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Fognature: l’evoluzione di Venezia

Fognature: l’evoluzione di Venezia

Cambia il sistema di trattamento delle acque reflue della città storica. Razzini (Veritas): “Ma servono risorse e tempo”

Venezia è una città unica al mondo. Anche in tema di fognature.
Ma se sbaglia chi pensa che sia sfornita di impianti di trattamento delle acque reflue e che tutto sia riversato direttamente nei canali, è vero che esiste di fatto un servizio sostitutivo rispetto ai sistemi fognari di tutte le altre città del mondo.
Che si sta apprestando a cambiare. I lavori per collegare la Venezia storica con i grandi depuratori sono già partiti.
Anzi, un tratto (quello tra l’isola della Certosa e il Lido) è già pronto ed entro il 2025 (ora si sta lavorando tra Certosa e Sant’Elena), secondo il cronoprogramma reso noto dal direttore di Veritas Andrea Razzini, “la conduttura centrale che da Sant’Elena porterà al Lido dovrebbe essere allacciata al depuratore di Fusina”.
Un progetto ambizioso, non a caso definito dallo stesso Razzini “una novità dalla portata storica”, che, però, ha innanzitutto necessità di garantire un aspetto essenziale: l’ingente flusso delle risorse richieste per i lavori. Così come è fondamentale la consapevolezza che, per la realizzazione di queste opere e “per passare a un servizio più economico ed efficace ci vorranno tra i 20 e i 30 anni”.

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Il cantiere del Lido

Il tema dei finanziamenti

Lo sviluppo dei collegamenti fognari della Venezia storica con i grandi depuratori è stato varato dal Comune lagunare e dal Consiglio di bacino “Laguna di Venezia”, potendo contare su 15 milioni di fondi stanziati dal Ministero dell’Ambiente. “È chiaro – premette Andrea Razzini – che dotare di fognature Venezia è un fatto di rilevanza assoluta e si interseca con le politiche di salvaguardia e manutenzione della città e della Laguna”.
“È necessario – prosegue il dg di Veritas – un responsabile aiuto di tutti gli enti territoriali per assicurare nel tempo queste ingenti risorse”.
Il vero problema è che la Legge speciale per Venezia ha esaurito i propri fondi e dunque diventa ancor più impellente la necessità di un rifinanziamento, anche in considerazione dell’aumento del livello di depurazione che sarà richiesto dalle nuove più stringenti normative.
“Siamo arrivati – fa il punto Razzini – ad avere circa 800 milioni in 20 anni. Nelle ipotesi di investimento, si stimano tra i 300 e i 500 milioni”.
Il collegamento tra la zona del cantiere Actv di Sant’Elena verso il quartiere, che sarà sottoposto a una nuova gara specifica, costerà per esempio da solo 1,2 milioni di euro.
Le condotte tra Venezia e il Lido, passando per le isole della Certosa e delle Vignole, 2,2 milioni.

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Il cantiere di Sant’Elena

La strategia degli interventi

La strategia di intervento, anche in considerazione dei tempi lunghi (“un po’ come accaduto per la rete antincendio, che dopo 30 anni è oggi quasi conclusa”), sarà quella di procedere per piccole tratte. “Un po’ un lavoro all’uncinetto”, lo definisce il direttore di Veritas. Che poi specifica anche: “La tendenza non è quella di usare le vie d’acqua, ma di andare sulle zone di terra”.
“Non si toccheranno quindi i canali – aggiunge -: al massimo si attraverseranno, tra un’insula e l’altra, a volte allacciandosi ai ponti”.
Tale modalità di realizzazione consentirà anche la possibilità di effettuare le manutenzioni. Con l’obiettivo di arrivare, nel 2025, ad avere il solo impianto di Fusina ad effettuare le depurazioni, prima di rilanciare in centro Adriatico.
Attualmente, a Venezia ci sono infatti circa 80 depuratori, migliaia di fosse settiche che si susseguono senza sosta e una trentina di depuratori a membrana che riguardano intere insule. Sant’Erasmo e metà Burano, per esempio, sono già allacciate al depuratore di Sant’Erasmo. E se ora le acque vengono trattate in forma periferica, in futuro si identificherà un posto dove effettuare tale trattamento.

Venezia e le fogne

Il rapporto di Venezia con le fogne, per lunghi secoli, si è basato sul sistema dei cosiddetti gatoli: collettori rettangolari in muratura utilizzati già nel XVI secolo.
Nel Novecento, visto che molti di questi erano completamente ostruiti, e mediamente l’ostruzione aveva superato il 50%, si rese obbligatorio, prima dello scarico del rio, l’uso di una fossa settica, da realizzare per chi intendeva ristrutturare casa.

 

Il sistema fognario tradizionale a tubazione, utilizzato per esempio a Sacca Fisola, Giudecca, Murano e Burano, si è invece dimostrato inadatto alla realtà lagunare.
Dagli anni ’90, si è così dato il via in centro storico a un sistema di scarico e depurazione che, alle fosse settiche, affianca piccoli impianti di depurazione per strutture alberghiere e attività produttive e impianti di depurazione pubblici di medie dimensioni.

Alberto Minazzi

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Tag:  acqua, Veritas