Francesco Cerclin Re, la mia nuova vita in barca a vela

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«Il primo luglio mi sono svegliato alle 5.30 carico di adrenalina e con una strana felicità addosso. Davanti a me avevo un orizzonte sconfinato di possibilità: la mia destinazione poteva essere qualsiasi porto del Mediterraneo. Mezzora dopo ho messo la prua a Sud e ho iniziato la navigazione».

Un lungo viaggio in barca a vela e la voglia di vivere all’avventura: inizia così il nuovo capitolo della storia di Francesco Cerclin Re.

NELLE PUNTATE PRECEDENTI

Francesco nasce a Mirano, nel Veneziano, nel 1981. Conquistati un diploma al Liceo scientifico, una laurea Triennale in Economia e gestione dei servizi turistici e una Specialistica in Marketing e Comunicazione, inizia giovanissimo a lavorare per una multinazionale olandese. A soli 25 anni vanta già quella che si direbbe “una buona posizione”. Un lavoro da gruzzoletto assicurato, la macchina aziendale, colleghi sparsi per il mondo, esperienze stimolanti da maturare, responsabilità da inanellare. Passano 11 anni, poi un giorno succede che l’azienda, che intanto ha cambiato proprietà, lo lascia a piedi. «La notizia è arrivata – racconta Francesco – agli inizi di maggio e il primo giugno ero a casa. Non è stato facile attutire il colpo. In un attimo tutte le mie certezze sono andate in fumo. Mi sono trovato in una situazione affatto facile, ma con un sacco di tempo tra le mani. Allora ho pensato che, non avendo mutuo da pagare né famiglia da mantenere, potevo finalmente dare sfogo alle mie passioni. Era arrivato il momento di prendere la mia barca e andare».

UN SEQUEL DAL FINALE APERTO

«Vivere in barca è uno stile di vita: per ovvi motivi di spazio, riduci il superfluo – Francesco va avanti nel suo racconto – e riassapori l’essenziale. Lunghe passeggiate sulla spiaggia, la sveglia all’alba e le prime luci del giorno, il silenzio, la solitudine, nuovi posti e nuovi volti. Ma pure fatica e sudore. È una sfida continua, perché sono un ragazzo normale, non sono certo Giovanni Soldini, e perché il mare ha le sue incognite». Quel mare che lo chiama tanti anni fa, quando si iscrive a un corso di barca a vela spinto dal desiderio di andare alla scoperta della bellezza della Laguna di Venezia. Ed è proprio qui, a Pellestrina, che quel primo luglio tiene a battesimo la sua nuova vita.

Un po’ in solitaria un po’ insieme a vecchie conoscenze, in un mese veleggia costeggiando la Croazia, il Montenegro, l’Albania e infine la Grecia. In un’isola del Mar Ionio, Leucade, incontra un amico storico, che ha aperto un tour operator, e ad agosto per due settimane gli fa da co-skipper. Intanto, lungo il cammino fa nuovi incontri e scopre che c’è bisogno di una mano per riportare a casa una barca da regata. Si offre volontario e a settembre risale la costa italiana a bordo di un’imbarcazione tutta da scoprire, mentre la sua piccola compagna di viaggio aspetta pazientemente in Grecia che si faccia l’ora di spiegare di nuovo le vele.

Baia di Kakome – Albania

«La colonna sonora di quest’estate è stata “Viva la libertà” di Jovanotti. Spesso – riflette Francesco a voce alta – nel canticchiarla mi sono chiesto cosa significasse per me quella parola, io che non mi sono mai sentito in gabbia o insofferente, che ho sempre coltivato i miei mille interessi. È ovvio che navigare a vista senza ansia dell’ignoto ma, anzi, forte del coraggio di andare controcorrente che viene dall’avere ascoltato a fondo soltanto quello che mi fa stare bene, sia un lusso in più. Dopo tanti sacrifici, voglio godermelo. Almeno finché potrò, poi chissà».

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