Travel writer: omaggio a una speciale donna che anticipò i tempi

Freya Stark
Nella foto in alto: la viaggiatrice inglese Freya Stark

Freya Stark viaggiò ovunque nel mondo. Ma scelse Asolo come sua dimora.

 

Di donne che hanno lasciato il segno ce ne sono molte.  Ma ce n’è una che, più di altre, da qualsiasi parte si guardi alla sua figura, risulta di un’attualità straordinaria. Cittadina del mondo, Freya Madeleine Stark, famosa viaggiatrice inglese, può essere considerata a pieno titolo l’antesignana delle reporter o travel writers che giungono in aree difficili per raccontare di genti, di società, di situazioni critiche.
Ma nessuna è anche archeologa, cartografa e diplomatica come fu lei in un periodo in cui le pari opportunità erano il miraggio di donne che, derise e osteggiate, chiedevano a gran voce il diritto di voto.
Viaggiava da sola in zone in cui nessun occidentale aveva mai messo piede prima.
Studiava molto i luoghi e le società che avrebbe visto, ne imparava la lingua. Di lingue infatti, Freya ne parlava correntemente una decina.
Il suo passaporto porta stampigliato, alla voce “professione”, esploratrice e scrittrice.
Una donna eccezionale che elesse Asolo, la cittadina dei cento orizzonti, sua dimora prediletta e amata. Morì qui, centenaria, nel 1993.

 

Asolo, Palazzo della Ragione dove è allestita la mostra permanente “La stanza di Freya”

La città oggi ricambia questo profondo legame con uno  spazio permanente nel Museo civico: “La stanza di Freya”,allestito da Corde Architetti Associati di Venezia.
E’ collocato nello stesso piano in cui si trovano le stanze di altre due illustri personalità, forse non a caso ancora due donne, che come Freya, hanno amato Asolo e reso celebre nel mondo questo piccolo gioiello incastonato sui colli trevigiani: la regina Caterina Cornaro, signora di Asolo nel XV secolo e Eleonora Duse, la Divina del teatro internazionale a cavallo tra l’Otto e il Novecento.

 

La stanza di Freya

La stanza di Freya

Non luogo di raccolta di cimeli e reperti, la “Stanza di Freya” è un piuttosto il  luogo in cui ritrovare l’essenza e lo spirito che hanno caratterizzato questa donna avanti con i tempi, il suo mondo, il suo modo di vivere.
Un compito arduo, ma dalla resa d’effetto, quello della curatrice Annamaria Orsini che è riuscita a sintetizzare e unire la personalità e la vita avventurosa lunga un secolo della grande inglese, ideando nell’ampio e bianco locale un percorso interattivo attorno a tre punti: una scrivania circolare, un armadio e un baule da viaggio collocato accanto a una porta.

Mobili d’arredamento, bianchi anch’essi, che si rifanno a quelli originali progettati dalla stessa Freya e provocano nel visitatore il piacere della scoperta. Si possono infatti aprire cassetti e ante, sfiorare lettere, fotografie e abiti, battere i tasti della macchina da scrivere (una Olivetti lettera 22 originale) e si è già in sintonia con lei nel ripercorrere la sua vita, i suoi viaggi in Medio Oriente, in Siria attraversando il deserto fino ad Aleppo, nella valle degli Assassini in Persia, lungo una zattera sull’Eufrate o a dorso di un pony in Himalaya.

 

Alcuni oggetti in mostra appartenuti a Freya Stark

 

Nel candore dell’ambiente spiccano i colori dei cimeli, in gran parte donati da Anna Modugno, l’assistente di Stark nell’ultimo periodo della sua vita.

La scrivania

Simboleggia il luogo di lavoro, l’elaborazione del pensiero, lo studio, lo scrivere.
Cassetti e antine rivelano oggetti come gli occhiali, portapillole, rullini fotografici, bigliettini augurali della regina Elisabetta e del re di Giordania, i ricami che usava fare per rilassarsi. E’ singolare come nelle donne intellettualmente più impegnate ci sia quasi sempre una manualità a fare da contrappeso.

L’armadio

E’ una sorta diwunderkammer e raccoglie alcuni ampi cappelli che lei usava per coprire una cicatrice sul cuoio capelluto che si era procurata nell’infanzia, quando i suoi capelli si incastrarono in uno dei telai della fabbrica dei tessuti di cui erano proprietari i genitori. Ma ci sono anche gli abiti da crocerossina che indossò sul Carso durante la Grande Guerra, reperti archeologici, tazze da tè, onorificenze.

 

Alcuni oggetti in mostra appartenuti a Freya Stark

Il baule

Era forse questo l’elemento a lei più caro. Rappresenta il viaggio come il transito attraverso il quale si evolve il pensiero e si completa lo spirito. Contiene borsette, taccuini, disegni di scorci disegnati da Freya. Ciò che sorprende il visitatore alla fine del percorso è la sensazione di essere entrato completamente, senza sapere quando, nel mondo più intimo di Freya e di averne ripercorso emozionalmente lo straordinario vissuto, intrapreso i numerosi viaggi fino all’ultimo, quello dove lo spirito diventa luce.
In un filmato Vox-Lux si sente infatti la voce di Freya Stark che, centenaria, si prepara ad affrontare il trapasso, il buio che diventa luce, la ragione dell’esistenza. “Noi viviamo nel tempo e nello spazio – ebbe a dire – ma apparteniamo all’Eterno. Là, le cose si vedono”.

 

Freya Stark parla davanti ad un consesso diplomatico

 

2 commenti su “Travel writer: omaggio a una speciale donna che anticipò i tempi”

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