Comuni italiani. Quelli veneti sono virtuosi

Presentazione Rapporto 2020 Comuni italiani

I Comuni veneti sono sani e virtuosi. Questo è quanto si evince dall’annuale rapporto 2020 (dati 2019) sui Comuni redatto dall’Università Ca’ Foscari.
Presentato in videoconferenza dalla sede del Ministero dell’economia e delle finanze alla presenza del viceministro dell’economia Laura Castelli e dei due curatori, Marcello Degni, consigliere della Corte dei Conti e direttore del master in Pubblica Amministrazione a Ca’ Foscari e Stefano Campostrini, docente e direttore del Centro Governance& Social Innovation della facoltà veneziana, il convegno ha visto la presenza in videoconferenza del Presidente della Camera Roberto Fico, del Sottosegretario all’Interno Achille Variati, del presidente dell’Upi Michele de Pascale, del Ragioniere dello Stato Biagio Mazzotta e di Andrea Ferri, responsabile della finanza locale di Anci/Ifel.

La situazione dei comuni italiani

Lo studio dell’ateneo veneziano, frutto dell’osservazione dell’andamento dei comuni italiani nel 2019, ha fotografato una situazione di sostanziale difficoltà economica per ben81comuni italiani.
Nel dettaglio, 34 comuni hanno deliberato il dissesto e 47 hanno richiesto l’attivazione della procedura di riequilibrio, revocata in 4 casi per complessivi 1.109.159 abitanti.
Lo squilibrio totale registrato ammonta a oltre 1 miliardo di euro (1.161 milioni) per una quota annuale media di 101 milioni.
Questo ha portato tutti i relatori a concordare che una misura legiferata con carattere di straordinarietà non possa avere carattere ordinario.
Ma cosa significa nello specifico? Un Comune può dichiarare il dissesto economico e prima ancora il pre dissesto e attingere al fondo di solidarietà per “rialzarsi”, ma questo, secondo quanto emerso dal convegno, non può esser la norma.

Andamento criticità finanziaria comuni
Andamento criticità finanziaria comuni

Il TUEL e le proposte di modifica

La normativa degli enti locali è sancita dal TUEL, Testo unico degli enti locali, Decreto legislativo 18 agosto 2000 num 267, e il titolo ottavo è interamente dedicato alla disciplina degli enti locali deficitari o dissestati.
La proposta dei tecnici di Ca’Foscari e dei rappresentanti degli enti  locali è quella di “modificarlo innanzitutto – sottolinea il prof Degni- perché i tempi sono cambiati e i concetti in esso contenuti sono superati. I Comuni non posso esser trattati come delle aziende in fallimento perché producono servizi protetti costituzionalmente”

Questo ha portato l’attenzione dello studio sul ruolo fondamentale dei Comuni come front office dello Stato sul territorio in quanto enti statali più prossimi al cittadino,
Appare ovvio che la virtuosità dei Comuni fa bene allo Stato. Ecco allora che lo studio dimostra quanto le tempistiche procedurali siano importanti per favorire questa condizione. Il Comune deve quindi poter cambiare col cambiare dei tempi, avere una spiccata capacità adattiva ed essere produttivo.

Comuni in difficoltà: non solo al sud

Il dato geografico che emerge dallo studio  è che i comuni che hanno avviato le procedure di dissesto e pre-dissesto si trovano in uno specifico territorio (Campania, Calabria, Sicilia) ma non mancano casi anche al Nord, come Alessandria.
Da questo si evince che almeno il 10% dei Comuni italiani è finito in dissesto o in pre dissesto. Un dato che fa riflettere i tecnici su come si debba rivedere la normativa esistente potenziando la formazione e l’assistenza tecnica, che, assieme all’ingresso di nuovo personale giovane e preparato, sono le chiavi secondo loro per il risanamento e la tutela del bene pubblico bilancio.

Il Veneto

Nessun comune veneto, secondo questo terzo rapporto, è ricorso alla procedura di criticità finanziaria (zero dissesti negli ultimi 5 anni contro i 2 del Piemonte e Lombardia; zero procedure di riequilibrio contro le 9 di Piemonte e 25 della Lombardia negli ultimi 8 anni).
Dati, questi, che dimostrano la virtuosità dei comuni della nostra regione, anche se dei punti di difficoltà ci sono.
Il personale in rapporto agli abitanti è, ad esempio, trai più bassi d’Italia (con 5 ogni 1000 abitanti si è sotto di una unità di personale contro la media del Paese);  l’offerta di servizi per l’infanzia, per la quale i comuni veneti  (25 posti offerti ai bambini in età inferiore ai 3 anni ogni 100 bambini) risultano al di sopra della media italiana ma comunque dietro a diverse altre regioni vede 28 posti offerti ai bambini in età inferiore ai tre anni ogni 100 bambini il Veneto è sopra alla media italiana – 25 – ma dietro a molte regioni quali Umbria con 41 o Emilia Romagna con 38 su 100.

 

 

 

 

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