Uno studio americano rivaluta la carne di maiale: se magra e poco lavorata, inserita in una dieta ricca di vegetali migliora i marker di salute e può favorire un invecchiamento sano. Proprio come i legumi
Per anni, è stata considerata una carne “da limitare”.
Oggi il maiale torna al centro del dibattito scientifico sull’alimentazione sana.
Una nuova ricerca statunitense suggerisce infatti che, all’interno di un modello dietetico equilibrato e ricco di vegetali, la carne di maiale magra e poco lavorata può contribuire al benessere metabolico e all’invecchiamento sano, con risultati comparabili a quelli ottenuti da diete basate sui legumi.
Insomma, il maiale come le lenticchie.
Il maiale e la longevità
Dal punto di vista nutrizionale, nonostante il suo colore chiaro, la carne di maiale fa parte delle carni rosse assieme a manzo, cavallo, agnello e capra.
La classificazione si basa sul contenuto di mioglobina, una proteina ricca di ferro, che è maggiore nel maiale rispetto alle carni bianche come pollo e tacchino, ma comunque inferiore rispetto al manzo.
Lo studio della South Dakota State University, pubblicato su “Current Developments in Nutrition” rimette in discussione uno dei dogmi alimentari più duri a morire e riapre il dibattito su carne rossa, salute e longevità.
Spoiler: non è il maiale il problema, ma come e quanto ne mangiamo.
Due regimi alimentari a confronto
Lo studio ha valutato gli effetti metabolici e alcuni indicatori biologici dell’invecchiamento cognitivo e fisico in adulti di età compresa tra 35 e 65 anni sottoposti per 8 settimane a due differenti regimi alimentari.
Il primo comprendeva carne di maiale magra arrostita, con condimento limitato a olio d’oliva e sale per consentire al grasso in eccesso di scolare naturalmente durante la cottura.
Il secondo, alimenti in cui le principali proteine provenivano da legumi selezionati quali ceci, lenticchie, piselli spezzati e fagioli neri.

Entrambe le diete sono state integrate con verdure e una moderata quantità di uova, latticini e oli vegetali.
Dopo le 8 settimane, per altre due è stato concesso ai partecipanti una sospensione in cui potevano mangiare normalmente. Campioni di sangue sono stati raccolti all’inizio e alla fine di ogni fase della dieta. I partecipanti hanno anche compilato un questionario strutturato per valutare l’aderenza, l’accettabilità del menù e la fattibilità complessiva dell’intervento e una check list quotidiana per permettere il monitoraggio della ricerca.
I risultati dello studio
Al termine della prova i ricercatori hanno analizzato i campioni dei partecipanti per diversi marcatori ematici tra cui i livelli di colesterolo, la glicemia e la ferritina, ovvero la quantità di ferro immagazzinata nell’organismo.
I risultati hanno mostrato effetti positivi sui biomarcatori di invecchiamento fisico e cognitivo, senza impatti negativi metabolici sottolineando che la qualità e il livello di lavorazione degli alimenti contano più della semplice presenza di carne nel modello alimentare complessivo.
Gli studiosi hanno osservato che entrambe le diete hanno portato alla perdita di peso (con mantenimento della forza muscolare e delle prestazioni fisiche) e miglioramenti in biomarcatori metabolici come la sensibilità all’insulina, migliorandone la resistenza.
Anche i livelli di colesterolo totale sono diminuiti, riducendo il rischio di infarto e ictus.
La carne di maiale aumenta il “colesterolo buono”
In coloro che hanno seguito la dieta con consumo di carne di maiale è stato riscontrato un aumento del HDL, il colesterolo buono che preleva il colesterolo in eccesso dal sangue e dai tessuti trasportandolo nel fegato per essere eliminato: un processo che svolge un ruolo protettivo contro le malattie cardiovascolari.
Alla luce dei risultati ottenuti, lo studio contribuisce così a ridimensionare l’idea, ancora diffusa, che il consumo di carne di maiale sia di per sé dannoso per la salute. I ricercatori chiariscono però che non si tratta di un via libera generalizzato alla carne rossa, ma di una valutazione circoscritta alla carne di maiale magra e minimamente lavorata, inserita all’interno di un modello alimentare equilibrato.
I risultati suggeriscono inoltre che un invecchiamento sano può essere sostenuto da diete ricche di nutrienti e basate su alimenti di alta qualità, provenienti sia dal mondo vegetale sia da quello animale.



