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Antartide: ghiacciai più sensibili all’aumento delle temperature di quanto si pensasse

Antartide: ghiacciai più sensibili all’aumento delle temperature di quanto si pensasse

Uno studio sull’arretramento del ghiacciaio di Wilkes porta a nuove conclusioni sul futuro dell’area

La premessa parte da una domanda: quanto ghiaccio c’è in Antartide? La calotta copre un’area di quasi 14 milioni di km2 e contiene approssimativamente 30 milioni di km3 di ghiaccio.

Basti pensare che l’Antartide ha circa il 90% dell’acqua dolce del pianeta e se si sciogliesse causerebbe un innalzamento del livello del mare di 61,1 metri.

Nell’Antartide Orientale enormi ghiacciai si trovano in bacini al di sotto del livello del mare. Da qui si comprende l’importanza di studiare attentamente le risposte che danno all’innalzamento delle temperature atmosferiche e oceaniche.

Che cosa sta succedendo e soprattutto quale sarà lo scenario futuro a causa del clima?

L’arretramento del ghiacciaio di Wilkes

Una recente ricerca coordinata dall’Università Cà Foscari di Venezia e condotta in collaborazione con il Laboratorio francese per le scienze del clima e dell’ambiente Lsce, il Cnrs (Consiglio nazionale delle ricerche francese) e l’Università Roma Tre apre a nuove conclusioni sul futuro dell’Antartide.

Gli studiosi analizzano una carota di ghiaccio

Gli autori dello studio, pubblicato sulla rivista Nature Communications, hanno infatti accertato che un significativo arretramento del ghiacciaio di Wilkes, culminato 320 mila anni fa, fu causato dall’aumento della temperatura dell’Oceano Australe.

Una dimostrazione che i ghiacciai costieri dell’Antartide Orientale durante i passati periodi caldi non erano stabili a differenza di quanto finora la maggior parte della letteratura scientifica aveva finora indicato.

Lo studio

I ricercatori si sono concentrati sui ghiacciai costieri ospitati dal bacino subglaciale di Wilkes, la cui fusione potrebbe far innalzare il livello del mare globale di ben 3 metri.

La ricerca ha rivelato che questi, posizionati al di sotto del livello del mare, durante i passati periodi caldi del pianeta sono stati molto più sensibili all’aumento delle temperature dell’Oceano Australe di quanto finora ipotizzato. Dal confronto tra le carote di ghiaccio (sezioni semicircolari ricavata tramite carotaggio dei ghiacciai o delle calotte polari, ndr) estratte da quest’area e altre dell’Antartide, oltre che con quelle di sedimento marino al largo del bacino di Wilkes sono emerse molte differenze.

In particolare si è visto come nei periodi caldi i ghiacciai costieri abbiano subito fenomeni di fusione e di migrazione verso l’interno del continente.

Analizzando la composizione isotopica delle molecole di acqua contenute in una carota gli scienziati hanno potuto ricostruire le temperature del passato, specialmente durante i periodi caldi, fino a 340 mila anni fa. Da qui la conferma che i ghiacciai costieri ospitati dal bacino subglaciale di Wilkes hanno subito un ritiro di circa 300 chilometri verso l’interno dell’Antartide tra 330mila e 320mila anni fa.

Lo scioglimento dei ghiacci in Antartide verso un punto critico

Un altro studio guidato dall’università Victoria di Wellington, in Nuova Zelanda e l’Università britannica di Birmingham dice che l’Antartide è vicina a un punto critico: un ulteriore scioglimento dei ghiacci potrebbe causare un catastrofico aumento del livello del mare anche di 50 metri.

Lo ha rivelato la mappa dei cambiamenti nelle temperature nell’Oceano Antartico che copre gli ultimi 45 milioni di anni, ottenuta grazie a microfossili di singole molecole e Intelligenza Artificiale (IA).

Antartide, ghiacciai

Il documento ha inoltre confermato le previsioni sui 16 punti sorvegliati speciali del pianeta che includono la scomparsa delle piattaforme di ghiaccio antartiche tra i 5 eventi più vicini al punto di non ritorno a causa dell’aumento delle temperature.

Silvia Bolognini

 

 

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