Coronavirus. Un vaccino veneto in sperimentazione sugli umani

Stefano Milleri, direttore medico-scientifico del Centro ricerche cliniche di Verona
Nella foto in alto: Da sx: Pier Francesco Nocini (rettore Università Verona), Luca Zaia (presidente del Veneto), Stefano Milleri (direttore Centro ricerche cliniche Verona)

A oggi, sono 25 i vaccini contro il coronavirus che si stanno sperimentando nel mondo.
Uno di questi vede al centro della sperimentazione il Centro ricerche cliniche di Verona. Che, superate le fasi preliminari, passa adesso alla prima sperimentazione sugli umani.
Obiettivo: chiudere le 3 fasi di test entro fine 2021.

La sperimentazione del vaccino veneto

L’annuncio è stato dato dal rettore dell’Università di Verona, Pier Francesco Nocini e da Stefano Milleri, direttore medico-scientifico del Centro ricerche cliniche veronese.
«La fase-1 – ha introdotto Nocini – è la prima fase che prevede la sperimentazione sugli umani e partirà tra metà e fine agosto». «Il protocollo di studio e la documentazione – ha aggiunto Milleri – sono già stati approvati dall’Aifa e dal Comitato etico nazionale».

Il vaccino che Verona sta sperimentando insieme allo Spallanzani di Roma, a differenza di altri che utilizzano un virus attenuato, si basa su un adenovirus di origine umana.
«Il sistema immunitario – spiega il direttore – reagisce contro la proteina che ricopre un ruolo importante nella patogenicità del virus». I costi della sperimentazione saranno interamente sostenuti da uno sponsor.

Il vaccino e i volontari

In questa prima fase di sperimentazione, il vaccino sarà somministrato, in dosi progressivamente crescenti, a 90 volontari sani, 70 a Verona e 20 a Roma.
Si comincia con 45 “giovani” tra 18 e 55 anni. Successivamente si passerà a soggetti più fragili e over 65.
Tutti i volontari sono stati sottoposti a uno screening per escludere un avvenuto contatto con il virus.

«Una volta somministrato il vaccino – riprende Milleri – i volontari saranno seguiti per 6 mesi, con controlli inizialmente più ravvicinati e poi via via diradati.
Ciò servirà per una serie di valutazioni, a partire dalla risposta immunitaria indotta dal vaccino, relativamente alla produzione sia di immunoglobuline che di linfociti». Questa fase si concluderà entro marzo 2021, per poi passare alla Fase-2, con la sperimentazione su un numero più consistente di persone (da 20 a 40.000) e concludersi con la Fase-3.
«Normalmente – ha concluso il rettore Nocini – per il test di un vaccino servono tra i 4 e i 5 anni. Sembra quindi impossibile essere a questo punto dopo soli 4 mesi. Questo è stato possibile grazie alla collaborazione di tutti, dimostrando che è veramente il momento di fare squadra».

Verso il nuovo piano di sanità pubblica

L’annuncio della sperimentazione è arrivato nel corso del punto stampa del presidente del Veneto, Luca Zaia, per fare il punto della situazione sul coronavirus. «Venerdì – ha anticipato Zaia – presenteremo il nuovo piano di sanità pubblica per guardare all’autunno-inverno. Perché non possiamo dire, oggi, che il virus se ne sia andato. E, nel piano, tra le altre cose, andremo a codificare anche quegli screening che, in concreto, stiamo già facendo».
Quanto al vaccino, il presidente si è detto «onorato che Verona sia l’attore principale di questa sperimentazione, che sembra stia dando buoni segnali». «La sperimentazione – ha concluso Zaia – avrà le sue tempistiche. Ma, alla fine, vogliamo arrivare a far sì che chi volesse possa avere la possibilità, non l’obbligo, di vaccinarsi».

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