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Elezioni europee, Feltrin: “Vedremo quanto l’Italia riuscirà a influire”

Elezioni europee, Feltrin: “Vedremo quanto l’Italia riuscirà a influire”
Parlamento Europeo

L’analisi del politologo: “Possibili difficoltà per l’Unione dopo i risultati di Francia e Germania. Governo Meloni più forte, Pd e Verdi-Sinistra le sorprese”

È un’Europa diversa, quella che esce dalla notte degli scrutini delle elezioni per il Parlamento Europeo. E un’ Italia in cui, volendo dare una lettura politica al voto continentale, la coalizione di Governo è uscita rafforzata dalle urne, potrebbe puntare ad avere un peso maggiore nelle scelte dell’Unione.
“Questo si vedrà – commenta a riguardo il politologo Paolo Feltrin – visto che non è detto che il Governo italiano sia in grado di influenzare la coalizione europea. Quel che è certo, guardando ai sorprendenti risultati provenienti dagli altri Paesi, è che l’Europa appare maggiormente in difficoltà. Il fatto che Francia e Germania siano uscite malconce dal voto non aiuta a risolvere i problemi europei. E non è certo l’Italia da sola che li dovrà risolvere”.

Paolo Feltrin (già coordinatore Osservatorio elettorale Consiglio Regionale del Veneto)

Governo italiano più forte con un quadro politico ancor più semplificato

Il fatto che, come sottolinea Feltrin, siano solo 6 le forze politiche ad aver conquistato seggi al prossimo Parlamento europeo crea “un’ulteriore semplificazione” dello scenario italiano.
Al tempo stesso, però, aggiunge il politologo, il Governo Meloni esce rafforzato.
Rispetto soprattutto a una Francia dove il presidente Macron, in seguito alla batosta elettorale, ha già sciolto il Parlamento nazionale “.

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Il segno di vittoria postato dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni su X al termine dello spoglio

“Poco o tanto, nessuna delle 3 principali forze di maggioranza ha perso consenso – spiega il politologo-. Ed è questo, in un’elezione, il punto fondamentale: anche solo confermarsi è un ottimo risultato”. Guardando alle precedenti elezioni europee del 2019, infatti, nel centrodestra c’è stato “un semplice travaso interno”. “La stessa Lega uno “zero virgola” più del 2022 l’ha fatto, per cui nessuno può mettere in croce Salvini. Al riguardo, va sottolineata la crescita del partito al Sud, passando per esempio dal 5,8 al 9,2 in Calabria, probabilmente per effetto delle grandi opere. Ed è curioso allora dire che, senza il Sud, la Lega probabilmente avrebbe perso. Quanto a un possibile effetto-Vannacci, aspettiamo di sapere le preferenze”.

Pd e Verdi-Sinistra: le grandi sorprese

Anche se rimanda a una più approfondita analisi delle ragioni dei risultati, il politologo indica quindi come principali sorprese positive il Partito Democratico e i Verdi-Sinistra.
“Il Pd – approfondisce – è assolutamente il partito che ha guadagnato di più e questo andrà spiegato, soprattutto perché il successo ha avuto proporzioni inattese. In qualche misura, il risultato si può ricondurre all’idea di giocare sempre di più sui grandi partiti. E, nella competizione a sinistra tra Cinquestelle e Pd, l’elettorato con il suo voto ha forse voluto condannare un certo modo di ragionare e comportarsi”.

Elly Schlein, segretario del PD @ Francesco Pierantoni

 

Ancor più sorprendente, per Paolo Feltrin, è il risultato dei Verdi-Sinistra: “Bisogna capire di cosa si tratta, dove si è realizzato questo risultato e se e quanto forte sia stato il traino della candidatura della Salis, che sarà certamente europarlamentare, ma bisogna vedere il numero di preferenze raccolte. I criteri da adottare, in questa analisi, sono essenzialmente due: territorio e passato. Sul primo, aspettiamo l’analisi dei risultati nelle singole regioni. Sul secondo è indubbio il “quasi raddoppio”, visto che la serie di Verdi e Sinistra dal 2008 è stata sempre sul 3-3,5%, con un 4% nelle europee 2019 e questa volta un sorprendente 6,6%”.

