L’isola di Padre Mechitar, in odore di santità

Isola degli Armeni
Nella foto in alto: Isola degli Armeni

C’è un’isola, a Venezia, poco conosciuta agli stessi veneziani.
Al suo interno c’è un antico monastero e questo forse ha sempre portato a dare esclusivamente una dimensione spirituale a un luogo che accoglie chi lo raggiunge aprendogli in realtà le porte di diversi altri mondi.
Ricca di storia e di misteri, di arte, di cultura, di architetture, leggende e curiosità, l’isola è tornata alla ribalta di recente per il riavvio del processo di beatificazione del suo fondatore: l’Abate Mechitar, nato a Sebaste il 7 febbraio 1676 e ora, non per la prima volta, in odore di sanità.

L'Abate Mechitar
L’Abate Mechitar

Avrete capito che la straordinaria isola di cui scriviamo è l’Isola di San Lazzaro degli Armeni, che dal 1717 ospita l’Ordine dei Mechitaristi, fondato nel 1711.

L’isola degli Armeni, a Venezia

E’ l’unica, tra i luoghi sacri, ad aver passato indenne la furia saccheggiatrice di Napoleone Bonaparte nel 1797, quando l’imperatore distrusse tutti i monasteri e gli istituti religiosi.
Ed è qui che si incontra la prima leggenda. Cosa spinse Napoleone a risparmiare il monastero dei padri armeni dai saccheggi che avevano colpito tutti gli altri conventi?
Secondo la leggenda, quella che i veneziani chiamano una “furbata”.
Capito il rischio cui andavano incontro, i padri mechitaristi issarono a San Lazzaro la bandiera turca con la mezzaluna islamica, sostenendo di essere isola extraterritoriale.
Per non incorrere in un incidente con gli ottomani, Napoleone, quindi, soprassedette, lasciando ogni cosa come stava.
Secondo le fonti ufficiali, a salvare il monastero fu il fatto che lo stesso fu considerato un’accademia di scienze e studi.

“Bepi del giasso”: un insolito ospite

Non è l’unica storia suggestiva questa sull’isola e suoi suoi religiosi.
Un’altra leggenda tira in ballo un personaggio particolare, il campanaro “Bepi del giasso” (Bepi del ghiaccio) che, in realtà, altri non fu se non Stalin.
Il segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica nel 1907 sarebbe stato infatti, sotto mentite spoglie, nell’Isola degli Armeni per qualche tempo prima di raggiungere Lenin, in esilio in Svizzera. La narrazione vuole che Stalin, molto abile nel camuffamento e nel distruggere le prove del suo passaggio, costretto a passare per l’Italia per oltrepassare i confini elvetici, abbia fatto tappa dapprima ad Ancona e poi, appunto, a Venezia.
La sua conoscenza dell’armeno lo avrebbe favorito nella selezione del nuovo campanaro. Che fu accolto con l’umorismo tipico dei veneziani.


Considerata la sua provenienza e ricordando le terre fredde del suo Paese, il nuovo venuto fu infatti battezzato “Bepi del giasso”.
Se la storia sia vera o meno non è chiaro. Volle crederci però anche Hugo Pratt che, nel suo fumetto “La casa dorata di Sarmancanda”, la riprende legandola per sempre al suo personaggio Corto Maltese.

La straordinaria ricchezza dell’isola

Quel che è certo è invece l’immenso patrimonio dell’isola.
Grande 7.000 mq, San Lazzaro degli Armeni ha al suo centro un complesso ecclesiastico con un grande chiostro, una chiesetta, una biblioteca che contiene 170.000 volumi e 4.500 manoscritti, una tipografia fondata nel 1789 che stampa ancor oggi in 36 lingue, un grande giardino dove accanto ai cipressi amava sostare Lord George Byron e un roseto dai cui petali di rosa i padri mechitaristi ottengono una delicata marmellata di rose che vendono ai visitatori.
I padri armeni, nei secoli, sono stati gli strenui custodi di ricchezze inestimabili, di cimeli preziosi, dipinti, oggetti provenienti da scavi egiziani e romani, ceramiche e porcellane del ‘700.
I “pezzi forti” restano la mummia e il sarcofago del principe egiziano Nehmekhet del X secolo avvolta in una splendida rete di perline. Ma non sono certo di meno la statua del “re di Roma” scolpita dal Canova e un trono indiano del XIII secolo con intarsi d’avorio donata da uno Scià di Persia.

