtuale e uno schermo a risoluzione 4K, unico in Europa. È stato intitolato a Cesare De Michelis, italianista ed editore veneto, insignito dell’onorificenza di Cavaliere del Lavoro nel 2017 e venuto a mancare lo scorso 10 agosto: un’eccellenza del nostro territorio.

Il museo del ‘900 italiano

Ritorniamo sui nostri passi e ci avviamo al museo vero e proprio. Saliamo la prima scalinata dal design minimalista tipico dell’Hutton che l’ha progettata. Varcando la porta della sala del primo piano l’ambiente si destreggia in un gioco di luci e ombre, illustrazioni alle pareti, persone che conversano tranquillamente, senza fare caso ai diktat dei classici ambienti museali. Ma questo è il museo che non ci si aspetta.

PH© Alessandra Chemollo
PH© Alessandra Chemollo
PH© Alessandra Chemollo
PH© Alessandra Chemollo
PH© Alessandra Chemollo
PH© Alessandra Chemollo
PH© Alessandra Chemollo
PH© Alessandra Chemollo
PH© Alessandra Chemollo
PH© Alessandra Chemollo
PH© Alessandra Chemollo
PH© Alessandra Chemollo
PH© Alessandra Chemollo
PH© Alessandra Chemollo
PH© Alessandra Chemollo
PH© Alessandra Chemollo

Entriamo in un altro ciclorama, questa volta strutturato per avvolgere lo spettatore a 360°. È un’agorà a tutti gli effetti, dove i discorsi di noti esponenti politici del secolo scorso (Mussolini, Craxi, Moro, per citarne alcuni) si interfacciano con le manifestazioni in piazza di un popolo che voleva far sentire la propria voce, la propria presenza.Usciamo dalla piazza e ci troviamo in trincea, in un corridoio basso e stretto, cupo, illuminato solo dai monitor dei computer che mostrano riprese realizzate nel corso del primo conflitto mondiale. Audio quasi assordante e ambiente immersivo offrono una prospettiva chiara dello stato d’animo dei soldati in quei momenti. I racconti dei nostri nonni, degli zii, ci sono sempre sembrati tali. Storie.

Però “la Storia” non è solo la trasposizione di quei fatti: è la realtà che si è radicata nella mente di chi l’ha vissuta. Questo museo permette di entrarci in contatto, di sperimentarla con la sua interattività e, perché no, di viverla, seppure in un modo completamente diverso.Si sperimentano gli ambienti industriali della fabbrica, dove i bambini saldano componenti meccaniche su monitor touch screen o indagano ogni centimetro della Olivetti Lexiton grazie a sensori di movimento. Signore di mezz’età, su un lungo tavolo raffigurante i profili geografici italiani, discutono sulla riconoscibilità dei dialetti da nord a sud.

Capita poi di trovarsi in una disco room anni ’70 e qui il divertimento è di gruppo: infatti la musica aumenta di volume sulla base di quante persone alzano e muovo le braccia: come sempre divertimento e stupore.

 

1.400 metri quadri di spazio per eventi temporanei

Salendo all’ultimo piano, ancora in allestimento, siamo innondati da una la luce naturale che invade ogni centimetro dei 1.400 metri quadri dedicati a mostre temporanee ed eventi. I temi saranno quelli della tecnologia, dell’arte, del design e della fotografia. Già a  partire dal 22 dicembre, ospiterà la  mostra “L’Italia dei fotografi. 24 storie d’autore” a cura di Denis Curti e prodotta per M9 dalla Casa dei Tre Oci-Civita Tre Venezie.

Dopo due ore abbondanti di sperimentazione e informazione, ci avviamo all’uscita. I 20.822 tasselli di ceramica policroma della struttura ci colpiscono ogni volta che li guardiamo. Ma non c’è solo un “effetto wow”.

Architettura sostenibile

M9 il museo di Mestre è anche un ottimo esempio di architettura sostenibile. Ha ricevuto la certificazione LEED Gold della più autorevole entità in materia di architettura sostenibile, il Green Building Council. M9 produce energia solare (grazie a 276 pannelli fotovoltaici) per un totale di 86.000 kWh medi annui, oltre a presentare un sistema composto da 63 sonde del campo geotermico, che a 110 metri di profondità sono in grado di produrre il 100% del riscaldamento e il 40% del rinfrescamento necessario al distretto.

Torniamo divertiti e più ricchi, perché l’M9 abbraccia con la sua offerta culturale, con l’approccio ludico e didattico, con la sua capacità di coinvolgere tutte le d’età. L’M9 è la scommessa di Mestre che guarda al futuro e che diventa grande. Una sfida che ci appassiona e che sappiamo di poter vincere.

PH© Alessandra Chemollo
PH© Alessandra Chemollo
PH© Alessandra Chemollo
PH© Alessandra Chemollo
PH© Alessandra Chemollo
PH© Alessandra Chemollo
PH© Alessandra Chemollo
PH© Alessandra Chemollo
PH© Alessandra Chemollo
PH© Alessandra Chemollo
PH© Alessandra Chemollo
PH© Alessandra Chemollo
PH© Alessandra Chemollo
PH© Alessandra Chemollo
PH© Alessandra Chemollo
PH© Alessandra Chemollo
PH© Alessandra Chemollo
PH© Alessandra Chemollo

 

1 commento su “M9 il museo che fa rivivere la storia di un secolo d’Italia”

  1. Pingback: M9 aperto ufficialmente al pubblico: Mestre guarda al futuro - Metropolitano.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condividi sui social

Vuoi ricevere il prossimo numero del magazine Metropolitano.it?

Riceverai la tua copia gratuitamente a casa e sarai sempre tra i primi a ricevere le nostre good-news!

Rivivi le emozioni del basket!