LA TRAPPOLA DEL CYBER SEX

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Il prof. Carlo Foresta, della facoltà di Medicina di Padova, analizza i dati della campagna Androlife e mette in guardia i giovani: «la sessualità è minacciata dalle mille voragini di internet»

Il sesso è sempre più disponibile su internet e per molti rappresenta una vera e propria dipendenza. Il 60% dei ragazzi tra i 18 e 27 anni ci entra in contatto e il 46% di loro naviga su siti porno almeno una volta la settimana per sedici minuti. Si tratta di numeri medi, sia chiaro, ma hanno fatto scattare l’allarme agli esperti. I dati arrivano da Androlife 2012, la Campagna sanitaria nazionale che mira a prevenire i problemi legati alla fertilità nell’uomo, coordinata dall’andrologo e docente alla facoltà di Medicina di Padova Carlo Foresta. Il progetto è stato promosso dalla Società italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità (Siams), con le Fondazioni Foresta e Amico Andrologo.

«La ricerca è in continuo sviluppo – spiega il professore ed ex presidente di Siams – e si è partiti dalle richieste di aiuto giunte ai nostri ambulatori, con i giovani che accusano cali di desiderio, difficoltà erettive, eiaculazione precoce. Da qui, si è cercato di capire quali potessero essere i motivi ed è emerso un fatto nuovo: hanno una sessualità attraverso la pornografia o il cyber-sex». Foresta ha approfondito due bacini di analisi: il primo sugli studenti delle scuole superiori, attraverso dei questionari anonimi, il secondo, appunto, con Androlife. L’obiettivo è consigliare i giovani uomini tra i 18 e i 35 anni a sottoporsi a una visita medica dell’apparato riproduttivo ed eseguire un esame del liquido seminale: in questa età della vita, individuando in modo precoce eventuali alterazioni, consente di apportare correttivi, sottoporre a una cura appropriata e, quindi, impedire il ricorso a tecniche di Procreazione medicalmente assistita (Pma). Lo scorso anno, durante i quattro giorni di campagna con attivo il numero verde, le telefonate sono state 21.832, le visite prenotate sul territorio nazionale 2.925, i questionari compilati 4.022, mentre le e-mail ricevute sono state circa 3 mila e gli accessi unici al sito attorno ai 30 mila. E da quanto emerge, c’è da essere preoccupati. Si tratta di un fenomeno soprattutto maschile.

«La rete – osserva il professor Foresta – ha cambiato alcune iniziazioni rispetto al passato. Il diciottenne cade nella trappola, l’adulto ha una sua esperienza, anche se può finire nel tranello. Il giovane è spinto dalla curiosità e naviga in un mare aperto, con percorsi molto crudi, violenti, non educativi. Sedici minuti di media non sono pochi, non ci va di passaggio ma significa che si è attenti a quanto si sta cercando. È un atto volontario».

Spesso il ruolo dei genitori viene a mancare, come esamina la ricerca. «I giovani hanno come riferimento i loro coetanei – continua Foresta – che è un’espressione di se stesso. Se una persona è consapevole, è libera di scegliere ma qui sono scelte indotte dall’esterno e i ragazzi cadono in questa condizione. Servono degli insegnamenti per far conoscere i limiti e i pericoli. Non sono contrario a internet, non è il demonio; anzi, credo sia uno strumento straordinario e anche per questi argomenti può essere istruttivo e formativo. Ma la rete è una voragine, i giovani cercano adrenalina e cose sempre più accattivanti. Così facendo, si finisce in un percorso non condiviso».

Lo stesso professor Foresta spiega cosa significhi la sessualità virtuale. «Intanto è fredda – continua nella disamina – e spinge a spiare attraverso la serratura, all’esibizionismo, ci si accontenta solo della vista, mentre la sessualità è diversa, ha bisogno anche del tatto. Dopo un po’ manca la spinta emotiva. E così i giovani mancano d’interesse reale». Quando tutto questo è dominante, si arriva alla patologia, che dev’essere curata. «Si compromette il reale approccio interpersonale – specifica l’esperto – e modifica l’attesa per la sessualità reale. Il mio consiglio è chiedere aiuto, perché stiamo parlando di vere e proprie malattie». Proprio per questo motivo a breve a Padova, vicino all’ospedale e grazie alla Fondazione Foresta, apriranno degli ambulatori dedicati ai più giovani per parlare dei loro problemi sessuali.

DI ALESSANDRO RAGAZZO

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