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Mostra del Cinema: con Bassil’ora una delle pagine più cruente della II Guerra Mondiale

Nella foto in alto: Nel frame creativo realizzato per il documentario, il giorno di compleanno di Giuseppe Bassi nel 1943. @ Emera Film

Giuseppe Bassi oggi ha cento anni ed è un sopravvissuto alla Campagna di Russia. E’ uno dei pochissimi reduci dell’Armata Italiana.
E’ lui il protagonista di Bassil’ora, documentario creativo presentato in questi giorni alla 76.a Mostra del Cinema di Venezia.
Un documentario particolare e tutto veneto, che grazie alla testimonianza di Giuseppe e all’attenta ricostruzione della regista, Rebecca Basso, anche lei di Padova, racconta una delle pagine più cruente e incomprensibili della Seconda Guerra Mondiale.

Presentazione di Bassil’ora alla Mostra del Cinema di Venezia. l microfono, la regista Rebecca Bassi

Bassil’ora: un documentario di creazione

Il promo di Bassil’ora è stato presentato nello spazio Fondazione Ente dello Spettacolo all’Hotel Excelsior del Lido di Venezia.
“E’ un “documentario di creazione” – spiega Rebecca Basso – perché, oltre al girato sono state inserite scene d’animazione costruite grazie ai disegni che lo stesso Giuseppe fece mentre era nei campi di prigionia. I suoi minuziosi tratteggi, in particolare quelli di Suzdal, sono stati fondamentali perché purtroppo manca la parte della ricerca documentale: di quei luoghi dell’orrore non esistono foto. Non abbiamo voluto utilizzare neppure figuranti in divisa storica – continua la Basso – preferendo animare quelle scene grazie alla collaborazione con UNIRR (Unione nazionale italiana dei reduci di Russia) che ha fornito la consulenza storica”.
E’ grazie ai disegni che Giuseppe faceva sulle cartine delle sigarette documentando ogni suo passaggio che è stato possibile identificare alcune fosse comuni dei soldati italiani in Russia.

Un progetto che parla veneto

Veneto è Giuseppe Bassi, il protagonista; veneta è la regista Rebecca Basso; da molti anni vive a Mestre anche l’attrice uzbeka coprotagonista, Karina Arutyunyan; veneti i luoghi che hanno fatto da sfondo alla storia (ad eccezione di alcune scene girate in Friuli); infine, anche la produzione è veneta.
Bassil’ora  sarà nelle sale a dicembre di quest’anno. Il documentario è stato prodotto da Emera Film con il contributo di Kioene e Regione del Veneto,  il sostegno della Pro loco di Villanova di Camposampiero e i patrocini dei Comuni di Villanova di Camposampiero e Pozzuolo del Friuli e dell’UNIRR.

Giuseppe Bassi, il protagonista

Giuseppe Bassi è nato a Villanova di Camposampiero (provincia di Padova) nel febbraio del 1919 . Oggi è un lucidissimo e arzillo centenario che non ha timore delle telecamere.

Giuseppe Bassi in una delle scene del documentario. @ Emera Film

Come potrebbe, lui che ha visto morire migliaia e migliaia di soldati, molti dei quali amici, che ha patito la fame per settimane, che ha camminato per giorni e giorni nella gelida steppa durante i trasferimenti dai lager, che ha vissuto il dramma della prigionia per quarantadue lunghissimi mesi?
E’ lui lo straordinario protagonista di Bassil’ora, al quale dona anche il titolo, tratto da uno dei fatti raccontati nel documentario. Catturato alla vigilia del Natale del 1942, fu l’unico che riuscì a nascondere il suo orologio dentro una scarpa, conservandolo funzionante fino al suo ritorno a casa e permettendo a lui e ai suoi compagni militari di contare il tempo. Quell’orologio è diventato un cimelio che Giuseppe custodisce gelosamente insieme a molti altri ricordi, tra cui disegni e foto. Oggi è incorniciato in un quadro e la scritta incollata sotto è particolarmente toccante: “E’ ritornato unico superstite su oltre 100.000 prigionieri italiani in Russia, dopo aver segnato 30.996 ore di fame, di freddo, di morti e di abbandoni… qui si è fermato”.

Bassil’ora: nella storia di un uomo la storia di tanti italiani

Il documentario racconta una storia vera, quella della prigionia di Giuseppe Bassi in terra russa.
La sua storia si intreccia però a quella di un personaggio inventato, Katerina (interpretata dall’attrice uzbeka Karina Arutyunyan), una donna che abita a Mestre ma che proviene proprio da quel paese in cui Giuseppe ha vissuto tanta sofferenza.
E’ dai tre incontri tra i due protagonisti che esce una testimonianza intensa di un passato tragico e di pagine di storia troppo spesso dimenticate.

Giuseppe Bassi e Karina Arutyunyan. @ Emera Film

Giuseppe si arruolò a soli 23 anni e prese parte alla Campagna di Russia come sottotenente del 120° Reggimento Artiglieria Motorizzata, Divisione Celere.
Venne catturato dai Sovietici nel 1942 e dopo tre campi di concentramento e 42 mesi di prigionia tornò a casa.
Era l’aprile del 1946: la seconda guerra mondiale era finita da un anno e mezzo.
Dentro Bassil’ora c’è tutta la tragedia di quella campagna militare, la resa degli italiani all’esercito sovietico, le marce nella neve, la fame, i pidocchi, le notti a -40 gradi, i soldati trucidati, gli amici mai ritornati.

Testimoniare per rendere giustizia agli uomini e alla storia

Giuseppe sopravvisse perchè si muoveva sempre, si offriva per qualsiasi lavoro, mangiava la neve quando le scorte di cibo finivano, e con l’estrema precisione che gli derivava dall’essere geometra disegnava sulle cartine delle sigarette tutto quello che vedeva, tutto quello che stava vivendo.
Sopravvivere per raccontare quella tragedia mondiale che per 42 mesi fu anche la sua tragedia personale è diventato il suo obiettivo.
E ci è riuscito: oltre ad aver scritto il libro “Dal fronte del Don ai lager sovietici” e continuare ad andare negli istituti scolastici a portare la sua testimonianza, adesso è diventato anche attore e protagonista della sua stessa storia.

2 commenti su “Mostra del Cinema: con Bassil’ora una delle pagine più cruente della II Guerra Mondiale”

  1. L’articolo è davvero emozionante, bellissimo e storicamente prezioso. L’autore ha colto l’essenza di una parte cruenta della storia mondiale. Vorrei conoscere Giuseppe Bassi… inizierò con l’acquisto del suo libro.

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