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LA SENTINELLA SILENZIOSA CHE VEGLIA SU TUTTI NOI

LA SENTINELLA SILENZIOSA CHE VEGLIA SU TUTTI NOI


L’Istituto Zooprofilattico delle Venezie: eccellenza del nostro territorio che si occupa di verificare la salubrità di tutti i prodotti alimentari e punto di riferimento nazionale e internazionale
L’’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie è un ente pubblico con oltre 80 anni di storia, forse poco conosciuto ai più, ma che svolge un ruolo fondamentale per la sicurezza alimentare e la sanità animale nel nostro Paese. È uno dei dieci Istituti Zooprofilattici d’Italia che dipendono direttamente dal Ministero della Salute, ha sede a Legnaro (PD) e si avvale di 11 sezioni diagnostiche maggiormente radicate al territorio, una per ogni capoluogo di provincia del Triveneto. Il suo compito primario è quello di prevenire la trasmissione di malattie tra animale e uomo, attraverso la diagnosi e la ricerca sulle malattie e le infezioni trasmissibili, il monitoraggio dello stato di salute degli animali, il controllo della presenza di agenti nocivi e indesiderati negli alimenti e dei mangimi destinati agli animali. Nel 2010 sono stati eseguiti oltre 2 milioni di esami relativi alla sanità e al benessere animale, alla sorveglianza epidemiologica e alla sicurezza  limentare. L’IZSVe è  oggi punto di riferimento nazionale e internazionale per la prevenzione, il controllo e la gestione di emergenze sanitarie e all’interno della sua struttura sono presenti vere e proprie eccellenze a livello mondiale. Negli anni scorsi ha assunto un ruolo di primo piano nella gestione delle emergenze sanitarie e alimentari come i famosi casi dell’influenza aviaria, della rabbia e della cosiddetta “mozzarella blu”. Ecco perché l’Istituto diretto dal Prof. Igino Andrighetto rappresenta un vero e proprio centro di eccellenza per l’intero Sistema sanitario nazionale.
Prof. Andrighetto, la situazione attuale nel nostro territorio, da un punto di vista della salubrità degli alimenti e di malattie trasmissibili, qual è?  «Possiamo dire che è tranquilla, ma questo non vuol dire che si debba abbassare la guardia. È una situazione sotto controllo e non ci sono particolari evidenze di pericolosità in questo momento, ma la prevenzione resta un elemento imprescindibile e se funziona è merito non solo dell’IZSVe ma di tutto il sistema sanitario del Triveneto».
Negli ultimi anni si è sviluppata nel nostro Paese una cultura alimentare più consapevole, si sono diffuse coltivazioni biologiche e sistemi di vendita diretta da parte dei produttori. La fiducia dei consumatori in prodotti considerati più “sani” è ben riposta?  «Da un punto di vista della sicurezza igienico-sanitaria tutti i prodotti sono sottoposti agli stessi controlli. È indubbio comunque che questi sistemi presentino peculiarità importanti: sono presenti sul territorio, hanno una filiera più corta, sono legati alla stagionalità e, in molti casi, i prodotti hanno sapori più intensi. Inoltre, essendo radicati nel territorio, in caso di problematiche per noi è più semplice intervenire».
Al contrario, permane una certa diffidenza per i prodotti importati dall’estero, in particolare dalla Cina, dove proprio in queste settimane è scoppiato il caso della sicurezza alimentare, molto lontana dai nostri standard qualitativi. C’è qualche rischio legato ai cibi “made in China”?  «È un Paese che sta crescendo fortissimamente e che sta copiando i nostri modelli passati, quelli meno nobili. Sono modelli vecchi di 40 o 50 anni, ma i cinesi stanno  percorrendo queste tappe molto velocemente e stanno evolvendo i loro consumi. Riguardo alla sicurezza dei prodotti alimentari non abbiamo elementi per dire che siano meno sicuri dei nostri».
L’Istituto è un ente virtuoso anche sotto il profilo delle risorse umane: vi lavorano circa 600 persone tra medici, ricercatori e amministrativi, si è dotato di un asilo nido aziendale e ha al suo interno anche un Comitato Etico:  «Credo che il nostro sia il primo e forse l’unico Istituto italiano ad essersi dotato di un Comitato Etico, il cui obiettivo è quello di valutare e garantire secondo principi etici l’utilizzazione di animali a fini sperimentali e nelle procedure di produzione. Credo che questa sia una sensibilità che dobbiamo avere. L’asilo nido è aperto non solo all’Istituto, ma anche a Legnaro e ai comuni limitrofi e lo abbiamo voluto per restituire un servizio al territorio che ci ospita. È stato realizzato grazie anche agli utili di bilancio dell’Istituto, perché la struttura funziona anche da quel punto di vista. Noi consideriamo il denaro pubblico il bene più prezioso che ci sia. Di qui non esce un euro che non sia giustificato».
Ci sono consigli utili che si sente di dare ai consumatori riguardo ad una conservazione e ad un consumo responsabile dei cibi?  Abitudini scorrette che andrebbero modificate? «L’attività di sensibilizzazione è molto importante per noi. Stiamo svolgendo corsi e lezioni su come gestire correttamente l’interno del frigorifero, per esempio non mettere a contatto l’insalata con la carne, e sull’utilizzo di coltelli e taglieri. Con le scuole, invece, stiamo portando avanti una campagna di sensibilizzazione sull’obesità infantile, che è un problema molto grave anche in Italia. I consigli sono semplici: evitare una vita troppo sedentaria, consumare i pasti tutti assieme e, per le mamme, dare ai figli qualche merendina in meno e qualche mela in più».

Già, la sensibilizzazione. L’IZSVe fa molto e l’attività di monitoraggio e ricerca è fondamentale, ma spesso la differenza la fanno i nostri comportamenti. Saper conservare correttamente i cibi, evitare quelli rischiosi e cercare di seguire una dieta equilibrata è il punto di partenza per il nostro benessere. Alla salubrità degli alimenti e alla salute degli animali che poi consumiamo ci pensano enti come l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, una sentinella silenziosa per la nostra sicurezza alimentare.
DI LUCA CANDIDO
 

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