Barch-in: il drive-in in versione lagunare proposto dopo il lockdown

drive in

L’idea di un gruppo di giovani veneziani.
Il cinema e la cultura su barchini o zattere all’Arsenale

C’erano una volta i drive-in. In America, per un lungo periodo, furono di gran tendenza, tanto da diventare a loro volta soggetto e non più solo oggetto di film e luoghi di incontri, di amori adolescenziali e sogni.
Venezia, che città di amori, sogni e cinema lo è da sempre, in assenza di automobili, non ebbe mai un drive- in. Ma la fantasia data dai tempi del Coronavirus, forse, può raggiungere anche l’inimmaginabile, trasformando il vecchio cinema all’aperto americano nel nuovo  “barch-in” di casa.

Cinema all’aperto in Barch-in

L’idea, quella di “proiettare in tutti i sensi Venezia verso il prossimo futuro” è venuta a un gruppo di giovani architetti. Nicola Scopelliti, Silvia Rasia, Caterina Groli e Luisa Valletti hanno infatti proposto al Comune la curiosa iniziativa culturale legata allo spettacolo, “il cinema drive-in in barchin”, aprendo anche la pagina facebook “cinema barch-in” per raccogliere consensi da parte del pubblico.

“Tutto parte della pandemia e dalle necessarie misure restrittive, al fine di proteggere la popolazione dal contagio”, spiega Nicola che si fa portavoce del gruppo.
“La diretta conseguenza del lock-down, è stata un’immediata paralisi dell’industria culturale, che è una delle prime sedi di socializzazione e quindi di possibile contatto tra individui. Così, ci è venuto spontaneo chiederci se saranno consentite ed, eventualmente, come si svolgeranno le attività che fino ad appena poche settimane fa sembravano del tutto scontate, a partire dall’andare al cinema”.

Nicola Scopelliti

Venezia e il cinema: un rapporto di lunga data

Da qui, su modello dell’America e di quanto si apprestano a fare altre città in Italia, l’idea del cinema drive-in, dove gli spettatori possono fruire la visione di un film al sicuro, dall’interno dell’abitacolo della propria automobile, ma rielaborata in una particolare ottica del tutto veneziana.


Venezia, dal 1932 è sempre stata riferimento per il cinema a livello internazionale. A Venezia ci sono le barche. Perché non organizzare quindi un cinema drive-in in laguna, nuova esperienza di cinema all’aperto e risposta autoctona che permetterebbe di riprendere in mano lo spazio cittadino, tanto agognato in questi mesi di quarantena? Noi abbiamo a cuore la cultura e crediamo che proprio le iniziative in tal senso potranno essere veicolo della ripresa, specialmente in una città come Venezia, dove il principale indotto è dato proprio dal settore culturale”.

Il progetto Barch-in all’Arsenale

Dall’idea iniziale, al progetto presentato in comune, il passo è stato fatto.
“La nostra proposta poggia sull’idea di utilizzare il tradizionale mezzo del barchino. Attraverso una studiata organizzazione logistica, si può rendere disponibile la visione di film all’aperto comodamente seduti sul proprio barchino, mantenendo contemporaneamente le distanze di sicurezza. Noi ci proponiamo come ideatori di questa iniziativa per l’organizzazione logistica ed artistica di proiezioni su specchi acquei delimitati e in sicurezza, i cui spettatori saranno a bordo dei propri natanti in uno spazio acqueo da concordare con il comune, ma che noi identifichiamo per ora nel bacino interno dell’Arsenale.

Gli spazi dell’Arsenale di notte

A bordo di ogni natante ci sarà un equipaggio composto dal solo nucleo familiare del proprietario della barca, fornito di mascherine e guanti. Altra alternativa potrebbe essere l’utilizzo di zattere con posti a sedere limitati per singoli nuclei familiari, in cui la zattera stessa crea l’isolamento dagli altri spettatori”.
Per la creazione della “sala cinematografica” vera e propria basterebbe della strumentazione classica del cinema all’aperto: un telone da porre al muro e un proiettore ad alta definizione, semplici da attrezzare e rimuovere, immuni alle intemperie, nonché galleggianti.

Cultura e intrattenimento: il ruolo delle associazioni

Per la programmazione, spazio alla collaborazione proprio con chi in questi mesi ha più risentito della crisi dovuta allo stop: “Sono innumerevoli le associazioni culturali che si occupano di proiettare film in rassegne, o semplicemente per intrattenimento del pubblico. Sono proprio esse a risentire maggiormente della“paralisi” del settore. E potrebbero essere le prime a rispondere con entusiasmo alla mostra iniziativa”.

Il pregresso di  Baglioni e Paolini

Dopotutto, per Venezia, l’idea di eventi culturali ai quali si possa assistere dalla propria imbarcazione non è nuova.
Nel 1982, proprio all’Arsenale, su un palco sopraelevato sull’acqua tenne un suo spettacolare concerto un big della musica italiana: Claudio Baglioni.
La novità non stava allora solo nel nuovo scenario per un evento di questo tipo ma anche nello spazio, sempre acqueo, occupato dal pubblico, distribuito nelle imbarcazioni ormeggiate all’interno del Bacino dell’Arsenale.
Nel 1998 è stata la volta di Marco Paolini e del suo famoso monologo trasmesso dalla Rai.

Gli spettatori erano posti a bordo delle proprie imbarcazioni, in quel caso molto ravvicinati tra loro.
Esperienze che si potrebbero quindi riproporre.
Sarebbe sufficiente distanziare maggiormente le imbarcazioni per ottenere uno spalto a prova di contagio, utile anche a mantenere maggiore sicurezza per la navigazione. – dice Nicola Scopelliti -L’attualità impone di puntare sulla cultura, come veicolo verso un nuovo futuro di ricostruzione comunitaria e sociale. In questi giorni di buio c’è bisogno di luce. Noi proponiamo qualcosa di innovativo, in regola con le restrizioni a cui siamo e saremo costretti, cercando di intravvedere in ogni caso delle opportunità di rinascita per la nostra città. Ripartiamo dalla cultura: l’estate 2020: potrebbe essere ricordata come quella del “Cinema “barch-in”.

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