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Le Dolomiti Bellunesi miglior “Parco Rifiuti Free” d’Italia

Le Dolomiti Bellunesi miglior “Parco Rifiuti Free” d’Italia
Pecol-Val di Zoldo @Ivan Zabeo

Il nuovo dossier di Legambiente premia per la raccolta differenziata l’area protetta veneta: un gioiello montano da scoprire e conoscere

Sono aree che conservano la biodiversità e dovrebbero per questo essere dei veri e propri “laboratori di sostenibilità”.
Eppure, tra i 24 parchi nazionali italiani che “toccano” ben 498 comuni, la gestione dei rifiuti registra “performance ancora insufficienti”.
Solo 9 raggiungono infatti l’obiettivo del 65% di raccolta differenziata
C’è però una vera e propria eccellenza, che spicca nella graduatoria, stilata sulla base dei dati Ispra relativi al 2021: il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, con una media dell’86,68% nei 15 comuni il cui territorio ricade, almeno parzialmente, nell’area protetta.
E’ questo il risultato della prima edizione del dossier “Parchi Rifiuti Free” di Legambiente, che auspica per questo una collaborazione tra i Parchi, che occupano quasi 1,5 milioni di ettari del territorio nazionale e le comunità locali (che raggruppano circa 2,8 milioni di residenti) con l’obiettivo di promuovere la corretta gestione dei rifiuti ma anche di incentivare l’avvio di azioni concrete di riduzione dei rifiuti.

Il report di Legambiente

I risvolti negativi di una insufficiente gestione dei rifiuti in un Parco naturale, rimarca ancora Legambiente, si traduce non solo in un detrattore ambientale, fattore di perdita di biodiversità e fonte di possibili problemi nella gestione della fauna selvatica, ma si ripercuote anche sull’attrattività turistica.
Già la legge finanziaria del 2021 ha previsto uno stanziamento specifico di 30 milioni per il biennio 2021/22 per le Zone Economiche Ambientali dei Parchi nazionali, ma gli enti gestori non sono ancora riusciti a impiegare queste risorse per il sostegno. Un’ulteriore via indicata è quella della promozione delle “Green Community”.
Si tratta di esperienze di comunità virtuose che mettono in atto strategie di sviluppo locale coerenti con le vocazioni dei territori e con la missione del parco. Una modernizzazione istituzionale e una riconversione economica in chiave green per dare spazio a un’economia low carbon e mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici.

L’esempio del Parco delle Dolomiti Bellunesi

Guardando ai risultati del Parco veneto, oltre alla media totale Legambiente sottolinea anche il fatto che 13 comuni su 15 sono “rifiuti free” e la media di kg annui di rifiuti avviati a smaltimento è di appena 60,14 per abitante.
Sono esattamente 104.725 i residenti nei 15 Comuni, della cui superficie complessiva di 105.946 ettari, la percentuale protetta è pari al 29,27%.
Il parco si estende infatti su 31.011 ettari.
Il comune più virtuoso è quello di Sospirolo, 3.047 abitanti e il 66,4% di territorio ricadente nel Parco, dove la percentuale di differenziata è pari al 94,66% e la quantità annua di secco pro capite da smaltire è di 23,15 kg.
Un altro dato che conferma la virtuosità è quello del capoluogo Belluno.
Tra i 7 Comuni capoluogo di provincia ricadenti all’interno di un parco (gli altri sono La Spezia, Livorno, Andra, Reggio Calabria, L’Aquila e Latina), quello veneto, che vede il 12,9% di superficie protetta) è infatti il migliore per quota di differenziata (85,62%) e per secco residuo pro capite (66,54 kg annui).

parco dolomiti

Il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi

Istituito con decreto ministeriale il 20 aprile 1990, il Parco veneto occupa la zona centro-meridionale della provincia di Belluno.
Circa metà dei 31 mila ettari di alta e media montagna che lo formano erano già costituiti in 8 riserve naturali appartenenti alla rete delle riserve biogenetiche del Consiglio d’Europa.
Circa un sesto della superficie totale ricade nel comune di Sedico, che vede sottoposto a protezione il 65% del territorio comunale.
Il 66% del comune di Sospirolo fa parte del Parco, mentre la superficie minore, 453 ettari, appartiene al comune di San Gregorio.
I singoli Comuni fanno parte anche di 5 Unioni montane.

