La geografia dei marinai tra carte nautiche e antichi portolani

Nella foto in alto: Battista Agnese Carta Nautica dell’Oceano Indiano, 1554 – Biblioteca Nazionale Marciana Venezia

Dalla nascita delle carte nautiche agli strumenti digitali per navigare                                                       

A guardarle oggi con occhi inesperti sembrano solo dei meravigliosi colorati dipinti. In realtà le carte nautiche sono indispensabili strumenti di navigazione che hanno origine antichissima.
Ne abbiamo parlato con il veneziano Piero Falchetta, saggista, letterato, traduttore nonché storico della cartografia, dei viaggi e della navigazione, attualmente responsabile dell’Ufficio Carte Geografiche della Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia.

  • Piero Falchetta quando è nata la cartografia nautica e come si è evoluta nel tempo?

«Possiamo associare la diffusione della cartografia nautica con l’invenzione e l’inizio dell’uso della bussola quindi già nel XI – XII secolo. Il primo documento che ci è pervenuto è la Carta Pisana, databile a circa il 1290.A partire dal XIV secolo le testimonianze pervenute cominciano ad infittirsi. Soprattutto nei primi tempi quando la cartografia nautica era all’inizio l’uso che se ne faceva a bordo in condizioni non certo favorevoli faceva si che molti documenti andassero persi o distrutti. C’è un censimento fatto che ha contato circa 500 pezzi tra carte e atlanti nautici prodotti dall’inizio della prima testimonianza fino al 1500».

Andrea Bianco, carta di parte delle coste dell’Europa settentrionale e delle isole britanniche, 1436 – Biblioteca Nazionale Marciana Venezia
  • Che caratteristiche avevano in origine le carte nautiche?

«Le caratteristiche principali sono la descrizione delle coste del Mediterraneo, del Mar Nero e dell’Europa settentrionale facendo riferimento a Spagna, Francia, Fiandre, la parte meridionale dell’Inghilterra e il tratto più settentrionale della costa atlantica dell’Africa. Questa è l’area che viene chiamata del “portolano normale” descritto tradizionalmente nei secoli. Un modello stabile che rimane a rappresentare il Mediterraneo, tutte le sue coste, con tutti i nomi delle località, delle città, dei paesi, i punti di rifornimento dell’acqua, dove c’è il sale in modo da essere di supporto e orientamento per i naviganti».

  • Che tipologie di carte si conoscono?

«Abbiamo due principali correnti di cartografia nautica: una scuola italiana più tecnica e scarna in decorazioni e nell’inserimento di elementi non propriamente geografici e nautici e una scuola maiorchina, senza dubbio più ricca di decorazioni, disegni, rappresentazioni, raffigurazioni.
A partire dal 300 in poi si hanno maggiori testimonianze con carte e atlanti di piccole dimensioni all’inizio. Successivamente diventano sempre più grandi perché passano da un uso strettamente legato alla navigazione ad un uso collezionistico».

Il cartografo veneziano Piero Falchetta
  • come venivano realizzate le carte nautiche? Come si raccoglievano le informazioni?

«Le informazioni venivano dall’esperienza perché la navigazione, in particolare quella mediterranea, è pratica antichissima. Lo Stadiasmo del Mar Grande, un documento greco il cui testo risale al primo secolo dopo Cristo, è una specie di portolano ovvero descrive porti e posizioni nel Mediterraneo, quindi sappiamo che in epoca classica abbiamo qualcosa che rappresenta la base per il disegno della carta. L’esperienza e la pratica continua della navigazione da parte delle marinerie di tutto il Mediterraneo fa sì che si accumuli un patrimonio di conoscenze che ad un certo punto viene riversato nella cartografia. La carta non è strumento indispensabile per la navigazione in quanto l’esperienza e la pratica sono i primi elementi che rendono possibile la sicurezza dei traffici; però serve per progettare un viaggio, verificare certe posizioni, è la rappresentazione di un sapere, di una tradizione».

Atlante di Battista Agnese, Carta corografica nautica dell’Italia – Biblioteca Nazionale Marciana, Venezia
  • Chi disegnava le carte nautiche?

«Le disegnavano i cartografi, persone legate all’attività marinaresca, più o meno professionisti, in quanto erano o marinai in senso lato quindi naviganti che praticavano il commercio ed erano padroni di navi o, come nel caso di Pietro Vesconte, è possibile fosse uno dei medici di bordo. Poi c’erano i cosiddetti pittori, ovvero persone che non avevano nessuno diretto contatto con il mare, però basandosi sui modelli esistenti componevano carte. Esempi importanti sono rappresentati da Grazioso Benincasa e Battista Agnese che non erano veneziani ma hanno operato principalmente a Venezia creando dei veri e propri atelier della cartografia, fertilissimi di opere. Altri cartografi rilevanti sono Andrea Bianco, padron di nave e navigante che ha anche collaborato all’ultima fase di realizzazione del famoso mappamondo di Fra Mauro, Andrea Cesani, i fratelli Pizzigano, Giacomo Ziroldi, però tante opere sono giunte anonime».

  • Il mappamondo di Fra Mauro è il più importante documento della cartografia veneziana: di che cosa si tratta?

«E’ il disegno del mondo com’era concepito e conosciuto prima della scoperta dell’America quindi i tre continenti Asia, Africa, Europa. Un planisfero databile intorno al 1450 composto dal monaco camaldolese Fra Mauro che ha vissuto per gran parte della sua vita presso il monastero nell’isola veneziana di San Michele. E’ una summa straordinaria del sapere geografico dell’epoca, importante non solo per alcuni contenuti assai innovativi, come ad esempio quelli relativi alla geografia africana, ma anche per le particolari caratteristiche dell’opera.

Il mappamondo di Fra Mauro

E’ un grande “monumento” con il mondo che viene rappresentato capovolto – il sud in alto ed il nord in basso -, ed è contornato da alcune iscrizioni, una miniatura del paradiso terrestre e notizie sulle maree, il sole, i pianeti. Il mappamondo è ricchissimo di colori, disegni e molto pregiato dal punto di vista dell’esecuzione con molto inserto di foglia d’oro e miniature. L’opera conservata per molti secoli nel Monastero della Congregazione camaldolese nell’isola di San Michele, a Venezia, si trova ora nella biblioteca Marciana della città lagunare.

  • Nella geografia dei marinai ci sono anche i portolani…

Si, sono manuali antichissimi di diffusione della conoscenza che riportano informazioni utili al riconoscimento dei luoghi tramite descrizioni testuali, disegni e carte geografiche, notizie sulla normativa, riferimenti per il cabotaggio costiero, per l’ingresso nei porti, l’ancoraggio ed ogni altra indicazione importante per la navigazione e la sicurezza. L’avvento del digitale ha naturalmente rivoluzionato la cartografia, che dal supporto cartaceo si è trasferita allo schermo del GPS e del computer e oggi non richiede più particolari conoscenze tecniche perché la navigazione si svolge con moderni strumenti».

 

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