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Casa Italia: l'ambasciata del buon gusto di Tokyo 2020

Casa Italia: l'ambasciata del buon gusto di Tokyo 2020
Esterno notturno di Casa Italia per Tokyo 2020

Per le XXXII Olimpiadi di Tokyo, l’indirizzo più ricercato della capitale giapponese era Casa Italia, elegante edificio liberty nel quartiere di Minato.
Nessuna nazione partecipante aveva predisposto una “ambasciata” dell’accoglienza e dell’ospitalità, del buon gusto, del design e dell’architettura come invece ha fatto l’Italia. E il successo è stato immediato e duraturo.
Più di un ufficio, più di un centro di produzione decentrato, più di una foresteria aperta H24, un’ambasciata appunto.
Con cucina. E che cucina. Ai fornelli quattro chef: tutti veneti a fare una grande squadra.
Tra questi, Graziano Prest, ristoratore stellato che dal natio Alpago passando per il Trentino e Venezia è approdato a Cortina d’Ampezzo con il suo Tivoli.

Graziano Prest a Casa Italia

In partenza per Pechino 2022

A Metropolitano.it racconta ora aneddoti, serate a tavola con Federica Pellegrini, Marcel Jacobs, Gianmarco Tamberi, Elia Viviani e “gustosi” segreti della missione a Tokyo.
Mentre sta già pensando a cosa mettere in valigia per Pechino 2022, dove la squadra si riformerà per un’altra Olimpiade.
“Sì è vero, il progetto Casa Italia continua e il prossimo appuntamento è a febbraio.
In realtà non manca molto perché organizzare una struttura di questo tipo richiede impegno e sacrifici, soprattutto in periodo Covid-19 con paure, controlli ferrei e sempre poco tempo”.

“La bolla olimpica era priva di smagliature”

Poco tempo per vedere la città, per esempio.
“Pochissimo davvero. Scesi dall’aereo e subito sequestrati per verifiche sanitarie molto approfondite. Poi 4 giorni di isolamento stretto in albergo e tamponi ogni 24 ore. Ci fornivano un bento (tipico vassoio giapponese diviso in scomparti e munito di coperchio ndr) con i pasti fin dalla mattina. I primi 10 giorni abbiamo avuto accesso limitato alla cucina, così con i miei colleghi, Fabio Pompanin di Cortina, Andrea Simioni di Bassano del Grappa e Stefano Camata da Crocetta del Montello, passavamo il tempo a creare menù e coordinarci nel lavoro iniziato già prima della cerimonia di apertura. Le gare le abbiamo viste solo in televisione. La bolla olimpica era priva di smagliature”.

“Giovanni Malagò, quasi uno dei nostri”

Strane Olimpiadi le vostre, a ogni medaglia italiana si levava un boato dalla cucina, ma poi sotto di nuovo con pasta e verdure, pesce e carne. “E tanto Tiramisù. Piaceva a dirigenti e ambasciatori, atleti e ospiti. Anche qualche politico da Roma. Il miglior cliente? Il numero uno del Coni, Giovanni Malagò. Quasi uno dei nostri”.

Casa Malagò
Graziano Prest e Giovanni Malagò
Casa Italia
Prest al centro brinda con le medaglie d’oro di canottaggio femminile e i due del bronzo maschile

Dopo le prime medaglie, l’orgoglio nazionale cresceva e con esso la voglia di Italia, racconta Prest.
“Abbiamo cominciato a preparare piatti fusion per coniugare la tradizione italiana con aspetti della cucina del paese che ci ospitava. Così è nato per esempio il Tempura di pesce allo zafferano o i cannelloni ai funghi giapponesi o il filetto di rombo del Pacifico alla mediterranea e ancora grazie al delizioso prodotto del Sol Levante un dessert di crema di limone con le pesche. Quando si poteva, la nostra cucina era a kmzero anche se a migliaia di chilometri da casa”.

“Eravamo una grande famiglia azzurra”

Fioccavano le medaglie e il vostro lavoro in Casa Italia si moltiplicava.
“A tutte le ore. Il menù giornaliero comprendeva 3 o 4 primi altrettanti secondi più decine di pasti per asporto preparati soprattutto per giornalisti e addetti alle gare che non potevano lasciare il loro lavoro. I coperti poi erano circa 70 sia di mattina che per cena, ma veri orari non ce n’erano. Siamo alle Olimpiadi, non c’è algoritmo che valga”.
Così ogni sera, dopo una certa ora, i collaboratori giapponesi di Casa Italia se ne andavano per lunghe trasferte da pendolari.

Casa Italia
Graziano Prest (secondo a dx) con i colleghi e alcuni collaboratori giapponesi

“A turno allora, eravamo noi quattro chef a servire l’ultimo atleta a presentarsi dopo la gara e i controlli magari con la sua medaglia o il gruppo di giornalisti che aveva appena trasmesso in Italia il servizio di fine giornata. E poi si riassettava e si predisponeva già per il mattino dopo. Stelle ed emblemi vari della ristorazione internazionale non contavano nulla. Era una
grande famiglia azzurra e le 40 medaglie vinte hanno cementato questa percezione di identità nazionale e di appartenenza”.

Casa Italia, la chicca del Coni

Sentimento che ben presto ha conquistato anche le delegazioni straniere, che avevano fatto del passaggio a Casa Italia un must come il giro in gondola a Venezia o sul cable car a San Francisco.
Anche perché, racconta ancora questo ristoratore veneto che ha affinato le sue tecniche con Gianfranco Vissani, Gualtiero Marchesi e al Pescatore di Canneto sull’Oglio, ben presto si era sparsa la voce di una chicca escogitata dal Coni.
“Il benvenuto al main bar di Casa Italia era stato affidato a Giuseppe Errichiello e la sua Peppe Napule sta’ ‘ca, pizzeria verace napoletana trapiantata da anni a Tokyo e conosciutissima dalla comunità dei media. Vera Happy Hour made in Italy”.
E non sono mancate feste speciali. “Il compleanno di Federica Pellegrini, con una torta super firmata Casa Italia o la pizza al tartufo espressamente preparata per l’uomo più veloce del mondo, Marcel Jacobs”.

Solo veneti in cucina

Fra un po’ si ricomincia. “Con la stessa squadra di colleghi, tutti e solo veneti.
Grazie alla Fondazione Cortina 2021 eravamo già stati chiamati dal Coni per Casa Italia ai Giochi olimpici invernali in Corea del Sud nel 2018.
Era un esperimento. A Tokyo l’esperimento è stato ricalibrato e nonostante la pandemia siamo diventati un modello.
Ora c’è Pechino 2022. Ma è un progetto che il Coni vuole portare non solo a Milano e Cortina ma anche a Parigi e Los Angeles”.
Le date sono quelle dei Cinque Cerchi, l’indirizzo è Casa Italia.

Agostino Buda

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