Salute +

Elettrodi sulla pelle per muovere di nuovo braccia e gambe

Elettrodi sulla pelle per muovere di nuovo braccia e gambe

Incoraggianti risultati dalla sperimentazione del Politecnico di Losanna su un dispositivo non invasivo per i tetraplegici

Insieme ai danni cerebrali, quelli alla parte cervicale e più alta del midollo spinale contenuto nella colonna vertebrale sono la principale causa della tetraplegia, ovvero la gravissima forma di disabilità che compromette le funzioni delle braccia, delle gambe e del tronco, paralizzandone il movimento e molto spesso facendone venir meno anche la sensibilità.
La scienza, negli ultimi anni, ha fatto notevoli progressi per restituire la mobilità da chi è colpito da questa pesante limitazione corporale.
Per esempio, le cronache mediche raccontano del caso di uno sciatore, tetraplegico dal 2013, che nel 2018 è riuscito a rimettersi in piedi grazie all’impianto di uno stimolatore elettrico al di sotto del danno vertebrale.
Adesso, i risultati della sperimentazione effettuata dal Politecnico di Losanna, pubblicati sulla rivista Nature Medicine, aprono all’utilizzo di un nuovo dispositivo non invasivo, cioè non basato su procedure chirurgiche che introducono nel corpo impianti, per ridare almeno in parte la possibilità di movimento, e di conseguenza una maggior indipendenza, ai tetraplegici.

tetraplegici

Il ritorno al movimento per 43 pazienti (su 60)

Lo strumento elaborato dal team svizzero coordinato da Gregoire Courtine si basa sulla stimolazione del midollo spinale utilizzando elettrodi applicati sulla pelle. E ha consentito, come sottolinea la ricerca, di far recuperare molto più di quanto riescono a fare le terapie riabilitative da sole il movimento di braccia e mani a 43 pazienti tetraplegici dei 60 che hanno portato a termine il trial clinico, composto da 2 mesi iniziali di riabilitazione standard, seguiti da 2 di terapia abbinata all’utilizzo del dispositivo.


Il campione che ha iniziato il test era formato da 65 persone di tutto il mondo che avevano riportato la lesione del midollo, con la conseguente paralisi, da almeno un anno.
Nel 72% di coloro che hanno completato il protocollo sono stati riscontrati miglioramenti nella forza e nei domini funzionali di braccia e mani, con un recupero almeno parziale delle capacità motorie, oltre a progressi significativi nella forza di presa della punta delle dita, nella prensione e nella forza delle mani e nelle capacità motorie e sensoriali degli arti superiori.

tetraplegici

Arcex: il dispositivo che dà speranza ai tetraplegici

Partendo dall’ormai dimostrata possibilità di ripristinare le funzioni compromesse attraverso una stimolazione elettrica delle parti del midollo in cui sono contenuti i neuroni che controllano queste funzioni, il dispositivo realizzato al Politecnico di Losanna, chiamato Arcex, riesce ad inviare corrente elettrica nel midollo spinale cervicale dall’esterno del corpo, senza evidenziare nessun problema di sicurezza o eventi avversi gravi per il paziente.
I pazienti che hanno tratto beneficio dal dispositivo hanno riferito un deciso miglioramento della loro qualità di vita. Per questi motivi, i risultati dello studio, che era mirato proprio a verificare l’efficacia nei confronti della funzionalità di braccio e mano e la sicurezza di Arcex, spingono gli studiosi a suggerire l’utilizzo del dispositivo in abbinamento alle terapie tradizionalmente praticate per il trattamento dei pazienti tetraplegici.

Alberto Minazzi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il campo nome è richiesto.
Il campo email è richiesto o non è corretto.
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Tag:  ricerca