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Droni bombardieri e BolaWrap: anche in Italia le armi “a distanza”

Droni bombardieri e BolaWrap: anche in Italia le armi “a distanza”

Il futuro della sicurezza e della protezione armata arriva anche in Italia.
La strada è ormai segnata: si va verso scontri in cui il contatto diretto tra le contrapposte fazioni sarà sempre meno importante. Ad assumere una dimensione e un ruolo sempre più centrale, dai conflitti veri e propri al quotidiano contrasto alla delinquenza cittadina, sono e saranno quindi le nuove tecnologie. E il nostro Paese si sta adeguando.

I droni militari

Un esempio di questa tendenza, che è destinata a rivoluzionare le stesse regole belliche, arriva in questi giorni direttamente dalle cronache quotidiane del conflitto in Afghanistan.
Nella strategia adottata dagli Stati Uniti dopo il ritiro fisico delle proprie truppe da Kabul, un ruolo fondamentale lo stanno svolgendo i droni “Reaper”. Si tratta di apparecchi volanti pilotabili da remoto, anche a migliaia di km di distanza grazie ai comandi satellitari, che sono in grado di effettuare non solo voli di ricognizione, ma veri e propri bombardamenti, potendo per di più essere equipaggiati anche di nuovi apparati per la guerra elettronica.

L’investimento italiano

I Reaper sono lunghi 36 metri, con un’apertura alare di 21 metri, e possono raggiungere i 450 km/h.
Hanno un costo di circa 30 milioni di dollari l’uno e un’autonomia di volo di 2 mila km in caso di semplice ricognizione e 1.200 se equipaggiati con missili. Possono operare sia a bassa quota che fino a 15 mila metri di altitudine, senza problemi legati alla visibilità o alle condizioni meteo. Come ha anticipato la specialistica Rivista Italiana Difesa, il Documento Programmatico Pluriennale 2021 del Ministero della Difesa ha previsto a tal fine un investimento di 168 milioni di euro destinati all’Aeronautica Militare.

Le guerre del terzo millennio

L’Italia si allinea così alla gran parte dei principali Paesi del Mondo, che hanno optato per una strategia militare improntata su questi innovativi sistemi. L’utilizzo dei droni consente infatti di aumentare la sicurezza del personale impiegato a terra e permette, nel caso, di prevenire il concretizzarsi di eventuali minacce.
Soprattutto nell’ultimo periodo, del resto, sono emersi scenari bellici diversi da quelli convenzionali, che pure si prestano a essere utilmente gestiti anche sfruttando queste nuove tecnologie.

Rendering di un drone militare nel deserto

E quanto accaduto in conflitti come quello libico ha da un lato sottolineato l’importanza di avere a disposizione droni armati, dall’altro ha fatto superare i dubbi etici sul loro impiego. Al riguardo, il direttore di Rid, Pietro Batacchi, sottolinea come la limitazione dell’utilizzo dei droni ad attività ricognitive abbia privato i contingenti italiani di strumenti utili a evitare di mettere “a rischio la vita dei nostri soldati a terra, con perdite che altrimenti potevano essere evitate”.

Il laccio blocca-persone arriva a Genova

Prima ancora che nelle guerre, la sicurezza di tutti noi si tutela comunque nella quotidianità cittadina. E anche in tal senso le nuove soluzioni messe a disposizione dalla tecnologia possono aiutare.
In molti casi, come quello del “bolawrap”, il laccio blocca-persone già in uso negli Stati Uniti, si possono mettere a disposizione delle forze dell’ordine dispositivi in grado di evitare l’uso delle tradizionali armi da fuoco, senza diminuire l’efficacia dell’intervento ma, al tempo stesso, garantendo maggiormente l’incolumità degli agenti. Ora, dopo la prima sperimentazione europea, in Serbia, il laccio blocca-persone arriva adesso anche in Italia.

Sarà la Polizia locale di Genova a testare sul campo lo strumento, che è in grado di bloccare senza danni fisici le persone, si tratti di malviventi in fuga o di soggetti che possono comunque creare situazioni di pericolo per sé o per gli altri.
Il laccio in kevlar, “sparato” a salve a 150 metri al secondo dal dispositivo, dotato di un puntatore laser, può bloccare a una distanza tra i 3 e i 7 metri le gambe o busto del destinatario, agganciandosi ai vestiti con due ancorette e stringendosi sempre più a seconda di quanto il soggetto si muove. “Vorrei ricordare – ha sottolineato il comandante della Polizia Municipale di Genova, Gianluca Giurato – che nel 2021 solo nel centro storico di Genova abbiamo avuto 27 agenti che hanno riportato lesioni in scontri fisici, rispetto ai 12 del 2020”.

Alberto Minazzi

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