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Kuki Gallmann, la scrittrice che difende l’ambiente

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Nella foto in alto: Kuki Gallmann

Una vita che sembra un romanzo d’altri tempi, la storia di una donna che viene colpita da vicissitudini che stroncherebbero chiunque.  Non lei.
Dal dolore che l’ha piegata ha tratto la propria forza.
E” un fiore d’acciaio Kuki Gallmann, la scrittrice trevigiana nota in tutto il mondo per il suo attivismo in difesa della natura e dell’ambiente, che combatte dalla sua tenuta in Kenya nella contea di Laipikia a Ol Ari Nyiro ai bordi della grande Rift Valley.
In un’imboscata, nell’aprile 2017, è stata ferita gravemente con colpi da arma da fuoco, presumibilmente da pastori nomadi in conflitto con i proprietari terrieri per pascoli e sorgenti d’acqua. Con la sua tempra si è rimessa, anche se lentamente. “Non sto bene al 100 per cento” dice, mostrando il bastone che l’aiuta a camminare.
“La sensazione è quella di essere un pezzo di porcellana che è stato spaccato e poi rimesso insieme con la colla: si vede sempre l’attaccatura. Non sarò più come prima, anche perché ho 74 anni, non sono una bambina. Ma cerco di fare del mio meglio nelle condizioni in cui sono”.

 

The Gallmann Memorial Foundation in Africa

 

Una vita da best seller

 

Segnata sì, ma sempre bella nella sua età e fiera d’aspetto.
Kim Basinger l’aveva interpretata nel film uscito nel 2000 “I dreamed of Africa” di Hugh Hudson, tratto da “Sognavo l’Africa”, il primo libro scritto da Kuki nel 1991.
Diventò un best seller e fu tradotta in 26 lingue quest’autobiografia della prima parte della sua straordinaria vita.
Perché Kuki nasce in una famiglia particolare: il papà è il famoso Cino Boccazzi, medico, scrittore, esploratore e archeologo trevigiano.
“Fin da piccola mio padre mi parlava delle sue avventure nel Sahara, storie meravigliose di tuareg, dune e deserti – spiega Kuki – Tanto che quando una volta la maestra a scuola ci dette un tema: “Io fra 20 anni”, descrissi quello che in realtà mi sarebbe successo a 32. Di come mi sarei svegliata in mezzo ai profumi dell’Africa, la vita che facevo, le lingue che parlavo.
Ma la maestra mi ritornò il tema senza voto, motivando che avrei dovuto descrivere qualcosa di verosimile. Le risposi “Io, fra 20 anni, sarò in Africa e le manderò una cartolina”.
E così successe. Era una brava maestra, ma una volta nella scuola la fantasia veniva bocciata”.
Il suo nome vero è Maria ma fin da piccola, quando il padre portò a casa un soldato inglese che l’appellò “cookie”, biscottino, tutti la chiamano Kuki.
Gallmann invece è il nome del suo secondo marito, Paolo, che conobbe durante il ricovero in ospedale dopo un pauroso incidente.

 

Tribù africana

Nel 1972 Kuki si trasferì in Kenya nella tenuta che aveva comperato Paolo nella Rift Valley, l’attuale Ol Ari Nyiro.
Un paradiso per loro e una vita appagante, assieme a Emanuele, il figlio avuto dal primo matrimonio.
Ma passato qualche anno, Paolo muore in un incidente stradale quando lei è incinta di Sveva che nascerà qualche mese dopo. E la sorte infausta si accanisce: Emanuele muore nel 1983 a 17 anni, morso da un serpente.
“Alla morte di mio figlio, tre anni dopo mio marito, ho giurato sul suo corpo, perché l’ho seppellito con le mie mani, di rimanere in Africa e di fare di Ol Ari Nyiro un esempio di come l’attività umana possa essere conciliata con l’ambiente”. E così fu.

 

I progetti di Kuki

Maman, così la chiamano i nativi, ha iniziato a sviluppare un progetto, The Gallmann Memorial Foundation, coinvolgendo le tribù locali.
Partendo intanto dalla costruzione di una scuola con materiali naturali per ospitare gratuitamente i bambini, perché potessero avere un’esperienza naturalistica.
“Per i kenioti la priorità è mangiare, dormire, curarsi, andare a scuola, avere un tetto sulla testa. Può sembrare strano ma è considerato un lusso andare in un parco nazionale e vedere alcuni animali. Ma è la loro terra e un giorno questi bambini cresceranno e alcuni di loro diventeranno ministri dell’ambiente. Per questo è così importante che conoscano questi luoghi”.

 

 

In seguito Kuki ha dato vita a innumerevoli progetti. Quello che forse le sta più a cuore si svolge ogni anno dal 2008 nell’anniversario della morte del figlio, lo sport per la pace, i Laikipia Highland Games, dove partecipano tanti ragazzi di tutte le tribù.
Sono tornei di volley, pallone, corsa, staffetta, lancio del giavellotto, giochi tribali.
La figlia Sveva segue, tra le tante cose, un progetto artistico che mette insieme giovanissimi che prima si sfidavano nelle baby gang.
Kuki mostra un gioiello che ha al collo, con inciso “Amani”, che in Swahili vuol dire pace.
“E’ un regalo di questi ragazzi, lo hanno creato loro” spiega Kuki, che a Treviso nel 2017 è stata insignita del Premio honoris causa Mazzotti Gambrinus (che prima di lei hanno avuto Freya Stark, Konrad Lorenz, Tiziano Terzani, Luis Sepulveda, per citarne alcuni) per l’impegno nei valori ambientali di cui il Premio è portatore.

 

L’amata Africa

Ma com’è l’Africa di Kuki? Le brillano gli occhi, il viso si accende di un sorriso meraviglioso. “Non si può mettere l’Africa in una parola, in una frase, neanche in un libro. Impossibile. Neanche i miei cinque libri sono bastati -confessa- Dico solo che la mia, è un’Africa colorata, perché in Kenya coesistono molti climi e biodiversità: c’è il mare con scogli corallini, la savana, le foreste, le montagne innevate…”
E l’Africa, cosa dà a Kuki? “Se c’è un valore che mi ha trasmesso l’Africa, è la resilienza, l’adattamento, l’adattabilità. Perché le circostanze non si possono cambiare, ma si può cambiare il carattere, il nostro atteggiamento nelle circostanze”.

6 commenti su “Kuki Gallmann, la scrittrice che difende l’ambiente”

    1. Ho sempre ammirato kuki gallmann, mi piacerebbe incontrarla, per me è fonte di ispirazione.

  1. Kuki da sempre ti leggo.Dopo 20 anni ho riletto Notti Africane. Non sono mai stato in Africa ma ci torno ogni volta con i tuoi libri , con te. Grazie, e lunga vita. Mario Patti

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