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Annalù Boeretto: l’arte non si ferma!

Green Soul - Annalù Boeretto, 2019
Nella foto in alto: Green Soul – Annalù Boeretto 2019

“Sperimentare per me è vitale, con le mie opere creo l’equilibrio dinamico”. L’artista sandonatese Annaluigia Boeretto ritrova nuova energia per ripartire con il suo lavoro dopo l’alluvione di fine 2018 che ha distrutto la sua casa atelier in riva al Piave

“Non sono una pittrice, non sono una scultrice. Sono un ibrido in sperimentazione”. Annalù, all’anagrafe Annaluigia Boeretto, artista sandonatese, diplomata all’Accademia di Belle Arti di Venezia (1999), è un talento del nostro territorio. Già nel 2001 ha partecipato alla Biennale di Venezia, esperienza che ha ripetuto nel 2011. Conosciuta a livello internazionale, tra le mostre all’estero ha esposto alla Gallery on Fifth, Naples, in Florida (USA), alla Parkview Art Gallery e Red Eletion Gallery di Hong Kong e alla Dac Gallery di Los Angeles. Numerosi i premi che ha conquistato, tra cui il Premio Arte Laguna (2007 e 2008), il Premio Ora nel 2011 e il Premio Zaha Hadid Biennale Salerno 2016. È stata scelta come rappresentante italiana nella collettiva Internazionale al Museo Moya di Vienna.

L’artista Annalù Boeretto al lavoro

Con il suo lavoro grafico-pittorico, scultoreo e d’installazione, è l’emblema della resilienza e, attraverso le sue opere, della metamorfosi. Dopo la distruzione della sua casa atelier, una palafitta in riva al Piave, sommersa dalla tragica alluvione di fine 2018 a Passarella, la visionaria Annalù ha continuato a guardare oltre, investendo tutti i suoi risparmi per la ricostruzione, ma ha anche lavorato all’apertura di un nuovo atelier, uno spazio inaugurato a fine giugno scorso alle porte di Jesolo. Le opere dell’artista, che già da bambina costruiva “architetture immaginarie per immergersi dentro”, sono in esposizione permanente in diverse gallerie anche fuori dall’Italia, tra cui le Galerie Bartoux a Parigi, New York, Londra, Singapore, Cannes, la Galleria Ravagnan a Venezia, Zemach Contemporary Art a Tel Aviv e San Francisco, Interior Treasures in Qatar. Lei è sempre in viaggio, pur radicata nel territorio.

Arborea – Annalù Boeretto 2019 Vetroresina, carta, radici, inchiostri

L’acqua, elemento a cui ama dare forma nel suo lavoro, ha colpito proprio la sua casa-laboratorio. Come ha reagito?

“L’alluvione e distruzione della mia casa mi ha provata moltissimo. È stato destabilizzante e devastante a livello fisico e psicologico. Il fango ha sommerso la mia vita ed io ho vissuto in uno stato di soffocamento per molto tempo. La ricostruzione è stata lenta, difficile, estenuante, perché mentre “risorgeva” la mia casa nello stesso tempo davo vita al mio nuovo studio: uno spazio urgente per me e pieno di ogni mio intimo significato. Non ho mai smesso di lavorare né durante i giorni dell’alluvione né dopo. Ho recuperato ciò che sono riuscita a salvare dall’acqua e mi sono trasferita nel mio vecchio studio, che è stato la mia casa per sette mesi”.

A fine giugno l’inaugurazione del nuovo atelier a Jesolo Paese, in via Roma. Da quanto lo cercava?

“Cercavo da tanto tempo un posto più grande per lavorare: ormai per me era diventato impossibile gestire le grandi dimensioni delle opere in un ambiente piccolo come il mio. Inoltre avevo la difficoltà di gestire le grandi casse per i trasporti. La collaborazione con gallerie internazionali è sempre più importante, il numero di opere mensile pure e non riuscivo più a lavorare in spazi ridotti. Quando ho visto questo posto è stato un colpo di fulmine.

Esposizione dell’artista Annalù Boeretto

Ricordo che entrai e nonostante fosse tutto da rifare spalancai gli occhi e con un grande sorriso dissi. “Sì è lui!”. E mi misi al lavoro. Ora il nuovo studio, in cui sono operativa da metà febbraio, è diventato la mia seconda casa. L’atelier per me è un luogo sacro, dove si è nudi, in cui si può essere vulnerabili e fortissimi perché è lo spazio dell’anima. Lì si concretizzano visioni, si sviluppano i progetti più straordinari, ma è anche il luogo dove avvengono le crisi più devastanti, dove si mettono in scena le angosce, le paure, e si cerca di dare loro un volto. Io ho paura del buio, per questo cerco di dare un volto alla luce”.

Esposizione dell’artista Annalù Boeretto

Il mondo naturale è la sua fonte d’ispirazione, a cui dà forma con i suoi “splash” d’acqua, farfalle dentro la resina, architetture “liquide”. Come le realizza e qual è il trait d’union?

“Il mio vuole essere un lavoro densamente lirico ed evocativo, le forme sono realizzate mediante l’assemblaggio e l’alchimia di resine sintetiche, in prevalenza la vetroresina, ma anche carte e materiali sottratti alla natura come cortecce, radici e sabbia. Creo sotto l’egida dei quattro elementi naturali: acqua, fuoco, terra, aria. Utilizzo la resina come fosse acqua, la cenere per parlare del fuoco e delle combustioni, i cementi, le radici, le cortecce per parlare della terra ed uso simboli della leggerezza come farfalle, pinne, piume, per raccontare l’aria ed il respiro delle cose. Fondere insieme gli elementi significa diventare demiurgo di mondi altri. Ho sempre amato più il vuoto del pieno, il punto di contatto in tutte le mie opere è la sospensione, la leggerezza, il vuoto. I miei mondi si smaterializzano in universi immateriali e leggeri, in impronte e memorie”.

Dreamcatcher Sun – Annalù Boeretto 2019 Vetroresina, carta, inchiostri, cenere

È allergica alla resina e al nichel, materiali con cui lavora spesso per dare forma alle sue opere… Una sfida?

“La mia è ormai una battaglia continua ovviamente, sono molto attenta e mi tutelo con maschere e tute ad alta protezione. Ho coscienza del problema, cerco di attuare le attenzioni adeguate per poter svolgere il mio lavoro. Non potrei farne a meno: lo faccio tutti i giorni. Tutto ciò che creo è frutto della sperimentazione più spinta. Rischio di mio perché in studio ho delle vere bombe chimiche ma ho imparato, con il tempo e l’esperienza, a dosare gli elementi come un bravo alchimista (ora catalizzatore e cobalto sono in due armadietti ben lontani uno dall’altro…proprio per non scatenare reazioni chimiche pericolose).

Annalù Boeretto nella realizzazione di Shell con vetroresina, foglia oro, inchiostri

Le sfide sono continue. Non esiste una scuola che ti insegni ad usare i materiali in questo modo: quando decidi di far convivere elementi e materiali che non vorrebbero proprio saperne di stare insieme entri in un campo sconosciuto che è eccitante e pericoloso insieme. La maggior parte delle volte non so come fare le cose: lo scopro lavorando. Ma fare tutto questo per è vitale, è quello che voglio e che sto facendo. Volere è potere”. La voglia di dare spazio al nuovo, un nuovo atelier per Annalù, in cui continuare a dare un “luogo” alla sua anima.

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