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Dal buco nero al green skyline. Area ex Umberto I a Mestre verso il cambiamento

area ex Umberto I Mestre
Nella foto in alto: L’area dell’ ex ospedale Umberto I di Mestre.

Gianni Canella, Alì Group: “Mestre sta vivendo un grande momento di rigenerazione e noi di questa rinascita vogliamo far parte. Stiamo facendo delle prove di verde verticale”

 

“Ci stiamo lavorando: voi, che siete di Mestre, cosa vorreste in quell’area?”
Gianni Canella, vice presidente di Alì e Alìper, esordisce spiazzandoci, ma risulta subito chiaro che la sua domanda è sincera.
Ha appena fatto un investimento di 26,5 milioni di euro per acquistare  4 ettari di terreno nell’area dell’ex ospedale Umberto I di Mestre

L’ex ospedale Umberto I di Mestre. @Enrico Ganz

Quella che oggi viene definita “il buco nero”, perché dal 2008, a causa di vicende fallimentari e conseguenti pignoramenti, è stata abbandonata a se stessa ma che, di fatto, è destinata a ritornare a essere il cuore della città.
Un tempo lo era. Si chiamava Castelvecchio e, proprio lì, nel medioevo, era sorto il primo castello di Mestre.
A due passi da Piazza Ferretto, presto sarà vicina anche a una nuova stazione: quella di Via Olimpia. Una nuova e importante porta d’accesso per Mestre.
Gianni Canella, con il padre Francesco e il fratello Marco, quei 4 ettari di terreno se li sono contesi in una recente asta alla quale hanno partecipato dopo aver pensato molto sul passo che la loro società stava facendo.

Gianni Canella – Vice Presidente Alì S.p.A.
  • Un passo importante, non c’è dubbio. Ma avevate già un’idea di cosa realizzare a Mestre?  C’è già un progetto per l’area dell’ex ospedale Umberto I?
    “In realtà siamo ancora in una fase preliminare. Abbiamo fatto un investimento decisamente importante e non avevamo tutti i dati per poter fare una valutazione accurata su quello che si può realizzare. Però poi ha prevalso il sogno.
    Mestre sta vivendo un momento di rigenerazione e noi di questa rinascita vogliamo far parte. Vogliamo dar posto a un nostro nuovo importante punto vendita, certo, ma anche donare ai cittadini qualcosa di esteticamente bello e innovativo. Non appena avremo una bozza di progetto  vogliamo confrontarci sia con l’amministrazione sia con i vari Comitati di cittadini, perché vogliamo capire insieme a chi vive la zona quali siano le aspettative. Vogliamo fare un lavoro di qualità, che sia in linea con i nostri valori, in modo particolare quelli ambientali, aprendoci però anche a soluzioni alternative alle nostre proposte, se le riterremo migliori”.

 

  • La vostra famiglia da tempo unisce il business alla tutela dell’ambiente e alle iniziative sociali. Uno dei vostri ultimi supermercati sembra incassato in una collina…
    “Noi cerchiamo sempre cose innovative per la tutela dell’ambiente. Il nostro ultimo punto vendita a Resana, Treviso, è stato rivestito per esempio con delle tavelle certificate che contengono un componente chimico in grado di assorbire le polveri sottili e che si traduce in questo caso in una riduzione dell’inquinamento equivalente alla presenza di 88 alberi. Negli ultimi sette anni abbiamo poi piantumato quasi 11 mila alberi in tutto il Veneto e dato vita a tre boschi perenni (San Donà, Carmignano di Brenta, Limena) ai quali se ne aggiungerà ora un quarto a Rosà (Vicenza). L’albero è la cosa più democratica che ci sia: fa bene a tutti”.
  • Come avere un piccolo bosco davanti insomma: gli alberi non si vedono, ma l’aria viene ripulita in modo permanente in maniera proporzionale alla cubatura dell’edificio. Sarà così anche nell’area dell’ex Umberto I?
    “L’area ha una grossa cubatura. Di sicuro si dovrà costruire in altezza.  Stiamo facendo delle prove di verde verticale. Anche l’occhio vuole la sua parte. Certo è che da sempre siamo impegnati a investire in un’edilizia sostenibile, sia per quanto riguarda i sistemi e i materiali costruttivi che gli impianti”.

 

  • Ritorna quindi il vecchio progetto delle tre torri alte 90 metri a uso commerciale, direzionale e direzionale?
    “Di definito, al momento, non c’è ancora nulla. L’unica certezza che abbiamo è quella di voler fare un lavoro di qualità e siamo disposti anche a perdere un po’ di cubatura, se necessario. Chiuso l’atto di compravendita, ora procederemo con gli incontri. Speriamo di poter posare la prima pietra al più presto. La pianificazione è la parte più lunga, ci sono tanti attori da coinvolgere, ma poi speriamo di poter proseguire con cuor leggero e serenamente verso l’obiettivo”.

Quella di Alì (il nome deriva dal diminutivo di alimentari) è un’azienda familiare di Padova fondata nel 1971 da Francesco Canella, quest’anno insignito dall’Università di Padova della laurea ad honorem per le sue doti imprenditoriali, il suo impegno per la tutela dell’ambiente e del prodotto alimentare.

Francesco Canella nel momento in cui ha ricevuto l’attestato di laurea ad honorem all’Università di Padova

Nato nel 1931, Francesco, ora ultraottantenne, continua a lavorare a fianco dei figli Gianni e Marco.
All’attivo, 3800 dipendenti distribuiti tra 112 punti vendita tra Veneto ed Emilia Romagna.
Garzone in bicicletta nel primo dopoguerra, poi “casoin” in un piccolo spaccio alimentare in zona Arcella, a Padova, che, tornato da militare, ha rilevato, Francesco con i figli, è titolare oggi di una delle più grandi catene italiane di supermercati e centri commerciali.

Giunto in America grazie a un viaggio organizzato dalla Camera di Commercio in anni in cui in Italia c’erano solo piccoli negozi al dettaglio, Francesco ha scoperto la grande distribuzione. Tornato a casa, ha cercato di coinvolgere diversi colleghi condividendo con loro il progetto di avviare a Padova un primo grande supermercato. Sembrava cosa fatta: era riuscito a comunicare il suo entusiasmo e l’idea che, insieme, avrebbero realizzato qualcosa di importante. Ma le banche non si sono dimostrate lungimiranti e uno a uno i soci, temendo di perdere tutto, hanno desistito. Francesco Canella no. Racimolando dei prestiti dai familiari, ha tentato l’impresa da solo. Era rimasto vedovo e aveva due figli allora piccoli da crescere, ma non si è fermato. La sua tenacia e la sua grande intuizione, quella del “banco servito” con formaggi e salumi al taglio e cibi cotti pronti, hanno rivoluzionato il mondo della distribuzione alimentare nel nostro Paese.

 

 

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