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LA MUSICA DELLA NOTTE METROPOLITANA

Com’è cambiato il mondo della notte nel nostro territorio? Ce lo spiegano i DJ più famosi di Venezia, Padova 

Seconda puntata dell’inchiesta di Reyerzine sul mondo della notte nel territorio metropolitano di Venezia, Padova e Treviso. In questo numero ci raccontano com’è cambiato il divertimento notturno, quali sono i locali più frequentati, i gusti musicali e le tendenze due esperti del settore come il vocalist Thorn e il DJ Giuliano Veronese.

 

THORN. Vocalist, personaggio poliedrico, trai più richiesti nel veneto e in tutto il Nord Italia. Il suo segno distintivo sono gli occhiali scuri che indossa sempre, dovunque e comunque.

Come è cambiato negli ultimi anni il mondo della notte? «È un mondo molto più attento alle esigenze del pubblico, che offre un servizio a 360°. Una volta in Italia le discoteche erano club puri. Oggi sono diventate vere e proprie aziende, dove si parte dall’aperitivo si passa per la cena e si arriva al club».

Come vedi oggi il panorama dei club del nostro territorio metropolitano? «Il panorama è ridotto rispetto a quello di una volta. Nel decennio scorso i club erano molti di più. Chi oggi è rimasto sulla scena si è dovuto interfacciare alla realtà in modo molto più preciso, soprattutto con un occhio attento ai costi».

La tua esperienza lavorativa ti ha portato spesso fuori dai confini locali. Com’è vista la nostra offerta di intrattenimento musicale? Siamo un punto di riferimento nel panorama del divertimento notturno? «Il Veneto è stata una delle prime regioni a studiare in modo preciso e dettagliato l’offerta dei club, aggiornandola in base alla richiesta. Un esempio concreto è quando negli scorsi anni si era sviluppata la voglia di modernizzare dal punto di vista estetico e dei dj i locali. Il Veneto è sempre stato all’avanguardia e ha fatto da faro ad altre realtà territoriali. Girando la nostra penisola per lavoro, mi sono reso conto della grandezza che l’eco veneto ha nel resto delle regioni».

Quando hai cominciato a fare il dj e quali sono le tue radici musicali? «La mia prima palestra sono stati i villaggi turistici, dove facevo l’animatore e da dove è di fatto iniziata la mia prima formazione. Una volta, per fare quel tipo di lavoro, dovevi passare delle selezioni e fare un corso che ti dava un’infarinatura generale. Quest’esperienza mi ha permesso di avere un bagaglio culturale per relazionarmi con qualsiasi persona».

Secondo te quali sono state le tendenze musicali del 2012 e quali saranno quelle del 2013? «Non c’è più un’unica tendenza musicale. I generi musicali sono molti e si differenziano per piccole sfumature. I grandi dj di fama internazionale stanno diventando rock/pop star e impongono la loro musica a livello globale rispetto a una volta. Ma non per questo la musica di nicchia è scomparsa, tutt’altro».

Quali sono i locali dove lavori più frequentemente? «Il Muretto di Jesolo, il Victory e Villa Bonin, entrambi locali di Vicenza, e soprattutto al 7.2. Il 7.2 è un prodotto europeo sviluppato in un contesto nazionale. È una festa organizzata sulle spiagge nei mesi estivi, e nei locali nei mesi invernali, dove protagonista è la musica. Dj set di fama mondiale che sono accompagnati da spettacoli di ballo, performance acrobatiche e coreografie. Un festival che è una vera e propria evoluzione del divertimento notturno».

Cosa ti auguri per il futuro dell’intrattenimento? «La crisi ha inciso sulla qualità del lavoro e la crisi peggiore è quella del sorriso. Oggi è molto più difficile far sorridere la gente, ma ci si riesce se ci si impegna il doppio. Non è il momento di regredire ma di costruire qualcosa di nuovo. La differenza è come le persone affrontano la crisi. Gli italiani hanno fatto tanto in tutto il mondo, ma adesso hanno un po’ la coda tra le gambe. Noi pensiamo che qualche città europea possa essere un riferimento, ma non pensiamo mai che qualche volta possiamo essere noi un esempio per gli altri. In questo periodo abbiamo perso un po’ di vista qual è la nostra vera forza».

Le discoteche non sono più uniche titolari del divertimento. Com’è possibile la convivenza tra realtà diverse tra loro che si contendono la stessa clientela? «Io noto un duplice percorso: da una parte la voglia del gestore di un bar di affermarsi nel settore musicale con un aperitivo e un dj, e dall’altra quella del gestore di creare aperitivi, situazioni pre-disco. Ed ecco che sono nate in questi anni molte collaborazioni tra discoteche e locali. Quest’unione è risultata fondamentale, perché consente di selezionare un pubblico con gli stessi gusti e fa emergere la comune volontà di aiutarsi».

GIULIANO VERONESE. Classe 1949, è considerato a pieno titolo «il Maestro». Con 40 anni di esperienza alle spalle in tutti i locali d’Italia e d’Europa, Giuliano Veronese resident al Muretto di Jesolo continua a riempire i locali e a conquistare le platee.

Come è cambiato negli ultimi anni il mondo della notte? «A mio avviso il mondo della notte non è cambiato, è sempre uguale. La discoteca era così già negli anni 70 ed è così ora».

Sei cresciuto a Padova e proprio da qui ha avuto inizio la tua carriera. Come vedi oggi il panorama dei club del nostro territorio metropolitano? «Una volta i locali erano molti, oggi si sono ridotti drasticamento. Tutto questo perché è diminuito l’investimento nei club ma è aumentato quello nei locali super commerciali».

Quando hai cominciato a fare il dj e quali sono le tue radici musicali? «Io ho iniziato negli anni 70 e i miei generi musicali sono stati il rock e il soul. Poi molto anni dopo sono approdato alla musica house».

Secondo te quali sono state le tendenze musicali del 2012 e quali saranno quelle del 2013? «Beh nel 2012 si sono abbassate le BPM, ossia le velocità e sono state le produzione tedesche a farla da padrone. Non si potrà dire cosa andrà nel 2013 perché gli aggiornamenti in questo settore sono in continua evoluzione».

Quali sono i locali dove lavori più frequentemente? «Il Muretto di Jesolo».

Cosa ti auguri per il futuro dell’intrattenimento? «Mi auguro che nessun locale chiuda più. La scelta diventa sempre più ridotta e se altri locali cessano la loro attività, il cerchio del divertimento si stringe drasticamente».

Le discoteche non sono più uniche titolari del divertimento. Com’è possibile la convivenza tra realtà diverse tra loro che si contendono la stessa clientela? «È tutta una questione di orario e di costo. Gli aperitivi costano meno e vengono fatti in orari non troppo tardi. La discoteca invece ha altre caratteristiche. Li vedo ancora come due prodotti differenti e pertanto non li vedo concorrenti».

…CONTINUA…

 

DI MICOL STELLUTO

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