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Lavoro: nel mese di ottobre +35 mila occupati. Escluse le donne

Lavoro: nel mese di ottobre +35 mila occupati. Escluse le donne
Lavoro

Secondo le ultime rilevazioni dell’Istat, nel mese di ottobre 2021 gli occupati sono aumentati di trentacinque mila unità rispetto al mese di settembre e di 390 mila rispetto ad ottobre 2020.
Un dato positivo, legato però soprattutto alla ripresa del mercato del lavoro dipendente e esclusivamente all’occupazione maschile.
Le donne, infatti, non risultano aver migliorato, dopo il lockdown e il seguito della pandemia, la loro situazione.
Tra le più penalizzate, con i giovanissimi, dal mondo del lavoro, continuano a esser considerate il fanalino di coda.
In Europa, il nostro Paese risulta quello che conta meno donne occupate, con una media inferiore di 13,4 punti alla media Ue.

Non tutto è oro quel che luccica

Il numero totale delle persone che lavorano, in Italia, è 22 milioni 985 mila su una popolazione di 52 milioni 258 mila.
L’ultimo rapporto commissionato dall’Organizzazione internazionale del lavoro delle Nazioni Unite all’Università di Cambridge ha evidenziato che la pandemia ha lasciato a casa un giovane su 6, soprattutto nei settori turistici e attività commerciali e principalmente di sesso femminile.
Rispetto ai livelli pre-pandemia, ovvero a febbraio 2020, il numero di occupati è inferiore di quasi 200 mila unità.
La ripresa di ottobre ha segnato effetti positivi sulla crescita ma, di fatto, il tasso di occupazione è al 58,6% e il tasso di disoccupazione a ottobre è salito di 0,2 punti arrivando al 9,4%.
Il lavoro resta un problema soprattutto per le donne, nonostante siano in prima linea nelle scuole e negli ospedali, dove coprono i due terzi del personale sanitario, nei servizi e nelle occupazioni meno retribuite.
Prima della crisi, in termini di occupazione le donne erano faticosamente arrivate al 50%. Dopo la crisi, sono riscese al 48,5%.

Lavoratori autonomi: è ancora dura

Anche i lavoratori indipendenti sono in calo: a ottobre erano 4 milioni 920mila (9mila unità in meno rispetto a settembre e 132mila unità in meno rispetto a ottobre 2020.
A gennaio 2020, prima della pandemia, il dato dei lavoratori indipendenti era di 5 milioni 267mila, circa 270mila più di ottobre 2021 mentre prima della crisi economica del 2008, a ottobre 2007, erano un milione in più (5,9 milioni).
“Rispetto a febbraio del 2020 il gap è di 318 mila unità. Per una ripresa più sostenuta dell’occupazione è necessario che anche questa componente torni a crescere”, commenta Confcommercio.

Preoccupazione è stata espressa anche dall’Ufficio economico di Confesercenti.
“Ai livelli pre-pandemia mancano ancora all’appello circa 200mila occupati e l’occupazione indipendente continua a soffrire in modo molto preoccupante -si legge in una nota dell’associazione -. Imprenditori, artigiani, professionisti e autonomi continuano a pagare gli effetti più pesanti della pandemia, con la quarta ondata che rischia di frenare la ripresa. Non bisogna abbassare la guardia, occorre continuare a sostenere le attività economiche del turismo, del commercio e dei servizi, per evitare il tracollo occupazionale ed economico del tessuto produttivo dei nostri territori”.

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