L’ENTUSIASMO RITROVATO

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A metà anni ‘80 la Reyer si lascia indietro la grandeur e riparte con umiltà, riportando all’Arsenale il fervore dei tempi migliori. Dalla tragica scomparsa del presidente Lelli, alla risalita in A1, trascinata da Dalipagic
“Xè finìa ‘a buriana”. La tempesta di sensazioni dei primi anni ’80 si placa. I venti di gloria non soffiano più sui canestri veneziani. Nell’estate del 1983 la Reyer è costretta a tornare alla dura realtà. A raccogliere il difficile testimone lasciato da Carrain, per tre anni presidente della contraddittoria grandeur orogranata, è Antonluigi Lelli. Si apre un nuovo ciclo, nel solco della continuità. Lelli, infatti, è da anni il direttore generale, vero “deus ex machina” del club. La grande competenza cestistica, abbinata ad un’innata capacità organizzativa, gli permettono di gettare le basi per una nuova fase, nonostante i mezzi economici a disposizione inizino a scarseggiare.
LA RICOSTRUZIONE.
Si riparte dalla A2 e dalla Carrera, che per un altro anno sarà lo sponsor principale. Per il resto, cambia tutto. La guida tecnica viene affidata nuovamente a Waldi Medeot, condottiero della risicata salvezza di due anni prima. La squadra viene rifondata e lo schema è chiaro: sottocanestro una coppia di “mori” ben assortita, composta dall’esperto Pondexter e dall’emergente Allen. Intorno, un manipolo di italiani desiderosi di riscatto, guidati da quella che diventerà le nuova bandiera della Reyer post-Carraro, ovvero “Nane” Grattoni. Realismo ed entusiasmo sono i segreti della stagione, vissuta sempre ai piani alti della classifica. Tanti i derby: nelle otto sfide contro Mestre, Treviso, Verona e Udine, la Reyer strappa cinque successi. A prendere la testa del campionato è la Cantine Riunite Reggio Emilia di Bouie, che chiuderà nettamente al primo posto il torneo. La squadra di Medeot concede poco tra le mura dell’Arsenale (tre sconfitte), ma in trasferta non brilla. In vista del traguardo, però, infila quattro successivi consecutivi. Ma il sussulto non basta a raggiungere la promozione, perché il doppio scontro diretto favorevole alla Marr Rimini, appaiata al quarto posto con 36 punti, nega la gioia del ritorno in serie A1. CONFERME. La società non si perde d’animo e per il campionato ‘84/’85 continua a scommettere sul gruppo italiano e su Floyd Allen. La novità del secondo campionato dell’asse Lelli-Medeot, è il clamoroso ritorno di Steve Hawes. Sono passati esattamente dieci anni dall’ultima stagione con la casacca orogranata. Nel ’74 Hawes aveva salutato Venezia con lo storico quarto posto marchiato Canon-Prora. Ma il legame con la laguna e con la Reyer non si era affievolito nemmeno durante un intenso decennio di successi NBA. Così, senza troppa fatica, Lelli lo convince a tornare a Venezia. Abbandonato lo storico abbinamento con la Carrera, sulle maglie arriva un altro marchio veneto, quello delle cucine Giomo. Non è una squadra ricca di talento, ma solida e ben guidata. Grattoni è ancora la “prima voce” di un coro italiano di grande generosità, formato da Bini, Savio, Spillare, Seebold, Bortolini e un giovane Loris Barbiero. Hawes non incanta più, condizionato dalle ruvidezze di dieci anni tra i professionisti d’oltreoceano, ma è una sicurezza. Il vero faro, però, è Floyd Allen, totem dell’area, sublime arpionatore di rimbalzi, elegante e muscolare al tempo stesso. Allen è tutt’ora uno degli americani ricordati con più affetto tra quelli che hanno indossato la casacca orogranata. Nelle tre stagioni a Venezia il centro nato a Carthage, Illinois, chiude sempre con cifre di primissimo livello: oltre 20 punti a partita e percentuali superiori al 67% nel tiro da due. Ma la sua specialità restano i rimbalzi, oltre 13 di media in tre anni, a cui aggiunge doti di autorevole intimidatore (1,4 stoppate a gara). Tanta sostanza, unita ad un’esemplare professionalità, gli valgono nell’86 la chiamata della Virus Bologna. Dopo l’annata felsinea, un anno ad Arese e due a Sassari, con la Dinamo, dove mette a segno cifre da record e conquista anche lì l’affetto incondizionato del pubblico. Grazie anche ad Allen, tra l’84 e l’85 l’Arsenale rimane tabù per quasi tutte le avversarie (solo Cremona e Porto San Giorgio riescono a uscire a braccia alzate). Il rendimento in trasferta, però, non migliora e la Reyer chiude per la seconda volta a quota 36 il proprio percorso. Ironia della sorte, la stagione termina nuovamente al quinto posto, proprio come un anno prima. Siamo alla vigilia dell’estate del 1985. E di lì a poche settimane accadrà un fatto destinato a cambiare le sorti della storia reyerina.
LA TRAGEDIA.
