La fede nel bosco

M15-Vaticano1

Il padiglione della Santa Sede debutta alla Biennale di Venezia con dieci luoghi di culto progettati da architetti internazionali

Uno spazio verde vista mare di straordinaria bellezza, poco conosciuto in città e dagli stessi visitatori dell’isola di San Giorgio Maggiore, a Venezia. È il bosco che ospita la novità più significativa ed affascinante di “Freespace”, 16^ Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia: il padiglione della Città del Vaticano. Un progetto curato dallo storico dell’architettura Francesco dal Co, con il contributo della Fondazione Cini ed il Pontificio Consiglio della Cultura, che vede la Santa Sede partecipare per la prima volta all’esposizione, dopo le esperienze alla Biennale Arte del 2013 e 2015.

Inaugurazione di “Vatican Chapels” nell’isola di San Giorgio Maggiore (a sx il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, al centro il Cardinale Gianfranco Ravasi, a dx il Patriarca di Venezia Francesco Moraglia)

Il tema di una cappella come luogo di orientamento, incontro, meditazione e saluto è stato affidato a dieci architetti, che hanno ideato e costruito altrettante cappelle nei giardini della Fondazione Cini, luogo ideale di quiete per riconciliare lo spirito. Le realizzazioni di “Vatican Chapels”, create grazie anche all’impegno imprescindibile di importanti imprese di settore ed enti finanziatori, si dispongono in «un ambiente naturale del tutto astratto, connotato unicamente dal suo emergere dalla laguna e dal suo aprirsi sull’acqua», come lo definisce Dal Co. Il numero delle cappelle è simbolico perché esprime un decalogo di presenze, rappresentando il dialogo e la pluralità delle culture e delle società. «Sono i punti di orientamento nel labirinto della vita», sottolinea il curatore. L’originalità dell’impresa ha lasciato gli architetti liberi di progettare senza riferimenti ai canoni comunemente riconosciuti.

La cappella di Eduardo Souto de Moura – PH© Alessandra Chemollo

All’interno delle cappelle, il fulcro comune ed elemento identificativo e unificante è costituito dalla presenza dell’altare e del leggio. Il Patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, presentando il padiglione ha affermato: «Il progetto ci ricorda come l’edificio-chiesa non sia solo uno spazio funzionale, ma un luogo simbolico dell’incontro con Dio, uno spazio sacro. Il percorso espositivo dice, in linguaggio architettonico d’eccellenza, il mistero cristiano in termini consoni alla modernità».

La cappella di Andrew Berman – PH© Alessandra Chemollo

Le dieci cappelle, inaugurate alla presenza del cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e commissario del Padiglione, sono state progettate dall’architetto italiano Francesco Cellini, dal cileno Smiljan Radic, dalla brasiliana Carla Juaçaba, dal paraguaiano Javier Corvalan, dall’australiano Sean Godsell, dagli spagnoli Eva Prats e Ricardo Flores, dal portoghese Eduardo Souto de Moura, dal britannico Norman Foster, dallo statunitense Andrew Berman e dal giapponese Terunobu Fujimori. Semplici edifici di culto ideati sul modello della Skogskapellet, la “cappella nel bosco” dell’architetto svedese Gunnar Asplund: una piccola struttura in legno con pareti bianche e tegole del tetto nero di trucioli costruita nel 1920 per simboleggiare il Sacro nel cimitero di Stoccolma. Per rendere partecipe il pubblico e spiegare la nascita del progetto è stato allestito l’”Asplund Pavillon” che espone i disegni ed il plastico del modello che ha ispirato la realizzazione delle dieci cappelle. Le dieci architetture sacre nel bosco dell’isola di San Giorgio, visitabili fino al 25 novembre 2018, interpretano l’idea di “Freespace”, “liberando” il bosco dall’oblio per restituirlo alla comunità quale patrimonio culturale. Un percorso spirituale immerso nella natura.

La cappella di Norman Foster – PH© Alessandra Chemollo

La volontà del Vaticano sarebbe quella, terminata l’Esposizione, di far viaggiare i dieci piccoli edifici in diverse parti del mondo per diventare architettura religiosa delle comunità che lo scorso anno sono state colpite da terremoti.

La cappella di Eva Prats e Ricardo Flores – PH© Alessandra Chemollo

UN’AZIENDA VENEZIANA PER IL VATICANO

Nel 2002, l’autorevole rivista britannica Wallpaper ha citato l’architetto australiano Sean Godsell come una delle dieci persone al mondo destinate a “cambiare il modo in cui viviamo”. Nel 2003 ha ricevuto una citazione dal presidente dell’American Institute of Architects per il suo lavoro per i senzatetto. L’anno seguente il suo prototipo di “Future Shack” è stato esposto per sei mesi al Cooper Hewitt Design Museum dello Smithsonian Institute di New York. La rivista Time lo ha nominato nella sezione “Who’s Who – The New Contemporaries” del suo supplemento per lo stile ed il design del 2005.

La cappella di Sean Godsell – PH© Alessandra Chemollo

La sua realizzazione per “Vatican Chapels”, una torre con struttura portante in acciaio, nasce dall’amore per i campanili di Venezia, per la loro audace ingegneria e sfrontata verticalità sullo skyline della città. Tutti e quattro i lati della costruzione si aprono per rivelare l’altare e, viste dall’alto, le porte verticali della cappella formano una croce.

Alla realizzazione del progetto di Godsell ha contribuito anche un’azienda specializzata di Porto Marghera, la Zintek, unica produttrice in Italia di un particolare laminato in zinco-rame-titanio ideale alle esigenze dell’architettura moderna, che ha rivestito interamente la struttura della cappella, compreso l’altare. «Il materiale che produce questa azienda veneziana – spiega il responsabile del progetto, Gianni Schiavon – si è rivelato particolarmente adatto al lavoro di Godsell per le sue caratteristiche: oltre alla grande malleabilità, il suo aspetto naturale, omogeneo e brillante conferisce a coperture e facciate l’aspetto di un manto, come un abito tessuto su misura.

L’architetto Sean Godsell, a dx, con il responsabile del progetto Gianni Schiavon – PH© Alessandra Chemollo

L’idea di partecipare alla Biennale 2018 per Il Vaticano è nata da un iniziale contatto con l’amico Dal Co e si è sviluppata nella realizzazione della cappella di Godsell, un lavoro di precisione e attenzione ai dettagli che ha dato molta soddisfazione». (S.B.)

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