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Green Pass anche nei supermercati? Carlassare: "L’obbligo è un falso problema"

Green Pass anche nei supermercati? Carlassare: "L’obbligo è un falso problema"

Rendere obbligatorio il Green Pass anche nei supermercati e per accedere ai mezzi di trasporto pubblico locale porrebbe aprire a questioni di costituzionalità?
Il tema è dibattuto in questi ultimi giorni, quando l’ipotesi di un’estensione dell’uso della certificazione verde inizia a far breccia non solo sui mezzi di stampa e durante le discussioni politiche ma anche tra gli addetti ai lavori.
Per Lorenza Carlassare, costituzionalista, prima donna in Italia ad aver ricoperto la cattedra di diritto costituzionale, proposta nel 2014 anche come Presidente della Repubblica e, a 90 anni compiuti da poco, ancora una delle principali esperte della materia, il problema non si pone nemmeno.
«Il Green Pass non pone problemi di costituzionalità e anzi è utilissimo, perché consente a tutti noi una maggior libertà di movimento ed è quindi una comodità. La questione vera riguarda il vaccino, ma anche in questo caso è un falso problema, creato solo per alimentare una discussione – spiega. – Un argomento buono per chi non sa cosa dire in un momento in cui non c’è discussione politica e, prima della questione afghana, non c’erano altri temi forti all’ordine del giorno».

  • Professoressa Carlassare, sulla base di quali principi costituzionali afferma questo?

«La Costituzione è chiarissima e non ci sono dubbi. L’unico articolo che parla di queste cose è il 32, che dice semplicemente: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”».

  • Come va dunque letto questo articolo?

«In primo luogo, dal secondo comma emerge che, parlando di “rispetto della persona umana”, c’è la libertà, per l’individuo, di scegliere di non farsi vaccinare. In secondo luogo, è altrettanto chiaro che una disposizione di legge fugherebbe in teoria ogni dubbio, risultando prevalente. Va però sottolineato che la Costituzione non dice quando può intervenire la legge…».

  • E allora?

«Allora va detto che anche in questo caso il dubbio muore subito, rifacendosi proprio al primo comma dell’articolo 32. Perché si parla di “diritto dell’individuo” ma anche di “interesse della collettività”. Essendoci quindi due termini posti vicini, non ha senso ragionare solo su uno, il primo, come qualcuno sta facendo in questo caso. Perché è evidente che qui c’è in gioco anche l’interesse della collettività».

  • Il ragionamento vale anche per eventuali estensioni dell’obbligo di Green Pass?

«Vale ancora di più. I mezzi pubblici locali, ad esempio, sono sempre affollatissimi. E se uno è vaccinato, vengono meno, o almeno risultano molto semplificati, i problemi di capienza e di distanziamento rigoroso. Pur ovviamente restando sempre buona norma la prudenza, visto che il rischio di infezione, pur ridotto di molto, rimane anche per chi è vaccinato. Lo stesso vale per i supermercati».

  • Insomma: non si lede nessuna libertà?

«L’esempio che, in passato, si è sempre portato su questi temi è proprio quello dei vaccini. E nessun giurista ha mai aperto una discussione sulla legittimità di un obbligo vaccinale. Il discorso è semplice: non si può imporre nulla che non coinvolga anche interessi degli altri. Ad esempio, se io, pur sapendo che rischio di morire, rifiutassi un’operazione, posso sempre farlo, perché c’è in gioco solo la mia vita. Se però entra in ballo anche l’interesse della comunità, il discorso cambia».

  • Vuol dire che ci sta anche un vero e proprio obbligo vaccinale?

«Assolutamente sì. Anzi, non capisco perché non sia stata introdotta fin dall’inizio l’obbligatorietà del vaccino contro il Covid.
È chiaro che non si può imporre l’inoculazione di una sostanza nociva o di dubbia sicurezza. Forse c’è stata prudenza, finora, perché mancava l’autorizzazione completa all’uso dei vaccini. Adesso, però, mi sembra che si parli di farmaci sicuri e che la sperimentazione, dopo tante somministrazioni, sia sufficientemente diffusa. E mi pare che ci siano le ragioni per imporre questo obbligo. Anche perché, sia pure in seconda battuta, ci sono in gioco importanti interessi economici collettivi. Potersi liberamente muovere, andare al ristorante, partecipare a manifestazioni pubbliche sarebbe un grande vantaggio anche per la ripresa del sistema economico».

Alberto Minazzi

Un commento su “Green Pass anche nei supermercati? Carlassare: “L’obbligo è un falso problema”

  1. E quindi, a prescindere dal mancato obbligo del vaccino, c’è ancora da chiedersi perché dal prossimo obbligo del green pass siano esclusi ancora i supermercati, sia per il personale interno che per i clienti.


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