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Covid: nei contagiati (anche asintomatici), gli anticorpi durano 9 mesi

Covid: nei contagiati (anche asintomatici), gli anticorpi durano 9 mesi

Pur riducendosi nel tempo la quantità di titoli anticorpali, la quasi totalità (esattamente il 98,8%) di chi ha contratto il Covid-19, non solo in forma sintomatica ma anche asintomatica, conserva nel proprio organismo un livello rilevabile di anticorpi per almeno 9 mesi.

Lo dice il nuovo studio “SARS-CoV-2 antibody dynamics and transmission from community-wide serological testing in the Italian municipality of Vo’” condotto dall’Università di Padova insieme all’Imperial College di Londra, i cui risultati sono stati pubblicati dalla rivista “Nature Communications”.

Lo studio

Ancora una volta, il gruppo coordinato da Andrea Crisanti si è soffermato sul “caso” Vo’ Euganeo, la piccola località del Padovano dove si registrò, il 21 febbraio 2020, il primo decesso in Italia ufficialmente attribuito all’infezione da Sars-CoV-2. Nello specifico, l’équipe si è concentrata sullo screening sierologico dei livelli anticorpali specifici registrati a maggio e a novembre 2020 nel sangue di chi era risultato positivo a febbraio e marzo.

Tra i risultati ottenuti attaverso 3 test, relativi a diverse tipologie di anticorpi, il più significativo è probabilmente quello legato al fatto che non sono risultate significative differenze, nei livelli anticorpali, tra chi aveva sviluppato la malattia e chi invece aveva contratto solamente il virus senza manifestare sintomi. “Ciò suggerisce – ha affermato Ilaria Dorigatti dell’Imperial College – che la forza della risposta immunitaria non dipenda dai sintomi e dalla gravità dell’infezione”.

I numeri

L’importanza di questo risultato è ancor più evidente ricordando che le campagne di screening con tamponi molecolari effettuati su tutta la popolazione di Vo’ subito dopo l’inizio della pandemia avevano rilevato che il 42,5% degli infetti era asintomatico. La stima dei ricercatori, sulla base di questo nuovo studio, è che, nel periodo fino a maggio 2020, circa il 3,5% degli abitanti di Vo’ sia stata esposta al virus.

E, per coloro che, a novembre, hanno fatto registrare un aumento dei titoli anticorpali (esattamente il 18,6% del campione), si ritiene che ciò sia dovuto a un nuovo contatto con il Sars-CoV-2. Gli scienziati sottolineano comunque che i risultati, nei test effettuati a novembre, sono estremamente diversi a seconda del metodo e dell’antigene usato per rilevare i livelli anticorpali.

La trasmissione del virus

Un altro importante dato emerso dalla ricerca è quello relativo alla trasmissione del virus. Non tutti coloro che si sono infettati hanno poi contagiato ulteriori persone. Al contrario, nella maggioranza di casi la catena del contagio si è subito interrotta, mentre i principali focolai si ricollegano ad alcuni individui risultati particolarmente contagiosi. E la probabilità di trasmissione del virus tra familiari è stimata dal gruppo di ricerca attorno al 25%.

Per il controllo dell’epidemia, anche al di là della vaccinazione, resta comunque fondamentale il rispetto di alcune norme comportamentali, come l’uso della mascherina e il rispetto del distanziamento interpersonale. Fondamentale anche il continuo monitoraggio della trasmissione del virus, anche attraverso il miglioramento del contact tracing (secondo lo studio, questa attività ha permesso di scovare solo il 44% degli infetti). Così come si deve proseguire con la genotipizzazione dell’evoluzione del Sars-CoV-2 per identificarne le varianti.

 

Alberto Minazzi

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Tag:  coronavirus