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Lavoro e futuro: storia di italiani all'estero: l'economista Gianpaolo Parise

Lavoro e futuro: storia di italiani all’estero: l’economista Gianpaolo Parise

Ogni anno le università venete sfornano centinaia di eccellenze.
Molti neolaureati, titolo in mano, decidono di partire per l’estero per dare sfogo alle proprie aspirazioni, convinti che il loro Paese non dia le necessarie possibilità per sfondare.
Altri, invece, partono perché la loro laurea ha naturali sbocchi all’estero, soprattutto se raggiunta in materie economiche e finanziarie.
In questa seconda categoria rientra Gianpaolo Parise, professore di Finanza all’ Ecole des Hautes Etudes Commerciales, a Nizza, in Francia.
Una grande università privata che ha ramificazioni a Londra, Parigi e a Singapore.
La sua esperienza all’estero dura da poco più di dieci anni ma ci dà modo di viaggiare virtualmente non solo in Francia, sua ultima destinazione, ma anche del Regno Unito, dove ha svolto il programma Erasmus, in Svizzera e negli Stati Uniti.

Il sogno di lavorare in un contesto internazionale

«Il mio sogno è sempre stato quello di tentare la carriera accademica e per esaudirlo volevo conseguire un dottorato di ricerca capace di inserirmi in un ambiente internazionale e di stipendiarmi abbastanza per essere indipendente. Una scelta difficile – spiega Gianpaolo Parise– perché volevo fosse un trampolino per trovare un impiego professionale valido nel caso non riuscissi a farcela nel competitivo mondo accademico. Non essendo ancora pronto ad una lunga permanenza di 5 anni negli Stati Uniti, ho mandato il mio curriculum a tutte le università svizzere, finché sono stato preso allo Swiss Finance Institute, a Zurigo».

Il periodo svizzero

Il periodo svizzero di Gianpaolo è durato tre anni. Poi, ha vinto una borsa di studio che gli ha consentito di terminare il dottorato ad Harvard, nel Massachussetts.

Gianpaolo Parise a Boston
Gianpaolo Parise a Boston

«Gli Stati Uniti sono una tappa obbligatoria per chi è interessato a una carriera accademica – chiarisce Parise – Appena terminato il dottorato, ho ricevuto un’offerta di lavoro come economista alla Bank for International Settlements, a Basilea. Un lavoro davvero stimolante. Ero contento di tornare a lavorare in Svizzera».
Succede a volte che la vita ponga davanti a delle decisioni difficili ma stimolanti, a maggior ragione quando c’è la voglia di condividere la vita con la persona che si ama. E’ quel che è accaduto a Gianpaolo Parise.
«La mia fidanzata olandese, Kim, lavorava e viveva a Parigi. Ci vedevamo ogni weekend e a turno facevamo il viaggio Basilea-Parigi in treno per vederci due giorni e poi ripartire – racconta – Dopo tre anni di continui trasferimenti, avevamo voglia di trovare un ateneo disposto ad assumere entrambi. Tra Lisbona, Barcellona e Nizza, la scelta è caduta sulla Costa Azzurra».

Il periodo francese

È così che è iniziata l’avventura francese per Gianpaolo e la sua compagna.
La scelta di Nizza è risultata vincente.
«L’atmosfera è fantastica. Nizza è una città multietnica e dinamica tra il mare a sud e le montagne a nord – spiega Parise –  La città vecchia è un dedalo di strade che ricorda la Liguria; Carabacel e Carré d’Or sembrano quartieri di Parigi. A est, Mont Boron è un susseguirsi di foreste di pini marittimi e scorci spettacolari sul Mediterraneo. Noi viviamo in centro, di fronte alla spiaggia. Questo ci permette di farci una nuotata quando torniamo dal lavoro per almeno 5 mesi l’anno». Sembra quasi di stare in vacanza.

