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Covid, Gimbe: dal 9 al 15 marzo contagi cresciuti del 35,9%

Covid, Gimbe: dal 9 al 15 marzo contagi cresciuti del 35,9%

Il monitoraggio di Gimbe: sale il numero di nuovi positivi e rallenta la discesa dei ricoveri in area medica

Mancano esattamente 2 settimane al 31 marzo e alla fine dello stato d’emergenza legato al Covid. Ma, negli ultimi 7 giorni, la pandemia ha dato qualche preoccupante segnale di ripartenza.
Lo dicono i dati che emergono dall’aggiornamento del monitoraggio settimanale pubblicato oggi, 17 marzo 2022, dalla Fondazione Gimbe di Bologna. Che lancia anche un monito al Governo: “allentare le misure sulla base di evidenze scientifiche, non per spirito di emulazione di altri Paesi”.

L’ultima settimana: contagi e incidenza in aumento

I dati presi in considerazione sono quelli della settimana tra il 9 e il 15 marzo.
In primis, i contagi sono cresciuti del 35,9%, sebbene i tamponi effettuati siano aumentati solo dell’8,4%.
Non scendono poi più con i ritmi delle ultime settimane (-3,5%) i ricoveri nei reparti ordinari degli ospedali. E, quanto all’incidenza, 17 province sono tornate oltre quota 1.000 e 66 (erano 48) superano attualmente quota 500.

I nuovi contagi

Il dato più allarmante è quello dei contagi.
Con i 379.792 nuovi positivi intercettati dalle strutture sanitarie, sale anche il numero degli attualmente positivi (+24.603 in 7 giorni, con un incremento del 2,4% e un valore assoluto ora a 1.036.124 positivi) e delle persone in isolamento domiciliare (+24.996, +2,5%).
«Dopo cinque settimane di calo e l’arresto della discesa la scorsa settimana – dichiara il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta – si inverte nettamente la curva dei nuovi casi settimanali. Un’ inversione di tendenza che riconosce diverse cause: dal rilassamento della popolazione alla diffusione della più contagiosa variante Omicron BA.2, dal calo della protezione vaccinale nei confronti dell’infezione alla persistenza di basse temperature che costringono ad attività al chiuso».

contagi

In tutte le regioni, tranne la Valle d’Aosta, le curve delle infezioni hanno ripreso a risalire, con la punta del +70% in Umbria. L’incremento percentuale dei nuovi casi è confermato anche a livello provinciale, con l’esclusione delle sole Aosta e Isernia. L’incidenza maggiore di nuovi casi si registra in provincia di Lecce, con 1.423 ogni 100 mila abitanti.

Ospedalizzazioni

La situazione, al momento, è per fortuna leggermente diversa se si guarda ai dati ospedalieri.
Si lega all’incremento di nuovi casi solo la frenata della discesa dei ricoverati con sintomi in area medica, che sono diminuiti negli ultimi giorni di 303 unità.
Dal punto minimo del 12 marzo, quando è stata toccata quota 8.234, è però iniziata una nuova risalita, fino agli 8.473 ricoveri del 15 marzo.

Meno terapie intensive e meno decessi

Prosegue invece la diminuzione dei pazienti che necessitano di cure intensive.
In una settimana, con 90 persone in meno in rianimazione (-15,2%), si è scesi alla punta più bassa dal picco di 1.717 del 17 gennaio. I ricoverati in terapia intensiva al 15 marzo sono così 502, con una percentuale di occupazione media nazionale del 5,3% e nessuna regione sopra il 10% (in area non critica l’occupazione è al 13%, con il 29,7% in Calabria).
Diminuiscono ancora, infine, anche i decessi.
Nel confronto su base settimanale, si è passati da 1.201 a 976 (di cui 79 riferite a periodi precedenti) persone morte a causa del Covid (-18,7%). Scende quindi anche la media giornaliera: da 172 a 139.

Alberto Minazzi

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