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Studio e lavoro, Almalaurea: laurearsi conviene ancora

Studio e lavoro, Almalaurea: laurearsi conviene ancora

“All’aumentare del livello del titolo di studio posseduto diminuisce il rischio di restare intrappolati nell’area della disoccupazione”. È la conclusione a cui arriva il Consorzio interuniversitario AlmaLaurea, che ha pubblicato il “Rapporto 2021 sul profilo e sulla condizione occupazionale dei laureati”.
“Coloro che conseguono il diploma di laurea – prosegue il rapporto – godono di vantaggi occupazionali importanti rispetto ai diplomati di scuola secondaria di secondo grado durante l’arco della vita lavorativa: secondo la più recente documentazione Istat, nel 2020 il tasso di occupazione della fascia d’età 20-64 è pari al 78% tra i laureati, rispetto al 65,1% di chi è in possesso di un diploma. Inoltre, la documentazione più recente OECD a disposizione evidenzia che, nel 2018, un laureato guadagnava il 37% in più rispetto ad un diplomato di scuola secondaria di secondo grado”.
I laureati nel 2020 coinvolti da AlmaLaurea nel Rapporto 2021 sul “Profilo dei laureati” sono 291 mila, di 76 atenei.
Si tratta di 165 mila laureati di primo livello (56,9%), 89 mila magistrali biennali (30,5%) e 36 mila magistrali a ciclo unico (12,3%). I restanti sono laureati pre-riforma. Oltre la metà (58,7%) sono donne, si abbassa sempre più l’età media (25,8 anni) e il 30,7% ha almeno un genitore con un titolo di studio universitario. Il voto medio è di 103,2.
Il 44,8% dei laureati ha conseguito il titolo nella stessa provincia in cui aveva ottenuto il diploma di maturità. E i laureati stranieri sono il 3,9% (11.411).
Rispetto allo scorso anno, cala il tasso di occupazione. In particolare per i neolaureati: -4,9 punti percentuali per i laureati di primo livello e -3,6 per quelli di secondo livello a un anno dal titolo. Chi ha svolto un tirocinio curriculare ha però il 12,2% di probabilità in più di essere occupato dopo un anno dalla laurea, così come chi ha svolto un soggiorno all’estero (+14,4%).

Il rapporto sull’occupazione dei laureati

Il Rapporto sulla “Condizione occupazionale dei laureati” si basa invece su un’indagine che riguarda 655 mila laureati e analizza i risultati raggiunti nei mercati del lavoro di Italia, Europa e resto del Mondo dai laureati di primo e secondo livello del 2019 (287 mila) e di secondo livello di 2017 (117 mila) e 2015 (110 mila), intervistati rispettivamente ad 1, 3 e 5 anni dal conseguimento del titolo.

Nel 2020, il tasso di occupazione a un anno dal conseguimento del titolo è al 69,2% (-4,9%) tra i laureati di primo livello e al 68,1% (-3,6%) tra i laureati di secondo livello del 2019. La forma contrattuale più diffusa è il lavoro non standard, prevalentemente alle dipendenze a tempo determinato, che riguarda oltre un terzo degli occupati.

Le conseguenze della pandemia

Il rapporto ammette quindi che “la pandemia condiziona le opportunità occupazionali dei neo-laureati”, compresa la formazione retribuita. “In termini di tasso di occupazione – aggiunge AlmaLaurea – la pandemia sembra aver colpito soprattutto le donne e le aree del Centro-Nord”. Un altro effetto dell’emergenza sanitaria è legato allo smartworking, che nel 2020 ha riguardato il 19,8% dei laureati di primo e il 37% di quelli di secondo livello occupati a un anno dal titolo.

Gli effetti del Covid sono decisamente più marginali sul lavoro dei laureati da 5 anni, il cui tasso di occupazione è pari all’88,1% (-0,6%) per i laureati di primo livello e all’87,7% (+0,9%) per i laureati di secondo livello, con un aumento dei contratti dipendenti a tempo indeterminato (+4,3% e +0,5% per i due livelli). La retribuzione mensile netta è rispettivamente di 1.469 (+4,3%) e 1.556 euro (+4%). Ma cresce anche quella a un anno dal titolo: 1.270 euro (+5,4%) per i laureati di primo livello e a 1.364 euro (+6,4%) per i laureati di secondo livello.

Lauree: quali scegliere

“Tra i laureati magistrali biennali del 2015 intervistati a cinque anni dal conseguimento del titolo si registrano rilevanti differenze tra i vari gruppi disciplinari”, sottolinea il rapporto. I laureati dei gruppi in informatica e tecnologie ICT, ingegneria industriale e dell’informazione, economico e quelli del gruppo in architettura e ingegneria civile mostrano le migliori performance occupazionali, con un tasso di occupazione ovunque superiore al 90%. Sono invece inferiori all’81%, quindi al di sotto della media, i tassi di occupazione dei laureati dei gruppi arte e design, letterario-umanistico nonché educazione e formazione.
Anche tra i laureati magistrali a ciclo unico si evidenziano importanti differenze tra i gruppi disciplinari a 5 anni dalla laurea. I laureati del gruppo medico e farmaceutico hanno le più elevate performance occupazionali, registrando un tasso di occupazione pari al 93,3%. Al di sotto della media, invece, i laureati del gruppo giuridico, dove il tasso di occupazione si ferma all’80%. Tra i laureati magistrali biennali sono infine soprattutto i laureati di informatica e tecnologie ICT e del gruppo di ingegneria industriale e dell’informazione a contare sulle più alte retribuzioni: rispettivamente 1.841 e 1.837 euro mensili netti.

Alberto Minazzi

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