Le delusioni di Cinquestelle e centro

Guardando invece a chi ha perso, Feltrin conferma che il primo grande sconfitto è il Movimento Cinquestelle.
“È prima di tutto – afferma – una sconfitta personale di Conte. I problemi per il partito riguardano soprattutto il meridione, dove i voti dei Cinquestelle sono migrati in tutte le direzioni: dal Pd a Fratelli d’Italia, da Forza Italia alla Lega. Queste elezioni segnano dunque l’ingresso del Movimento in una fase di crisi radicale che richiederà un ripensamento”.

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Giuseppe Conte

I secondi grandi sconfitti, non avendo superato la soglia di sbarramento del 4% e restando così fuori dal prossimo Parlamento europeo, sono quindi i partiti di Renzi e Calenda.
“È un risultato – è l’analisi tecnico-politica – che si lega anche alla quota fissata per la soglia, che probabilmente ha tratto in inganno le due segreterie. Perché è chiaro che se si fosse dovuto superare il 5% o il 6%, i due partiti si sarebbero presentati insieme, mentre al 4% hanno ritenuto di potercela fare da soli. E le cifre dicono che, uniti, ce l’avrebbero sicuramente fatta a superare lo sbarramento”.

L’affluenza: un dato da analizzare con attenzione

Al di là di partiti e schieramenti, un responso della tornata elettorale su cui si sono soffermati molti analisti è quello relativo all’affluenza alle urne, che per la prima volta è rimasta sotto il 50% degli aventi diritto (49,69% è il dato definitivo) rispetto al 56,1% del 2019. Feltrin, però, invita alla prudenza nel commentare la disaffezione al voto.
“A incidere sul dato – premette – è il fatto che il Ministero dell’Interno conteggia nell’elettorato anche i residenti extraeuropei, ma per esempio penso che nessuno sia tornato in Italia dal Brasile per votare. Il dato reale, quindi, è tra il 3% e il 4% più alto”.
La vera riflessione da fare, per il politologo, è allora un’altra: “Tutti gli altri Paesi offrono opzioni per chi è temporaneamente lontano dai luoghi di residenza. Noi lo facciamo solo per gli studenti, e in forma troppo macchinosa, tant’è che la possibilità è stata pochissimo utilizzata. Bisogna per me pensare a introdurre il voto anticipato, o per corrispondenza, o su smartphone e registreremmo immediatamente un aumento del 15% dell’affluenza, perché un conto è chi non vuole votare e chi non può. In Italia, inoltre, si vota troppo spesso, con un “effetto assuefazione”. Se invece delle lacrime di coccodrillo si curassero di più gli aspetti procedurali e i dettagli si farebbe quel poco che è possibile ma che non è mai stato fatto”.

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I risultati delle elezioni europee

Il quadro definitivo dei risultati, nel frattempo, è quasi completato (sul sito del Ministero dell’Interno risultano alle 9.30 inseriti i voti di 60.566 sezioni su 61.650). Con oltre 6,5 milioni di voti (28,8%), Fratelli d’Italia si conferma dopo le politiche il primo partito, crescendo nettamente a livello europeo dal 6,4% del 2019.
Il Pd è la seconda forza con quasi 5,5 milioni di voti (24,03%, rispetto al 22,7% della precedente tornata di elezioni europee).
C’è poca distanza tra i successivi 3 partiti per percentuali di voti raccolti: Cinquestelle al 9,98% (erano al 17,1%), Forza Italia al 9,69% (dall’8,8%), Lega al 9,08% (nel 2019 era arrivata in Europa addirittura al 34,3%, ma per i politologi è più corretto un confronto con i risultati delle elezioni politiche).
Il sesto e ultimo partito che elegge rappresentanti all’Europarlamento è l’Alleanza Verdi e Sinistra, al 6,66% (alla precedente tornata europea i Verdi avevano raccolto il 2,3%, la Sinistra l’1,8%). Non bastano invece per superare lo sbarramento il 3,75% agli Stati Uniti d’Europa di Renzi e Bonino e il 3,32% ad Azione – Siamo europei di Calenda.

Alberto Minazzi

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