Dall’università all’impresa: ecco il restauro sostenibile

APPLICAZIONE NANOGEL foto Andrea Avezzù
Nella foto in alto: Applicazione Nanogel (ph. Andrea Avezzù)

Da studentessa, a inventrice, a imprenditrice, a responsabile dello sviluppo e della commercializzazione del suo prodotto in una importante ditta del settore. Quella di Irene Scarpa, giovane ricercatrice veneziana (in Germania, dove vivevano i genitori, venezianissimi anche loro, ci è solo nata), è la storia di un sogno che diventa realtà. Il tutto grazie a un’idea, portata avanti fin dalla laurea in Scienze chimiche per la conservazione e il restauro a Ca’ Foscari. Ovvero realizzare un prodotto che consenta di degradare la patina biologica e tutte le impurità che intaccano la pietra dei monumenti, senza tuttavia danneggiarli. E rivoluzionare così la strategia di conservazione dei beni artistici.

Dalla laurea al brevetto, dalla start-up al successo

La tesi di laurea di Irene, realizzata in collaborazione con la Soprintendenza speciale per i Beni archeologici di Roma e discussa nel 2013, ha riguardato proprio la rimozione di patine biologiche da superfici lapidee. Da lì è partito un cammino ricco di soddisfazioni. Il premio Franci@Innovazione nel 2014; il quarto posto a “Start Cup Veneto” e il primo premio come “Esperto scientifico” durante il convegno “I giovani e il restauro” nel 2015; il premio “Ca’ Foscari Alumnus dell’Anno” nel 2016.

Applicazione Nanogel su una statua (ph. Andrea Avezzù)

L’idea è stata dunque portata avanti, generando prima un brevetto e poi una start-up. L’invenzione è stata così sviluppata in una serie di prodotti per la rimozione di varie tipologie di patine su diversi supporti. E adesso, martedì 1 settembre alle 10, sarà al centro di un convegno a Ca’ Dolfin. Qui, ripulendo il pozzo del cortile, verrà data anche una dimostrazione di utilizzo del gel. Uno strumento innovativo e sostenibile per il restauro dei beni culturali su cui un’azienda del territorio, Brenta srl, affiliata all’Università Ca’ Foscari, ha deciso di investire. Affidandosi peraltro alla stessa Irene, che così ha iniziato a lavorare in azienda, nella divisione dedicata allo sviluppo e commercializzazione del prodotto che ha inventato.

L’idea

Statue, facciate in pietra, monumenti esposti alle intemperie sono terreno fertile per i microorganismi responsabili del proliferare di licheni e della caratteristica patina biologica, nera o verdastra, che spesso li ricopre. Prima della scoperta di Irene Scarpa, venivano utilizzati per pulire il prezioso patrimonio artistico italiano prodotti chimici tossici o prodotti enzimatici costosi e laboriosi da applicare. Ispirata da una lezione sull’efficacia della biopulitura della pietra, ma constatata la scarsa applicabilità della tecnica sul patrimonio artistico, Irene ha dunque deciso di canalizzare i propri studi e la propria energia sulla ricerca in questo specifico ambito.

Irene Scarpa (ph. Andrea Avezzù)

«La tecnica precedentemente utilizzata – spiega Irene – era efficace ma allo stesso tempo molto limitata. Perché funzionasse dovevano esser mantenuti costanti due parametri importanti: pH e temperatura. Una necessità spesso difficile da soddisfare, soprattutto in cantiere. Visti però i vantaggi che offrivano gli enzimi, ho deciso di provare a migliorare questa tecnica». La soluzione è stata trovata dunque nella sinergia tra sistemi biologici e nanoparticelle inorganiche, portando allo sviluppo di un prodotto utilizzabile anche su altre superfici, come ad esempio la tela dei quadri.

La protagonista

Irene ha scelto di laurearsi in Scienze chimiche per la conservazione e il restauro anche perché, appassionata d’arte da sempre, era intenzionata a studiare le problematiche legate ai beni culturali da un punto di vista scientifico. La sua ricerca è durata 4 anni. Iniziata durante la stesura della tesi magistrale, è proseguita per altri 3 anni, sempre presso i laboratori del Campus Scientifico di Ca’ Foscari.

Statua restaurata con il Nanogel (ph. Andrea Avezzù)

«L’Università – conclude Irene Scarpa – ti forma e ti aiuta ad ottenere le basi per sperimentare la tua idea. Non ha tuttavia i mezzi sufficienti per aiutarti a pensare come un’azienda. Ed è proprio in quel momento che viene fuori, secondo me, la bravura e la capacità di chi davvero vuole trasformare la sua idea in un progetto di impresa. Da quando ho deciso di aprire l’azienda, la mia vita è cambiata e con essa anche il mio futuro».

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