mummia
La mummia a San Lazzaro degli Armeni

Biblioteca, Pinacoteca e Gabinetto di Fisica e Storia Naturale

L’anima “atea” dell’isola è però la grande biblioteca rotonda che raccoglie libri miniati, manoscritti, incunaboli, legature in argento e smalti.
Ancora la leggenda si insinua nella descrizione di questa straordinaria biblioteca aggiungendo nell’elenco anche libri esoterici o addirittura di magia nera, rivestiti di pelle umana.
Una pinacoteca raccoglie le opere di Guardi, Palma il Giovane, Del Sarto, Bassano, G.B. Tiepolo, Canaletto, Ricci e molti altri.
C’è anche un Gabinetto di Fisica e Storia Naturale che ospita collezioni di minerali, uccelli, pesci.

La storia antica dell’isola

Prima del 1717, quando padre Mechitar ottenne dalla Serenissima quel pezzo di terra in mezzo alla laguna, l’isola ospitava (XII sec) i pellegrini infermi e si chiamava San Leone. Successivamente passò ai monaci benedettini di Sant’Ilario diventando un lebbrosario e prendendo il nome di San Lazzaro, patrono dei lebbrosi.
Quando i monaci si trasferirono a San Giovanni e Paolo l’isola fu lasciata in abbandono.

L’Abate Mechitar da Sebaste

Rifabbricato convento e chiesa,  Padre Mechitar vi sviluppò le sue iniziative di carità e di cultura, raccogliendo giovani armeni, istruendoli e provvedendo anche alla diffusione del sapere  nel lontano Oriente con l’invio delle migliori opere ascetiche, letterarie e scientifiche, tradotte dalle varie lingue in armeno  poi stampate nella tipografia nata nel 1789.

Mechitar
L’Abate Mechitar di Sebaste

A San Lazzaro, Mechitar si prodigò per salvaguardare la lingua armena classica, con cui compose una Bibbia nel 1735 oltre a un dizionario di armeno nel 1749, nell’anno della sua scomparsa.
Successivamente la congregazione ricevette in dono alcune rendite da parte di un ricco armeno, Samuele Morath, con le quali fu possibile fondare il collegio per gli orfani armeni a Palazzo Zenobio ai Carmini.

I pellegrinaggi e le suppliche

La venerazione di padre Mechitar (che significa “il consolatore”) non è mai venuta meno dal 1749 fino ai giorni nostri.
Continui pellegrinaggi sono fatti alla sua tomba ai piedi dell’altare maggiore della chiesetta nell’isola di San Lazzaro da parte della comunità armena nel mondo e dagli stessi veneziani e isolani che gli hanno indirizzato suppliche, istanze e ottenuto grazie.
L’8 settembre 2020, nella ricorrenza del giorno in cui padre Mechitar, nel 1717,  fece il suo ingresso ufficiale nell’isola di San Lazzaro assieme ai confratelli della congrega che aveva fondato nel 1700 a Costantinopoli, è stato riavviato per lui il processo di beatificazione.

Come raggiungere San Lazzaro degli Armeni

L’isola è raggiungibile con il vaporetto della linea 20 dalla fermata di San Zaccaria con un solo orario di andata (S. Zaccaria – S. Lazzaro): 15.10 e uno di ritorno (S. Lazzaro – S. Zaccaria): 17.25.

C’è una visita guidata ogni giorno alle 15.25. Per prenotare contattare il numero 041 731490.

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1 commento su “L’isola di Padre Mechitar, in odore di santità”

  1. Un articolo ricco, minuzioso, enciclopedico. Una narrazione coinvolgente, un racconto che dipinge una realtà che induce a ricostruzioni storiche romanzesche. Napoleone, Stalin.. una Venezia internazionale. L’ho letto con vivo interesse. Plauso a chi l’ha scritto.

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