Gianpaolo Parise a Nizza
Gianpaolo Parise a Nizza

Andare all’estero

Tutto facile? Non proprio.
«All’inizio è stata dura – rileva il protagonista di questa storia a lieto fine – la narrativa dominante in Italia sembra suggerire che espatriare sia una ricetta sicura per il successo lavorativo e la realizzazione personale. La realtà è più complessa: ci vuole tempo per adattarsi a mentalità, lingue e modi di lavorare diversi».
E se sei italiano ti trovi a confrontarti con stereotipi e imprecisioni sull’Italia e il nostro modo di vivere.
«In questi anni alcune delle domande che mi sono state rivolte sono: “se ti fermano in auto quando passi con il rosso puoi pagare il vigile per non farti la multa?” Oppure: “E’ normale avere un’amante in Italia?” fino alle domande sulla mafia e cose così. Affermazioni fatte e domande poste soprattutto da chi il nostro paese non lo conosce affatto. Però ti ci abitui, rispondi e vai oltre».

Le tante tappe di ogni esperienza

Le difficoltà Gianpaolo Parise le ha trovate soprattutto in occasione dell’Erasmus a Manchester, quindi prima della partenza per la Svizzera.
«Manchester era una città industriale, piovosa, con uno dei tassi di criminalità più alti in Inghilterra, ristoranti pessimi ma costosi. Non ci sono più tornato ma dicono che sia nettamente migliorata. Ambientarsi è stato difficile, il mio inglese scolastico era inutile in una città dove parlano uno degli accenti meno chiari dell’Inghilterra. Ci ho impiegato due mesi prima di riuscire a comunicare in maniera appena decente».
Ma grazie agli anni passati tra Svizzera, Stati Uniti e Francia, alle tante esperienze e anche alle difficoltà incontrate strada facendo, il ragazzo di Dolo che si è trovato in difficoltà a Manchester è diventato un autentico cittadino del mondo, mettendo insieme il meglio della sua italianità con le influenze e gli stili di vita degli altri popoli.

Tra affinità e differenze

«Intanto ho preso l’ossessione per la puntualità degli svizzeri- scherza Parise – e poi, stando insieme a un’olandese, ho imparato il dono della schiettezza, di dire sempre quello penso. Fare in Italia una cosa del genere è sempre un problema».

«Sicuramente, tra i Paesi in cui ho vissuto, la Francia è quello più simile all’Italia . Le persone condividono la stessa voglia di apprezzare la vita, gli amici, il buon cibo e il vino. Si lavora per vivere invece di vivere per lavorare. Ma su altre cose il nostro Paese è indietro: i trasporti pubblici all’estero funzionano meglio, ci sono più spazi verdi e sono tenuti meglio, vengono offerti più servizi per le famiglie».

La grande sfida del post-Covid

A questo punto dell’intervista, non può mancare la ricetta di un economista sul post-Covid e su come viene vissuta la pandemia dalla Francia, uno dei paesi più colpiti assieme all’Italia. «La Francia è uscita da qualche settimana dal secondo lockdown ma il numero di nuovi contagi ha ripreso a salire. Nizza per il momento ha gestito bene l’emergenza, si possono fare tamponi gratuitamente praticamente ovunque. La città ha iniziato a fine dicembre a fare vaccini alle persone più a rischio e a raccogliere contatti delle persone non a rischio che vogliono essere vaccinate. Per quanto riguarda il rilancio, invece, penso che l’emergenza ponga una sfida unica per paesi come l’Italia e la Francia. Da un lato i finanziamenti messi in campo dall’Europa – se spesi bene – potrebbero essere un’occasione senza precedenti per rilanciare economie che già andavano a singhiozzo prima del Covid. Dall’altro la quantità d’indebitamento attuale richiede alti livelli di crescita per essere sostenibile.  Non ci sono ampi margini di errore per le politiche economiche», rileva Parise, senza mettere troppa pressione. «La Brexit però sta creando una grande opportunità per i paesi europei per attrarre talenti, che normalmente sarebbero andati in Inghilterra a studiare, lavorare o fare ricerca».
Insomma, un treno da prendere al volo, un ottimo consiglio per chi, a tutti i livelli politici e amministrativi, dovrà prendere decisioni importanti per ricostruzione del tessuto economico e industriale del paese.

 

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