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Andrea Mantegna: sulle orme di un artista senza tempo

Nella foto in alto: “Presentazione al Tempio”, Andrea Mantegna, Gemäldegalerie, Berlino

Continuano i nostri Tour veneziani alla ricerca dei piccoli e grandi gioielli lasciati dagli artisti più rappresentativi e amati di ogni epoca.
Andrea Mantegna, maestro assoluto della pittura quattrocentesca, ha disseminato le sue opere in tutta la Pianura Padana e non solo, arrivano anche a Londra, Berlino, Washington e negli angoli più remoti del mondo. Ma a Venezia?
Ovvio che nella città dei mercanti e delle stoffe, dell’invenzione della tela come supporto artistico, e in sostanza, in una delle città più ricche del XV secolo Mantegna non potesse mancare.

Venezia nella pittura, Venezia nel cuore

Venezia si trovava all’epoca in uno dei periodi di maggiore fioritura economica e di crescita.
Erano aumentate le  rotte commerciali e anche di spazi fisici, grazie alle conquiste in terraferma che hanno accompagnato l’intero secolo. Moltissimi artisti avevano l’ambizione e il desiderio di lavorare nella città lagunare, ricca di stimoli e di potenziali committenti.
Mantegna, per certi versi, trovò però a Venezia molto di più: una vera e propria famiglia. Qui vivevano infatti Jacopo e Giovanni Bellini, con i quali aveva già collaborato a Padova.
Qui, soprattutto, viveva Nicosia, figlia di Jacopo e sorella di Giovanni Bellini, che nel 1453 Andrea Mantegna sposò.

Andrea Mantegna e Giovanni Bellini: confronti in famiglia

Andrea e Nicosia sono stati ritratti assieme, per celebrare le nozze, proprio da Giovanni,  la cui opera, Presentazione al Tempio, è custodita presso la Sala Giovanni Bellini della Fondazione Querini Stampalia in Campo Santa Maria Formosa.

Presentazione al Tempio, Giovanni Bellini, Fondazione QueriniStampalia, Venezia

Questo dipinto, oltre al ritratto, possiede un altro riferimento importantissimo a Mantegna, cioè un riferimento scritto nel retro del quadro.
E’ anche uno dei confronti diretti tra Mantegna e il cognato veneziano. Infatti, Mantegna aveva poco prima dipinto una Presentazione al Tempio, oggi conservata alla Gemäldegalerie di Berlino. I due dipinti presentano un soggetto pressoché uguale,  ma mettono in evidenza due stili diametralmente opposti.

Le Gallerie dell’Accademia

Spostandosi da Campo Santa Maria Formosa verso l’Accademia, si giunge alle Gallerie, che custodiscono la più grande raccolta di pittura veneziana al mondo.
Tra le opere, un piccolo dipinto che rappresenta San Giorgio, armato di tutto punto dopo aver sconfitto in drago con la propria lancia. Non occorre leggere la didascalia appesa al muro per capire che quello è un Mantegna. L’opera, con il suo tratto marcato e il colore lieve e delicato rispecchia perfettamente lo stile di questo pittore.
Proprio per il suo tratto deciso Ulisse degli Aleotti, letterato veneziano e amico del pittore, coniò per lui l’epiteto “Scolpì in pittura”.
L’allestimento proposto dalle Gallerie dell’Accademia permette inoltre di confrontare Mantegna con altri due maestri del tempo, oltre all’immancabile Bellini: Cosmè Tura e Piero della Francesca.

Galleria Giorgio Franchetti

Un altro importantissimo riferimento alla pittura di Mantegna è visibile nel Sestiere di Cannaregio,  all’interno della Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ D’oro.
Qui, a inizio Novecento, arrivò una tela del 1506 raffigurante un San Sebastiano sagittato alla colonna.

San Sebastiano, Andrea Mantegna, Galleria Giorgio Franchetti

In occasione dell’arrivo di questo meraviglioso pezzo di storia dell’arte, venne allestita una nicchia apposita per ospitare il dipinto e valorizzarlo al massimo.
Non è il San Sebastiano del Museo del Louvre, opera più celebre dell’artista, ma come nel suo omonimo più famoso, conserva un intenso  pathos nel volto, segnato dall’espressione addolorata e supplicante del santo, sagittato e legato che rivolge gli occhi imploranti al cielo. Un dipinto che trovava già origini nella Venezia del tempo presso la casa di Pietro Bembo, letterato illustre del XVI secolo e che, dopo aver girato l’Italia e diversi altri Paesi, era tornato al punto di partenza dove ancor oggi si trova.

Santa Maria Gloriosa dei Frari

L’ultimo riferimento a Mantegna nella città di Venezia lo troviamo in una vetrina di grandissimo prestigio per gli artisti che si sono alternati in questa città: la Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari.
Si tratta dei Putti rappresentati nella Tomba di Federico Correr. Sebbene non si possa parlare di una delle opere di maggior spessore nel panorama della sua carriera e pur non essendo la più importante della chiesa, la presenza dell’artista in un contesto artistico di nomi illustri non può che rendere palese come questa figura, che lavorò in vita per moltissimi committenti, creando dei veri capolavori, abbia meritato di presenziare in questo Olimpo dell’arte veneziana.

Andrea Mantegna, il Serenissimo padovano

Andrea Mantegna è originario di quella che veniva chiamata, fino a poco tempo fa (1963) Isola di Carturo, frazione di Piazzola sul Brenta (PD) e che nel 1431, anno di nascita del pittore, era territorio della Serenissima Repubblica di Venezia.
Nome di riconosciuto lustro nel firmamento della pittura rinascimentale italiana, a lui sono attribuite alcune delle opere più meravigliose e importanti nella storia della critica d’arte, prima fra tutte la Camera degli Sposi del Castello di San Giorgio a Mantova, città nella quale morirà nel 1506.
E’ anche autore dell’Orazione dell’Orto, oggi a Londra e della Cappella Ovetari nella Chiesa degli Eremitani di Padova, oggi quasi interamente distrutta a causa di un crollo disastroso in seguito al bombardamento dell’11 marzo del 1944.

La Chiesa degli Eremitani di Padova, perse quasi completamente (1944) la decorazione della Cappella Ovetari, realizzata da Mantegna nel 1457.

 

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