Un recente studio rivela che bastano due porzioni di funghi cotti alla settimana — circa 300 g, ovvero 150 g al giorno in media — per ridurre del 50 % il rischio di Mild Cognitive Impairment (MCI). Il merito? Un potente antiossidante che l’uomo non può produrre
Un’indagine su 663 anziani cinesi di Singapore, svolta nell’ambito dello studio Diet and Healthy Aging (DaHA), ha osservato una correlazione sorprendente: chi consumava più di due porzioni settimanali di funghi cotti — circa 150 g a porzione — aveva il 50 % di probabilità in meno di presentare MCI, una compromissione cognitiva -spesso legata alla memoria, al linguaggio o all’attenzione – rispetto a chi ne mangiava meno di una volta a settimana.
L’associazione reggeva anche dopo aver corretto per età, genere, scolarità, fumo, alcol, pressione, diabete, cardiopatie, ictus, attività fisica e sociale.
L’MCI non è invalidante come demenza o Alzheimer ma indica uno stato di invecchiamento cognitivo che comunque impatta sulla vita quotidiana. Ora si sa che, intervenendo precocemente con abitudini alimentari “protettive” può aiutare a contrastare o rallentare il deterioramento del nostro cervello.
Quanta quantità? Le porzioni spiegate
Una “porzione” di funghi cotti è stata definita come tre quarti di tazza, circa 150 g, quindi due porzioni equivalgono a 300 g a settimana, cioè in media 150 g al giorno.
I benefici osservati riguardano diverse varietà comuni, non solo rare specialità: l’Enokitake (Flammulina velutipes), noto per i lunghi filamenti bianchi usati spesso nelle zuppe asiatiche; il Pleurotus ostreatus, chiamato anche orecchione o fungo ostrica; il Lentinula edodes, conosciuto come shiitake e l’Agaricus bisporus, lo champignon bianco o bruno che ritroviamo in moltissimi piatti. Lo studio ha incluso anche i funghi essiccati e in scatola, a dimostrazione che l’effetto protettivo non è limitato al prodotto fresco.
Anche una sola piccola porzione settimanale sembra già apportare benefici.
Questo perché molti tipi di funghi contengono un potente antiossidante naturale che l’uomo non produce: l’ergotioneina (ET), in grado di contrastare lo stress ossidativo cerebrale.
Studi precedenti su anziani di Singapore avevano misurato livelli plasmatici di ET significativamente più bassi in chi soffriva di MCI, suggerendo un potenziale legame tra carenza di ET e declino cognitivo.
Altri composti nei funghi — come hericenoni, erinacine, scabronine e dictyophorine — sembrano stimolare la sintesi dei fattori di crescita nervosa. Inoltre, alcune ricerche indicano che i funghi possono inibire la produzione di beta-amiloide, tau fosforilata e acetilcolinesterasi, proteggendo il cervello da neurodegenerazione.
Conferme dal mondo: oltre Singapore
Anche al di fuori di Singapore, l’evidenza è incoraggiante.
Uno studio cinese su oltre 2.200 adulti tra 55 e 63 anni ha rilevato che già consumarne 10 g al giorno era associato a una riduzione del 12 % del rischio di MCI, mentre nei quartili più alti di consumo si registravano punteggi significativamente migliori su test cognitivi.
In Giappone, uno studio con oltre 13.000 partecipanti over 65 ha mostrato che consumare funghi 1-2 volte a settimana era associato a un 5 % di riduzione del rischio di sviluppare demenza, e più di 3 volte a settimana a un 19 % di riduzione, in particolare tra le donne.
Ciò che serve ora: più ricerca, anche sperimentale
L’ équipe di Singapore prevede di testare ET puro (l’ergotioneina non mostra effetti avversi in studi preliminari) possibilmente in combinazione con nutrienti come L-teanina o catechine, per verificarne l’efficacia nel prevenire il declino cognitivo.
Il legame tra funghi, ergotioneina e funzioni cognitive è solido, ma serve rafforzarlo con prove cliniche. In attesa, aggiungerli al piatto non costa nulla e può fare la differenza.