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Boom di casi di influenza: in Italia arriva fuori stagione

Boom di casi di influenza: in Italia arriva fuori stagione

La scorsa settimana si sono registrati 282 mila casi, con un’incidenza del 4,76 ogni mille abitanti

Siamo in primavera, stagione in cui la curva solitamente tendeva a tornare sotto i livelli base, eppure circa 5 milioni di italiani sono a letto colpiti dall’influenza e sindromi simil influenzali.
Un fuori stagione inaspettato, con un numero di campioni positivi per questa specie di virus che supera il 30%.
Lo dicono i dati dell’ultimo rapporto del sistema di sorveglianza InfluNet dell’Istituto Superiore di Sanità.
In tutte le regioni d’Italia l’incidenza è tornata sopra la soglia di base, tranne in provincia autonoma di Trento, Veneto, Lazio, Molise, Campania, Basilicata e Sardegna.

L’influenza fuori stagione

Dopo una stagione virale segnata anche quest’anno da indici molto bassi, a partire dalla prima settimana di marzo si è registrato un incremento di sindromi simil influenzali in tutta la penisola, eccetto Basilicata e Sardegna.
I casi maggiori si registrano nelle Marche con 9,3 per mille, il Piemonte 8,54 e la Lombardia 6,15.
Restano sotto la soglia base di 3,16 casi per mille Veneto, Lazio, Molise, Campania e provincia autonoma di Trento.

La ripresa è trainata dai bambini nella fascia 0-4 anni.
Nella settimana dal 14 al 20 marzo l’incidenza è stata di 14,82 casi per mille pur se è in crescita in tutte le età.
Sono infatti 6,94 per mille i casi tra i 5 e 14 anni; 4,45 nella fascia 15-64; 1,77 tra gli over 65.
Lo scorso anno i casi totali stimati nell’undicesima settimana erano 2.168.000, vale a dire meno della metà.
Cresce anche la presenza dei virus propriamente dell’influenza nei campioni analizzati della rete InfluNet.
In quest’ultima settimana il 32% di questi è risultato positivo, a fronte di una media stagionale del 7,2%.
Nel complesso, dall’inizio della stagione 2021-2022, sono stati identificati 634 virus influenzali di tipo A (99,2%) e 5 di tipo B (0,8%). Nell’ambito dei virus A, il sottotipo H3N2 è prevalente.

Lontani dalle soglie di allarme, ma rischi 4 volte più alti se presa insieme al Covid

Nonostante l’incremento generale dei numeri, siamo ancora molto lontani dalle soglie di allarme.
Queste sono suddivise in livelli: base 3,16 casi per mille assistiti; 9,37 intensità bassa; 14,37 intensità media; 17,36 intensità alta; oltre 17,36 intensità molto alta.
Nella stagione 2019-20, l’ultima in cui è stata osservata un’epidemia stagionale di sindromi simil influenzali nella settimana 14-20 marzo, il livello di incidenza era pari a 4,5 casi per mille.

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Lo studio

Influenza e Covid sono al centro di uno studio dell’Università di Edimburgo, Liverpool, Leiden e dell’Imperial College di Londra su The Lancet.
Secondo i ricercatori i pazienti con insieme l’infezione da SARS-Cov-2 e virus influenzali (flurona)hanno una probabilità 4 volte maggiore di richiedere il supporto della ventilazione e 2,4 in più di morire rispetto a chi ha solo il Covid.
La ricerca, condotta nell’ambito del Consorzio di caratterizzazione clinica del Coronavirs dell’International Severe Acute Respiratory and emergente Infection Consortium (Isaric) è la più grande mai realizzata su persone con Covid-19 e altri virus respiratori endemici.

Il team ha esaminato i dati degli adulti positivi al Covid ricoverati in ospedale nel Regno Unito tra il 6 febbraio 2020 e l’8 dicembre 2021.
Per 6.965 persone sono stati registrati i risultati dei test: 227 di loro che avevano Covid e virus dell’influenza hanno avuto esiti significativamente più gravi.
«Abbiamo scoperto – ha sottolineato Kenneth Baillie, docente di medicina sperimentale all’Università di Edimbrigo – che la combinazione Covid e virus influenzali è molto pericolosa. Non è molto comune essere infettati da più di un virus ma è importante essere consapevoli del fatto che le combinazioni si verificano. Per questo le persone hanno bisogno dei vaccini sia per il Covid, sia per l’influenza».

Covid e influenza: come distinguerli?

Quando compaiono sintomi come malessere generale con raffreddore, naso che cola, dolori alle ossa il dubbio ci assale: sarà Covid o influenza?
Se fino all’arrivo della variante Omicron i differenti tempi di incubazione del Coronavirus, decisamente più lunghi, ci aiutavano a identificare di quale patologia si trattasse, ora le cose sono cambiante. Perché sono arrivati a coincidere con quelli dell’influenza e questo aumenta i dubbi quando compaiono i sintomi.

Ci sono tuttavia dei campanelli di allarme che meglio ci indirizzano. Il principale è rappresentato da respiro corto, affanno e, in generale difficoltà a respirare che con più probabilità ci dice che abbiamo il Coronavirus. Anche se meno presente con Omicron, un’altra caratteristica tipica del Covid è la perdita di gusto e olfatto. E poi la tosse secca, insistente e stizzosa, in particolare nelle prime fasi della malattia, che successivamente può essere contraddistinta da catarro. Con l’influenza invece può essere da subito grassa.

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Per quanto riguarda la febbre, molte persone colpite da Coronavirus possono anche non averla e, nel caso ci sia, mai raggiunge temperature elevate oltre i 37,5°.
Nel caso di influenza può arrivare ai 40°.
Omicron in alcuni casi darebbe anche problemi intestinali quali diarrea, vomito, dolore addominale, nausea, comuni anche nell’influenza ma caratteristici del virus intestinale.
Mal di testa, dolori a giunture e ossa sembrano per contro appartenere più all’influenza stagionale che al Coronavirus. Nelle sue varianti più recenti poi, il Coronavirus risulta più contagioso rispetto all’influenza e può avere conseguenze più gravi.

Silvia Bolognini

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