 

Il simbolo scelto per il Parco è la campanula di Moretti: una specie vegetale endemica delle Dolomiti, con belle fioriture di colore violetto.
Sono però circa 1.400 le specie vascolari, un quarto della flora del territorio nazionale, quelle presenti nell’area. Tra queste, alcune rare o di elevato valore fitogeografico. Per riconoscerle, sono stati realizzati anche due strumenti digitali in collaborazione con l’Università di Trieste.
Ma anche la fauna è ricca e variegata. Si contano 116 specie di uccelli nidificanti (quasi la metà di quelle presenti in Italia), 20 specie di anfibi e rettili, oltre 3 mila camosci e 2 mila caprioli, tra le 56 specie di mammiferi censite, di cui 26 oggetto di particolare tutela europea.

parco dolomiti

Si stimano tra le 3 e le 4 mila specie diverse di insetti (ne sono state catalogate e classificate a oggi circa 1.500), 106 di farfalle diurne (il 40% di quelle note in Italia) e oltre 600 notturne, 27 di cavallette e 13 di libellule. E poi trote (fario e marmorata), tritoni, salamandre, serpenti e altri rettili.

Le curiosità

Proprio a partire dagli animali, si può ricordare la presenza della “Rosalia alpina”, un coleottero in via di estinzione, o l’”Orotrechus pavionis”. Un altro coleottero, l’”Orotrechus theresiae” è stato scoperto per la prima volta, nel 1991, proprio all’interno del parco, in una grotta del monte Ramezza.
Il Parco delle Dolomiti bellunesi è inoltre l’unico in Italia a ospitare tutte le specie di galliformi alpini: fagiano di monte, coturnice, gallo cedrone e pernice bianca.
Il Parco è di particolare interesse anche dal punto di vista geologico.
La Grotta Isabella, tuttora in fase di esplorazione e studio, oltre a essere il più importante sistema carsico all’interno di un Parco nazionale è anche l’abisso più profondo ed esteso delle Dolomiti: oltre 35 km di sviluppo e una quota di -1.052 metri di profondità massima.
Corsi d’acqua a carattere torrentizio (Cordevole, Mis e Caorame i principali) e laghi artificiali (il lago della Stua e quello del Mis) contribuiscono ad aumentare la diversità faunistica oltre a offrire classiche mete turistiche, insieme ai vari itinerari organizzati (a piedi, in bici e in alcuni tratti a cavallo), in un contesto caratterizzato da vari alberi. Il 30% della superficie boschiva totale è occupato da faggete, ma non mancano pinete, boschi di abeti, lariceti e arbusteti di alta quota.

cinque vele
Il lago di Mis – Belluno

Un territorio, in cui la presenza umana risale fino al medio paleolitico, con gli uomini di Neanderthal, ricco oggi anche di attività economiche tradizionali e artigianali, di cultura (numerosi i musei dedicati all’arte, alla storia e alla cultura locale), di opportunità di alloggio (dal 2018, 20 strutture hanno ottenuto il marchio “Carta europea del turismo sostenibili”) e di degustazioni gastronomiche.
I prodotti tipici, in questo caso, sono soprattutto formaggi, carni e salumi, ma non mancano il miele, i legumi, le mele, l’orzo agordino, il farro, le noci e i marroni di Feltre. Produzioni che, grazie all’accordo con alcuni ristoratori, vengono valorizzati in uno speciale “menu del parco”.

Alberto Minazzi

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