L’incidente si consuma sull’autostrada Venezia-Trieste. Il presidente Lelli è in macchina, assieme al direttore sportivo Franco De Respinis. Stanno tornando da un incontro in Friuli per stringere degli accordi per il settore giovanile. De Respinis sopravvive al terribile schianto. Antonluigi Lelli, invece, non ce la fa. Scompare così, in un incidente stradale, una delle figure più grandi della storia reyerina. Tutto l’ambiente è scosso dalla sciagura e per molto tempo rimarrà in sospeso un doloroso interrogativo: quale sarebbe stato il futuro della Reyer con Lelli al comando? Il club, in ogni caso, trova le forze per rialzarsi: l’avvocato Manganiello prende generosamente la guida della società, cercando di riportare attorno al sodalizio orogranata personaggi storici come l’ex presidente Ligabue. Franco De Respinis, ripresosi dall’incidente, assume la responsabilità tecnica e diventa direttore generale. L’obbiettivo è ridare entusiasmo ad una piazza ancora provata dalla tragedia. E per farlo, si punta tutto su due ritorni eccellenti: quello di Tonino Zorzi in panchina e di “Praja” Dalipagic in campo. I frutti dell’ottimo lavoro svolto nel biennio targato Lelli arriveranno proprio al termine della stagione ’85-’86. Il nucleo italiano è ormai una garanzia per la serie A2, nonostante la partenza di Grattoni per Reggio Emilia, mentre l’innesto di Andreani porta la giusta dose di esperienza. Il “resto” lo fanno il solito Allen e Dalipagic, letteralmente incontenibile e capace di una media di oltre 34 punti a partita.
LA SVOLTA.
L’avvio di stagione è tutt’altro che brillante: alla prima uscita casalinga gli uomini di Zorzi si fanno sorprendere dall’Ippodromi Rieti di Joe Bryant, che insieme a Dalipagic dà vita ad un duello tra cannonieri di livello assoluto. Una sfida che continuerà a distanza per tutta la stagione, conclusa da Bryant sul trono di capocannoniere con 37.6 punti a partita, seguito proprio dal “baffo di Mostar”. La prima vittoria arriva solo alla fine di ottobre contro Siena, dopo tre sconfitte nelle prime tre gare. A quel punto però inizia una serie positiva di sette successi in nove partite, che culmina nella vittoria contro la capolista Cortan Livorno. Venezia è avvolta da una bufera di neve, ma dentro all’Arsenale i labronici trovano un clima caldissimo e rimediano una sconfitta bruciante: finisce 109-101 per la Reyer, al termine di una partita spettacolare. È forse il match che cambia le sorti della stagione e che imprime a tutta la squadra grande sicurezza nei propri mezzi. Il parquet del campo della Tana rimarrà inviolato fino alla fine del campionato, mentre in trasferta la banda di Zorzi coglierà vittorie preziose su legni ostici come Brindisi e Gorizia.
I DERBY.
Nel girone di ritorno la Reyer si toglie anche lo sfizio di battere la Pepper Mestre sotto la cupola del Taliercio, vendicando così la sconfitta dell’andata. Pochi mesi prima infatti la squadra allenata da Gianni Asti era riuscita nell’impresa di violare l’Arsenale, al termine di un confronto tiratissimo, concluso con una tripla impossibile di Dalipagic, andata a segno, ma scoccata un attimo dopo la sirena finale. Tra le loro fila i mestrini potevano annoverare gli americani Lockhart e Lingenfelter, oltre a Pressacco, Teso, Dalla Libera e un giovanissimo Pilutti. Tre mesi dopo, la sfida si rinnova in terraferma. Ancora una battaglia, ancora un finale al cardiopalma, ma questa volta il successo non sfugge ai veneziani, lanciati ormai verso la promozione. È il 23 febbraio 1986. Sarà anche l’ultimo dei diciannove derby tra Reyer e Basket Mestre. Dopo dodici anni e diciannove scontri diretti (le lancette del tempo rimarranno ferme su 10 successi a 9 per i lagunari) le strade si dividono. Così, mentre gli orogranata si avviano verso il ritorno in A1, la Pepper evita con merito la retrocessione. L’anno dopo i mestrini sfioreranno invece il salto in A1, alle spalle della Benetton, prima però dell’ultima infausta stagione – siamo oramai nel campionato ’87-’88 – che terminerà con la retrocessione in B e porterà alla sparizione del club, dopo la decisione di Celada di trasferire i diritti in quel di Desio.
CHE FINALE!
Il campionato ’85-’86 della Reyer, intanto, si conclude con la vittoria contro Brindisi e il terzo posto finale sancisce il ritorno nella massima serie dopo tre anni di assenza. Negli ottavi di playoff, i ragazzi terribili del Paròn Zorzi, alla sua terza promozione in laguna, trovano la maniera per dare filo da torcere all’Arexon Cantù di Marzorati e Riva. I brianzoli avranno la meglio solo in gara-3, dopo aver pagato dazio anche loro tra le mura dell’Arsenale in gara-2. Per un breve, ma inebriante lasso di tempo, a Venezia si respira di nuovo l’entusiasmo dei tempi migliori. Con Dalipagic in campo, tutto sembra possibile agli occhi degli appassionati reyerini, che già sognano di tornare nell’élite di quella pallacanestro italiana, che a metà degli anni ’80 vive il momento di maggior seguito e visibilità di tutta la sua storia. E nonostante il club continui a non navigare nell’oro, anche la stagione successiva saprà riservare ai tifosi orogranata momenti indimenticabili.
…CONTINUA NEL PROSSIMO NUMERO DI REYERZINE…
DI ALESSANDRO TOMASUTTI
 

 

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