Ca’ Pesaro riparte dalla Laguna di Moggioli

Ca' Pesaro
Nella foto in alto: La Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro, a Venezia

La tranquillità della Laguna più selvaggia e meno conosciuta ai più. Le sue barene e le acque dominate dalla natura attorno alle piccole isole dell’estuario. E la capacità dell’artista, Umberto Moggioli, di far emergere dalle proprie tele le sensazioni uniche che quella Laguna offre a chi la vive in prima persona.
Esattamente come decise di fare lui, trentino di nascita, scegliendo di stabilirsi a Burano tra il 1911 e 1915.

La Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro dall’11 settembre ha finalmente riaperto al pubblico. Lo ha fatto con una mostra importante sia dal punto di vista artistico che da quello simbolico. Dopo il lungo e doloroso stop iniziato con l’acqua granda del novembre 2019 e poi prolungato dai rallentamenti dovuti al lockdown.

La Laguna di Umberto Moggioli a Ca’ Pesaro

La mostra “Omaggio a Umberto Moggioli (1886-1919)” si sarebbe dovuta aprire proprio due giorni dopo il 12 novembre. Ovvero il giorno della terribile alluvione di cui, tra i tanti musei veneziani, proprio Ca’ Pesaro ha subito le conseguenze più pesanti. All’allagamento, infatti, si è aggiunto anche un incendio che ha messo a serio rischio la conservazione di opere e palazzo. Si è dunque voluto ripartire proprio da qui. Voltare pagina all’insegna di un artista fortemente legato proprio a questo spazio espositivo. E a quel paesaggio lagunare che definire “minore” può essere accettato solo da chi non la conosce.

Dai dipinti fortemente intrisi di luce impressionista, dagli accordi cromatici scelti dal paesaggista, il visitatore viene coinvolto emotivamente nel microcosmo di Burano e Torcello, di Mazzorbo e San Francesco del Deserto. Terre di pescatori e agricoltori. Ma al tempo stesso ricche di suggestioni in grado di colpire l’animo dell’artista che vi si trova immerso.

Moggioli Primavera a Treporti
Umberto Moggioli Primavera a Treporti, 1914

L’artista

Nell’esposizione, aperta fino all’8 novembre (dal venerdì alla domenica, dalle 11 alle 17), vengono riunite 20 opere, molte delle quali solitamente non visibili al pubblico.
Provenienti da collezioni sia pubbliche che private, a Ca’ Pesaro vengono proposti alcuni tra i principali dipinti a olio, disegni e acqueforti dell’autore, riuniti insieme per la prima volta.

Il nucleo tematico della mostra sono proprio le opere realizzate da Moggioli nei 4 anni del suo soggiorno buranello, iniziato a dicembre 1911 e conclusosi nel marzo 1915.

Umberto Moggioli Orti a Burano, 1912 Olio su tavola
Umberto Moggioli Orti a Burano, 1912 Olio su tavola

La pandemia della spagnola

Quando l’artista, formatosi all’Accademia di Belle arti di Venezia, si arruolò come volontario nella Prima Guerra Mondiale, trasferendosi poi a Roma dopo il congedo per motivi di salute. E qui, a soli 33 anni, l’artista morirà, vittima dell’influenza spagnola. Siamo nel gennaio 1919. Pochi mesi prima, cioè, della ripresa espositiva dell’Opera Bevilacqua La Masa a Ca’ Pesaro. Rinsaldando così, in qualche modo, il legame indissolubile che ha visto Moggioli tra i principali innovatori del panorama figurativo veneziano di inizio Novecento insieme alla cosiddetta “avanguardia capesarina”.

Le opere esposte a Ca’ Pesaro

Tra i dipinti compresi nell’Omaggio, il più noto è probabilmente “Ponte verde”. Insieme a “Sera di primavera”, esposto alla XI edizione della Biennale, che viene riunito agli altri olii che raccontano Burano vista da Torcello.

Ma sono degni di menzione anche “Paesaggio in sole”, “Dalle barene di San Francesco del Deserto” e “Isola del silenzio”. Opere, esposte proprio alla “Permanente” di Palazzo Pesaro nel 1912, che trasmettono suggestioni con i loro cieli solcati da nubi. Così come “Cipresso gemello” e “Burano”.

Sempre l’isola di Burano è al centro delle due immagini proposte con una prospettiva dall’alto, che potranno essere per la prima volta messe a diretto confronto. Ma praticamente tutte le isole dell’estuario veneziano trovano omaggio nei dipinti di Moggioli, da “Notte a Mazzorbo” a “Canale di Saccagnana”.

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