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Coronavirus, Zaia: a oggi Veneto resterà arancione

Coronavirus, Zaia: a oggi Veneto resterà arancione

Venerdì scade il DPCM che ci ha accompagnato nell’ultimo mese e mezzo di pandemia. Sono dunque ore decisive per la definizione delle nuove norme con cui l’Italia proverà a contrastare la diffusione del contagio da Covid-19. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, in queste ore sta riferendo alle Camere sulle misure che il Governo sta perfezionando. Ed è già in programma, per le 9.30 di mattina di giovedì 14 gennaio, l’incontro in cui le proposte affinate dall’Esecutivo saranno illustrate alle Regioni.

In attesa di saperne di più, il presidente del Veneto, Luca Zaia, però afferma: «L’unica cosa che a oggi so è che saremo in zona arancione, a meno che il Comitato Tecnico Scientifico decida di variare le sue scelte. In questo caso, però, chiediamo che ci venga fornita la documentazione relativa alle fonti su cui si basano le decisioni».

L’incidenza dei positivi sulla popolazione

Il punto del contendere, dal punto di vista della Regione, si lega soprattutto alla prospettiva dell’introduzione, per l’assegnazione alle diverse fasce, del criterio dell’incidenza dei positivi su 100 mila abitanti. La discussione ha caratterizzato le ultime giornate nel confronto tra Stato e Regioni, anche se l’ultima decisione del Governo in merito non è stata ancora ufficializzata.

È invece chiara la posizione del Veneto. «Immagino – ha detto al riguardo Zaia – che gli indicatori ci mettano tra le regioni a rischio elevato. Ma l’importante è che le valutazioni dell’Istituto Superiore di Sanità si basino su dati omogenei. Ed è matematico che il dato dell’incidenza sia più alto da noi, perché facciamo più tamponi. Siamo davanti al paradosso di essere puniti per la nostra virtuosità».

Il tasso di positività

Il Veneto è infatti la Regione che effettua giornalmente il più alto numero di tamponi. Non solo nella sommatoria tra rapidi e molecolari (54.121 nelle ultime 24 ore), ma anche riguardo ai classici test processati in microbiologia. Per avere dati omogenei, bisognerebbe insomma che in tutta Italia si facesse lo stesso numero di tamponi in percentuale sulla popolazione.

In materia di tamponi, una prima “vittoria” veneta, dopo due mesi di battaglia, è intanto arrivata con la parificazione da parte del Ministero di quelli antigenici a quelli molecolari. Così, i bollettini giornalieri illustrati dal presidente calcolano l’incidenza dei nuovi positivi riscontrati sul monte totale dei controlli effettuati. E il dato continua ad abbassarsi: con 1.884 nuovi positivi, il tasso dell’ultimo giorno è pari a 3,48%.

L’ospedalizzazione

A continuare a calare, intanto, è anche il dato sui ricoverati. A mezzogiorno del 13 gennaio, i malati-Covid negli ospedali del Veneto sono 3.348, 2.988 (-40) in area non critica e 360 (-31) in terapia intensiva, dove si è registrato il tredicesimo giorno di flessione delle curve.
L’occupazione complessiva dei posti letto, nei reparti più delicati, è ora di 610 pazienti (334 attualmente positivi) a fronte di un limite massimo di 700, con il picco (663) toccato il 1 gennaio. «Venerdì – ha spiegato il direttore regionale della Sanità, Luciano Flor – decideremo se è il caso di rivedere il numero di posti letto, visto che ce ne sono alcuni che per fortuna non abbiamo mai utilizzato».

«In più ricordo – ha sottolineato Zaia – che, a differenza di marzo, non abbiamo chiuso le altre prestazioni, avendo attualmente più di 7.000 pazienti non Covid. E ricordiamo che il discorso dei ricoveri per coronavirus non c’entra niente con i tamponi. In Veneto le persone vanno in ospedale perché non respirano più e altrimenti rischiano di morire». E, tornando sul tema dei criteri, il presidente afferma: «L’unico vero dato concreto al quale riferirsi è l’ospedalizzazione su 100 mila abitanti, sul quale non si può sbagliare neanche volendo e che ci vede al sesto posto in Italia».

Il vaccino

Continua, nel frattempo, anche la campagna vaccinale. Il Veneto ha ricevuto ieri la terza fornitura di 40 mila dosi di siero Pfizer-BioNTech.
«Entro venerdì – ha fatto il punto Flor – finiremo le dosi che possiamo somministrare, che sono circa il 40% della fornitura. Abbiamo infatti iniziato ad accantonare il restante 60% perché da lunedì partiremo anche con la somministrazione dei primi richiami».

Sono arrivate oggi anche le prime 7.800 dosi di vaccino Moderna, che, negli intendimenti del piano vaccinale, sono distribuite in base alla percentuale di popolazione over 80.
«Nel pomeriggio – ha concluso il direttore – ci riuniremo per capire le modalità concrete con cui questo vaccino sarà utilizzato».

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