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I segreti del Taliercio

I segreti del Taliercio

Sono davvero tante, a partire dalla sua costruzione, le curiosità del Taliercio. Abbiamo quindi chiesto al suo progettista, Ruggero Artico, di svelarci alcuni segreti del palasport mestrino…

LA CUPOLA

 

Diametro di 70 metri, altezza di 18 metri. Ma non solo. L’architetto Artico ha molto di più da raccontare sulla struttura (brevettata dall’ingegner Franco Cremaschini di Brescia, «un “genio” freelance che ha brevettato tutte le tensostrutture d’Italia») che caratterizza il Taliercio. Una cupola sperimentale che, ripensando anche ai tempi della costruzione, Artico definisce «spartana, ma tecnologicamente avanzata e soprattutto estremamente economica».

«La cupola è fatta di alluminio e isolante: alla sua base non ci sono travi, ma una sorta di “guscio fatto di cubetti”. Il Taliercio, così com’è, non può essere modificato proprio perché la struttura è costituita da due fasci di tubi vuoti di acciaio precurvati, che disegnano archi di 90 metri. Il fascio inferiore è più grosso e compresso; quello superiore più leggero e teso con martinetti idraulici. Questo comporta che ci sia una tensione indotta e i nodi di saldatura devono essere perfetti: se li tagli, la struttura implode e, in pratica, “scoppia”. E se si rompesse un nodo, partirebbero le cosiddette “bisce”. Per questo, l’ingegner Cremaschini, a suo tempo, pretese che le saldature di forza dei nodi fossero fatte da due persone di sua fiducia».

Una cupola, comunque, assolutamente sicura. «Una delle paure più grandi della mia vita – riprende l’architetto – è stata legata al fatto che la struttura fosse troppo leggera. Si decise quindi di inserire della boiacca di cemento, iniettandola dal basso per evitare che si creassero bolle, all’interno dei tubi cavi. Trattandosi di una struttura sperimentale, il collaudo fu quindi effettuato dal Politecnico di Milano, caricandola con una serie di bidoni d’acqua da 400 kg. Una volta sottoposta a carico, la struttura scese di 60 centimetri, anziché i 50 previsti, ma scaricata tornò su perfetta. Un altro collaudo riguardò la sottoposizione ad un vento ciclonico a 140 km/h, insistente su un quarto della cupola, che si deformò arrivando a somigliare al corno del Doge. Ricordo che, durante il test, il cemento all’interno dei tubi si fessurava facendo sentire una serie di “colpi di cannone”. Ma, alla fine, il verbale di collaudo confermò che il Taliercio può resistere anche a un forte vento ciclonico».

ACUSTICA, SPETTACOLI E DOTAZIONI

 

Come ricorda l’architetto Artico, il Taliercio fu pensato fin dall’inizio come struttura polifunzionale, in grado di ospitare anche spettacoli, sportivi e non. «Appena finito – ricorda – il Taliercio, nel periodo di collaudo, ospitò un’esibizione tra gli allora giovani campioni emergenti John McEnroe e Adriano Panatta, in una serata di tennis internazionale, visto che l’impianto è stato studiato per poterlo trasformare anche in campo da tennis. Ricordo anche un concerto in cui il Coro della Fenice eseguì la Nona di Beethoven e una serie di concerti rock, che poi non vennero più proposti per motivi di pubblica sicurezza, perché venivano venduti fino a cinquemila biglietti, più della capienza. Una volta passato nelle mani del Comune, nel 1979, il palazzetto fu poi una delle sedi degli Europei di Basket: eppure, già allora, in molti si lagnarono per la mancanza di condizionamento…».

Da allora, comunque, il Taliercio fu utilizzato solo per lo sport. Nonostante, ricorda il suo progettista, l’acustica sia perfetta. «Quando è stata tirata su la cupola di ferro, per garantire l’isolamento acustico fu posato uno strato di schiuma di 3 cm, formato da un impasto di colla e cemento leggero: non amianto, come temeva qualcuno. Cercato e posato il parquet giusto, il primo che provò il campo da basket fu Villalta: arriva e inizia a palleggiare, ma si ferma subito… Non si poteva giocare, per il rimbombo dall’altra parte del campo, dovuto, secondo gli esperti acustici, a un fenomeno di simmetria. La schiuma assorbiva infatti solo gli alti e non i bassi.

Allora sono stati messi su dei dischi volanti, con una “famiglia” di fori che assorbono ognuno una frequenza: pur aumentando i costi, l’acustica è così diventata molto buona». Ma certo, pur essendo un palasport “economico”, non si è rinunciato a nulla, per garantirne la massima efficienza. «Abbiamo voluto – conclude Artico – un impianto elettrico “serio”, costato a quei tempi ben 70 milioni e abbiamo messo anche gruppo elettrogeno, come quello fatto per il centro commerciale “Panorama” negli anni Ottanta, con all’interno una tabella per la manutenzione, visto che non erano impianti così diffusi, a quei tempi. Così come abbiamo dovuto praticamente “inventarci” le normative per le uscite di sicurezza e le tabelle “voi siete qui”, imitandone alcune di simili viste in Francia».

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