Interporto di Venezia: l’area come porta verso l’Africa

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Da Volpi (Giuseppe, conte di Misurata, che creò il polo industriale veneziano) a Volpi (Gabriele).
Anche se non ci sono rapporti di parentela (uno veneziano, l’altro ligure), c’è un fil rouge che corre tra il passato e il futuro dell’insediamento produttivo di Porto Marghera.
Con il perfezionamento dell’acquisizione dell’Interporto di Venezia e del Terminal Intermodale Adriatico, il gruppo facente capo all’imprenditore di Recco ha scongiurato il fallimento delle società. E, con un investimento di circa 19 milioni di euro, ha già iniziato a ragionare in prospettiva futura con un ben preciso progetto industriale.

Il progetto del Gruppo Volpi

Ad acquistare gli assets delle due società (compresi immobili e concessione portuale), per una cifra attorno ai 30 milioni di euro complessivi di debiti pregressi, è stata la Rivers Docks, facente parte del gruppo Orlean Invest Holding, che da oltre 40 anni gestisce il più importante centro logistico nigeriano delle attività legate al petrolio.
Il progetto del Gruppo Volpi è quello di collocare a Porto Marghera un centro per ampliare la gamma dei servizi offerti alle principali compagnie petrolifere, integrando le attività svolte in Africa.

Una sorta di base logistica per il trasporto delle merci verso Nigeria e Mozambico. Questo, in primo luogo, salvaguarderà il posto dei circa 50 dipendenti delle due società, che ha continuato negli ultimi 4 anni la produzione sotto una gestione commissariale.

Investimenti per Porto Marghera

Ma il progetto pensato da Volpi potrà avere anche ulteriori riflessi produttivi ed occupazionali sul nostro territorio. Nel piano, che verrà a breve presentato all’Autorità portuale, rientrano infatti iniziative di rafforzamento industriale per un ulteriore ampliamento e sviluppo di attività portuali.
L’obiettivo del Gruppo Volpi è infatti quello di investire per modernizzare progressivamente le attività svolte a Porto Marghera. E, in parallelo, di rendere più efficiente e competitivo il comparto industriale di riferimento, attraverso una razionalizzazione logistica. In tal senso, lo stesso Gruppo potrebbe acquisire anche la limitrofa area di Sonora, che andrà all’asta nelle prossime settimane. Il piano concordatario prevede infatti la destinazione dell’area all’ulteriore sviluppo delle attività portuali.

L’Interporto di Venezia

La storia dell’Interporto di Venezia inizia nel 1993, con la fondazione della società pubblico-privata facente capo al Gruppo De Vecchi.
Nel 2015, si arriva alla liquidazione con il concordato fallimentare in seguito a debiti per oltre 120 milioni accumulati dal Gruppo. La piattaforma logistica, collocata sul Canale industriale ovest, era sorta sull’area di 24 ettari in precedenza occupata dallo stabilimento di alluminio di Alucentro.

Il futuro disegnato dal quasi 77enne imprenditore ligure per gli spazi che occuperà a Porto Marghera intende quindi riscrivere ancora una volta la destinazione dell’area. Questo, infatti, potrebbe in futuro essere il terminal di una tratta pensata appositamente per gli imprenditori che intendono scambiare materiali con l’Africa.

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1 commento su “Interporto di Venezia: l’area come porta verso l’Africa”

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